All’appello mancano 18 sindaci. Le assenze che si notano di più, quelle di Giacomo d’Apollonio, primo cittadino di Isernia, del suo collega di Venafro Alfredo Ricci, che è pure presidente della Provincia, e della sindaca di Pozzilli Stefania Passarelli. Altro amministratore di centrodestra che non ha dato il sostegno alla richiesta di realizzare al Vietri di Larino un centro Covid destinato poi a diventare dipartimento interregionale di malattie infettive, Angelo Camele (Bagnoli). Ma ci sono le sottoscrizioni, per esempio, di Francesco Roberti (Termoli) e Pietro Donato Silvestri (Campomarino), quella di Pasquale Corallo (Trivento).
Per quanto riguarda Roberti, precisa di non rinnegare un consenso dato settimane fa al documento e ribadisce che però vuol conoscere il destino del San Timoteo nella programmazione del commissario.
Anche il governatore Toma ripete: «Il commissario che ha rivendicato di essere titolare della programmazione ci dica qual è il piano, noi non lo conosciamo. Con quali soldi realizza il Covid hospital a Larino, se è un Covid hospital, con quali lo sostiene e con quale personale lo fa funzionare. Nulla in contrario, purché non si sottraggano risorser agli altri ospedali»
Ci sono poi tutti gli amministratori di centrosinistra – da Caporicci (Portocannone) a Paglione (Capracotta), da Luigi Valente (Vinchiaturo) a Pietro Testa (Riccia). La proposta del primo cittadino di Larino Pino Puchetti mette d’accordo 118 suoi colleghi. Non compaiono in elenco, fra gli altri Agnone e Bojano, Comuni entrambi commissariati.
Il fronte, non c’è alcun dubbio, è ampio. Spicca, appena sotto la firma di Puchetti, quella di Roberto Gravina. Il capo di Palazzo San Giorgio ha sollecitato, con una nota al ministro Speranza e poi con un pronunciamento dell’Assise civica, la soluzione di uno dei problemi oggettivi della gestione del Covid in Molise: il Cardarelli trasformato in hub misto, riferimento per le malattie tempodipendenti e pure per i malati affetti da coronavirus. Percorsi separati, ma di fatto attività chirurgica in elezione ancora bloccata dal fatto che la rianimazione dell’ospedale regionale è dedicata al Covid.
«L’istituzione di un centro Covid-19, esclusivamente dedicato a tale finalità nella regione Molise, rappresenterebbe senza dubbio un’inversione di tendenza per l’intero sistema sanitario regionale», si legge nel documento dei sindaci. Che ripercorre le varie tappe, fra cui il voto del Consiglio regionale che – il 6 aprile scorso – ha approvato una mozione che impegna il presidente della Regione, in qualità di commissario per l’attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica ad attivarsi, tra l’altro, affinché l‘ospedale di Larino venga destinato ad attività Covid-19 organizzando un laboratorio di biologia molecolare, e reparti di rianimazione e di malattie infettive. Strada, questa, seguita da un altro commissario, quello per l’attuazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario: Angelo Giustini ha proposto a inizio maggio un progetto operativo per la realizzazione di un istituto e/o dipartimento regionale ed interregionale di malattie infettive o diffusive al Vietri. Lo ha proposto ai vertici Asrem e alla direzione Salute, ma – come ha scritto in una recente e niente affatto tenera nota al dg Florenzano – non ha ricevuto supporto in questa direzione.
Intanto, ci sono state le lettere dei primari del Cardarelli, in ultimo a inizio giugno, che chiedono di ripristinare l’attività ordinaria per assistere i pazienti no Covid. E poi la presa di posizione del Consiglio comunale di Campobasso, per l’individuazione di una struttura separata per gli affetti da coronavirus. In rapida successione, ricorda infine il documento dei sindaci, i consensi del vescovo di Termoli-Larino De Luca, dei parlamentari 5s Federico e Ortis e dell’eurodeputato azzurro Patriciello.
Il Vietri di Larino è una casa per la salute, Non è più un ospedale. Ma, sostengono i fautori del centro Covid in terra frentana, può tornare ad esserlo agevolmente. Qui entra in ballo la questione finanziaria: Giustini dice che i soldi li mette lo Stato. Toma e Florenzano rispondono: per attivarlo, ma poi chi paga la sua gestione? A disposizione ci sono 7 milioni del dl Rilancio, per aumentare i posti di intensiva, sub intensiva e medicina-malattie infettive. Difficile che basterebbero.
Certo, è il momento delle scelte. Se far compiere al Vietri un triplo salto – da casa della salute a dipartimento interregionale di malattie infettive – o invece approfittare della dotazione non enorme ma cospicua per rafforzare il resto della sanità pubblica molisana.
Lo strumento è il piano ospedaliero da redigere ai sensi del decreto 34. Chi deve redigerlo? Anche qui ci sono visioni opposte. Toma, comunque, ritiene debba farlo il commissario. Un dato sembra certo: anche il Mef sarà chiamato a dire la sua.

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VIETRI CENTRO INTERREGIONALE – COSA DICE IL DOCUMENTO

. struttura moderna, di recente costruzione ad elevati standard di sicurezza tale da ritenersi funzionale per la finalità di centro Covid-19
. dista pochi chilometri (circa 20 km) dall’A14, pochi chilometri dalla Statale 16 ed è ben collegata con le strade regionali S.S. 647 e S.S. 87
. superficie di oltre 3000 metri quadri, solo un terzo utilizzati per posti letto di Rsa, riabilitazione e Udi
. presenza di circa 150 posti letto dotati di ossigenoterapia e aspiratori predisposti
. presenza di sei sale operatorie di cui una funzionante
. presenza di radiologia in assenza di Tac; punto prelievi; ambulatori di cardiologia, di endoscopia, per le ulcere, di chirurgia e oculistica; poliambulatorio specialistico; centro antidiabetico; dialisi
. è diviso in aree disponibili per oltre 1000 mq ciascuno, che a loro volta sono ulteriormente divisibili in 3 moduli autonomi; ha un ingresso separato dalle attività erogate dall’ospedale di comunità
. presenza di camera iperbarica, di riferimento interregionale, che alla luce delle ultime ricerche, in assenza di vaccino, rappresenta attraverso l’ossigenoterapia iperbarica una valida cura per contrastare il virus covid-19.

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