Per quanto già conosciute, alla certificazione delle brutte notizie non si è mai abituati abbastanza. Lo dice il Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica 2020 della Corte dei conti nazionale: nel 2019 il disavanzo della sanità molisana è stato il peggiore d’Italia.
I magistrati hanno elaborato i dati trasmessi dalle Regioni relativi al quarto trimestre dello scorso anno: il peggioramento registrato nel gruppo delle Regioni in piano di rientro è legato in gran parte alla prestazione del Molise che passa da -30 milioni circa del 2018 (diventati 16 per via delle coperture con l’extra gettito fiscale) a -120 del 2019. Pochissimo possono le coperture. Dall’aumento automatico e massimo di Irpef e Irap, il Molise racimola poco più di 13 milioni.
Il dato finale, la perdita di esercizio, è -106,2 milioni di euro. Una cifra che vale circa il 17% dei ricavi (595,5 milioni di euro).
La notizia è venuta fuori dalla relazione del procuratore della Corte dei conti della Liguria Claudio Mori: nella sua requisitoria ha sottolineato come il risultato della Liguria (-58,8) sia secondo solo a quello del Molise. Anche se in realtà prima della Liguria c’è il Piemonte con un disavanzo di 79,3 milioni. Ma cambia poco. Prendiamo la Liguria: 3,3 miliardi di ricavi e una perdita di 58,8 milioni (pesa l’1,78% rispetto al 17% del Molise). E prendiamo la Calabria, la sola altra Regione rimasta commissariata oltre alla nostra. Nel 2018 aveva chiuso con un disavanzo di 179,5 milioni (-79 dopo le coperture con le entrate fiscali dedicate). Nel 2019 la perdita è diminuita non poco: -116,7 milioni. A differenza che in Molise, poi, le entrate dalle super tasse pagate dai calabresi e destinate a coprire il buco della sanità sono consistenti, 99 milioni che permettono di recuperare lo squilibrio in maniera significativa: si chiude infatti a -16,8 milioni.
Sulle cause dell’annus horribilis, è stato detto molto (anche se non ancora tutto): pesano i mancati trasferimenti dal bilancio della Regione a quello della sanità (degli anni precedenti al 2019 ma contabilizzati ora perché il commissario Giustini li ha scovati e segnalati) e sul bilancio Asrem pesano – per 63,5 milioni – mancati trasferimenti dalla gestione sanitaria accentrata (il bilancio della sanità) e dalla Regione stessa. Oltre ai 40 milioni accantonati come rischio per il contenzioso vinto dall’Inps sulla restituzione dei contributi previdenziali sospesi ai tempi del sisma del 2002.
Evidente, però, che c’è una quota strutturale di disavanzo che i meccanismi automatici del sistema dei piani di rientro non solo non riescono a risolvere, al contrario la aggravano. Eliminato il blocco delle assunzioni , l’unica sanzione che il tavolo tecnico ora può disporre (in realtà la proroga solo) è l’aumento delle aliquote fiscali al massimo. Ben poca cosa per il buco da tappare in Molise, come i dati della Corte dei conti rendono evidente.
Il commissario Giustini ha chiesto al governo nazionale un provvedimento straordinario che ‘cancelli’ (certo non a costo zero) il debito e consenta di ripartire. Per farlo al meglio, comunque, sarebbe il caso di capire – e far capire ai molisani – come si è passati da una situazione in cui, nel 2018, si intravedeva l’uscita dal tunnel (pur con qualche altro sforzo importante da compiere per guadagnarla) alla ‘declaratoria’ di disavanzo peggiore d’Italia.
ritai

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