Fino a pochi giorni fa, si portavano le maniche corte. Dover passare a giubbotti anche pesanti è stato un attimo. L’autunno del Molise ingolfa la macchina della prevenzione del Covid.
Da una settimana circa vengono segnalate decine di bambini, più o meno grandicelli e comunque in età scolare (dall’asilo in poi), che insieme ai genitori aspettano davanti al servizio di Ingegneria clinica del Cardarelli di effettuare il tampone diagnostico. Finché il clima era mite, poco male. Ma ieri per esempio i test da eseguire su minori erano una cinquantina e l’attesa è stata assai poco gradevole, sferzata dal vento di Tappino misto a pioggia.
Il cortocircuito, non solo in Molise, vede una dialettica forte fra le autorità sanitarie e i pediatri di libera scelta. «L’ultima circolare del Ministero – spiega il presidente di Fimp Molise Donato Meffe – non ha fatto altro che confermare le norme in vigore e che siamo obbligati a rispettare». Se una mamma telefona e al pediatra dice che il suo bambino ha 38 di febbre, o che tossisce e starnutisce, prosegue Meffe, il professionista deve comunicare il nome del bimbo e dei genitori al dipartimento di Prevenzione per il test molecolare. La sintomatologia è quella classica del Covid, anche se finora i casi di infezione fra i più piccoli che sono tornati a scuola in Molise sono pochissimi e peraltro sono stati accertati perché il bimbo era contatto di positivo (un genitore). Però le regole sono queste.
A dare ragione ai pediatri la direzione Salute della Regione, cui i medici si sono rivolti dopo un’interlocuzione tempestosa con l’azienda sanitaria. Durante un incontro, convocato sulla campagna vaccinale per l’influenza stagionale, che entro qualche settimana dovrebbe partire, l’argomento tamponi ai più piccoli è deflagrato. Dall’Asrem i pediatri sono stati richiamati, conferma Meffe a Primo Piano, perché stanno prescrivendo troppi tamponi. Critiche respinte al mittente come quelle sulla gestione troppo rigorosa dei contatti di casi sospetti che terrebbe a casa, prigionieri, i genitori fino all’esito del tampone. In sintesi, una triangolazione (direzione sanitaria Asrem, dipartimento di Prevenzione e distretto) che non ha soddisfatto richieste e aspettative dei pediatri. E nemmeno quelle dell’Asrem.
Come è stato deciso in altre Regioni, si potrebbe stabilire che i genitori di un bimbo che ha effettuato il tampone non sono in quarantena, o emanare linee guida per cui al pediatra si dà la libertà di attendere un paio di giorni dalla segnalazione, per esempio, di un raffreddore: se la situazione evolve in maniera negativa o se la tosse non passa allora si chiede il tampone. Allo stesso tempo, prosegue Meffe, i pediatri chiedono di utilizzare test rapidi, meno affidabili del tampone tradizionale, ma che potrebbero decongestionare il flusso nelle strutture sanitarie che li eseguono.
«La dottoressa Gallo (dg Salute, ndr) ci ha dato ragione, nel senso che ha riconosciuto che le norme in vigore non ci consentono di fare diversamente. E si è impegnata a verificare la possibilità di una regolamentazione ad hoc anche in Molise», conclude Meffe.
Fino a quel momento, file sotto acqua e vento a Tappino per i genitori dei piccoli che prendono anche solo un raffreddore? In realtà la direzione sanitaria dell’ospedale si sta muovendo per una copertura più idonea. Il problema è che, come accade ogni anno, il freddo è arrivato. Improvviso e, pare, intenzionato a restare.

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