Dal 28 dicembre al 3 gennaio, periodo preso in considerazione nel monitoraggio Iss-ministero della Salute di ieri, i positivi individuati a Sant’Elia a Pianisi sono stati 42 (24 l’ultimo dell’anno). Sui 362 totali della settimana. Ma alla casella ‘dichiarata trasmissione non gestibile in modo efficace con misure locali – zone rosse’ c’è scritto ‘no’. Probabilmente il report è stato chiuso prima dell’invio a Roma dell’ordinanza del presidente Toma che dichiara zona rossa il paese?
Altra domanda che nasce spontanea leggendo il rapporto illustrato ieri pomeriggio in conferenza stampa dal presidente Iss Brusaferro e dal direttore della prevenzione del Ministero Rezza: alla domanda «evidenza di nuovi focolai negli ultimi 7 giorni in Rsa/case di riposo/ospedali o altri luoghi che ospitino popolazioni vulnerabili (anziani e/o soggetti con patologie)?» la risposta non è sì né no. È un segno grafico che di norma vuol dire ‘non pervenuto’ o ‘non disponibile’. Un segno che accomuna il Molise ad altre sette regioni. Ma il cluster in chirurgia al Cardarelli a Roma non è disponibile o pervenuto, quindi?
Zona rossa o meno, l’ampio focolaio di Sant’Elia ha indubbiamente influito sull’andamento epidemiologico in Molise. L’indice Rt medio è il più alto d’Italia, a pari merito con quello della Lombardia (che finisce in arancione con ordinanza di Speranza). Casi e focolai sono in aumento in regione. E un’allerta è segnalata proprio per l’indicatore che misura la percentuale «di tamponi positivi escludendo per quanto possibile tutte le attività di screening e il “retesting” degli stessi soggetti»: in aumento e sopra il 10%. Sale, anche, del 44,6% il «numero di casi per data diagnosi e per data inizio sintomi riportati alla sorveglianza integrata Covid-19 per giorno».
Restano sotto soglia, anche se per la terapia intensiva dell’1%, i carichi sui servizi ospedalieri: 29% in terapia intensiva (l’allarme scatta al 30) e 24% in area medica (la soglia è il 40).
Complessivamente, quindi, una valutazione di impatto bassa, moderata invece se si considera la probabilità di rischio. E perché, visto che l’Rt è il più alto d’Italia e visto che è quello il fattore principale su cui si basa la valutazione (poiché l’incidenza e il rischio sono alti o moderati ovunque). Per valutare l’Rt, spiega Repubblica, «non si tiene conto del dato medio ma dell’intervallo inferiore dei due che appunto servono a ricostruire la media. Per questo motivo, anche se molte Regioni sono sopra 1 questa settimana, solo tre finiscono in zona arancione». E qual è l’intervallo inferiore del Molise? È… 0,96! Appena più alto in Sicilia, 0,99, dove il governatore Musumeci ha chiesto che venga considerato 1. E infatti da lunedì la Sicilia sarà zona arancione.

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