Su 6.717 vaccini effettuati in Molise (prime dosi), 947 sono state somministrate a personale non sanitario.
Complicato dire se si tratti di personale esterno comunque in servizio nelle corsie (per esempio per la manutenzione), amministrativi delle strutture sanitarie, o potenzialmente ‘imbucati’ puri. Il numero è elaborato in base ai dati forniti dalla Fondazione Gimbe: il 14% dei vaccini effettuati in Molise al 27 gennaio (e dal 25 sostanzialmente si stanno effettuando solo i richiami) è stato somministrato a personale non sanitario, il 64% a operatori sanitari o socio sanitari, il 22% a ospiti di rsa. Quest’ultimo è il secondo dato più alto d’Italia, meglio ha fatto solo Trento con il 26% di dosi destinate agli anziani delle case di riposo.
Da qualche giorno è bufera su questa categoria non espressamente prevista dal piano strategico nazionale per la vaccinazione anti Covid, non menzionata espressamente nel primo target, ma in tutte le Regioni è di fatto presente. La ragione, che poggia sulla titolarità della programmazione e gestione sanitaria in capo alle Regioni, è stata – per le professioni comunque connesse alle strutture sanitarie – quella di tutelare chi per lavoro si reca o ha a che fare con le corsie, gli ambulatori, quindi con l’alto rischio di contagio. Ma si sono registrati casi completamente diversi e censurabili: amministratori comunali, manager e politici in Sicilia dicono le cronache giornalistiche, dove la Regione è corsa ai ripari vietando il richiamo (e sprecando così anche la prima dose), parenti (casi segnalati e all’attenzione degli organi inquirenti in Emilia Romagna, tentativi di imbucarsi (pare respinti) alla mostra d’Oltremare a Napoli.
Mentre il capo della Fnmoceo Anelli, dopo l’esplosione della polemica sulla stampa sui 400mila furbetti del vaccino (sono oltre 373mila i non sanitari vaccinati che risultano dal sito del governo), ha cercato di gettare acqua sul fuoco, rilevando che sono stati tutt’al più privilegiati rispetto al tempo (ne avrebbero comunque avuto diritto), il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri non arretra. È stato fra i primi a denunciare questa come una stortura da evitare, a maggior ragione perché le dosi sono poche (sempre meno) e quindi «devono essere destinate agli anziani. Se in ospedale non riesci a trovare personale da vaccinare – ha ribadito giovedì sera a Piazza Pulita su La7 – avrai degli anziani all’interno dell’ospedale da poter vaccinare o prepari una seconda lista di anziani o di fragili». Spera, ha ribadito, «che la procura faccia luce su tutti questi casi», distinguendo fra il personale amministrativo – a proposito, quello della sede Asrem di via Petrella è stato contattato per il consenso ma non ancora vaccinato – e quello che comunque ha a che fare con gli ospedali, ma nel calderone «sicuramente imbucati ve ne sono».
Quasi 400mila non sanitari, in sintesi, sono troppi per essere ‘riserve’ trovate per non buttare l’ultima delle sei dosi perché qualcuno non si è presentato.

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.