«Sono un soldato a disposizione di questa città». Lo ripete più volte Rosario Pergolizzi nel corso della prima conferenza stampa da allenatore del Campobasso.
«Sono un aziendalista e il rapporto con Rizzetta e Cirrincione va oltre il calcio». Mette subito in chiaro le cose il 55enne palermitano chiamato dalla proprietà a stelle e strisce per risollevare il Lupo.
«Decisione facile portare qui Rosario», la sponda del vicepresidente Cirrincione. «Il mister ha rifiutato due panchine per essere con noi».
Il feeling è forte e, se De Filippis non si fosse opposto, Pergolizzi sarebbe stato l’allenatore del Campobasso già in estate.
Il primo contatto con la squadra è alle spalle. «C’è sempre chi è legato all’allenatore precedente, chi è scontento perché poco utilizzato», dice l’ex difensore ai giornalisti presenti nella sala stampa dell’Avicor stadium.
«La squadra – aggiunge – è convinta di poter fare bene, certo occorre ritrovare autostima e non piangersi addosso perché con tre vittorie puoi ritrovarti in testa».
Conoscerà bene la rosa. Sta osservando tutti con grande attenzione. «Presi singolarmente non puoi dire nulla, sono i miei giocatori, guai a chi li tocca».
Insomma, i giocatori ci sono. Non c’è la squadra. Intesa come corpo unico che sa come, quando e perché fare le cose.
Rispetta il lavoro di chi lo ha preceduto Pergolizzi «ma ora – sottolinea – si riparte da zero».
Equilibrio è la parola che riecheggia nella pancia del nuovo Romagnoli. E sul modulo annuncia che il suo sarà un Campobasso camaleontico. Sì, camaleontico perché «dovrà cambiare modulo nel corso dello stesso match».
Fa intuire che ripartirà dal 3-5-2 di Mosconi e dal centrocampo a tre, ma lascia intendere che i moduli vanno adattati ai calciatori e non il contrario, soprattutto agli under «che possono fare la differenza».
Pergolizzi è già proiettato alla sfida di domenica contro la Vigor Senigallia. «Sa palleggiare bene, è una squadra fastidiosa. Bisognerà affrontarla con equilibrio e stare bene in campo».
Senza Corvino squalificato, il Lupo giocherà con due attaccanti «ma non è escluso che si possa giocare con tre giocatori offensivi».
E, a proposito di Corvino, senza fare mai nomi, l’ex trainer del Palermo sottolinea che non farà mai giocare «un esterno offensivo quinto di difesa».
Ha avuto allenatori importanti e moderni, ma nel suo spogliatoio contano soprattutto «carattere, regole e rispetto dei ruoli».
Domani l’esordio. La prima da non fallire. «La squadra sarà in ritiro», annuncia il direttore generale Mario Colalillo.
Dopo un punto nelle ultime tre partite, una vittoria permetterebbe al progetto di ripartire di slancio. «Dalla società è arrivato un segnale forte – aggiunge il dirigente – dispiace per il mister e il direttore sportivo, ma nel calcio può succedere. Ora bisogna guardare avanti e compattarsi».
Un primo, piccolo, bilancio verrà tracciato dopo le tre partite in sette giorni – compresa la Coppa Italia a Notaresco – che attendono i rossoblù.
«Il presidente Rizzetta a novembre sarà a Campobasso – conclude Cirrincione – non è arrabbiato, ma deluso, contento invece della scelta che abbiamo fatto».

Pierluigi Boragine

Foto di Maurizio Silla

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