IL VANDALISMO, PIAGA SOCIALE DEI NOSTRI TEMPI

Come educare i giovani per un’Italia migliore

 

Riflessioni di Filippo Ungaro in occasione del bicentenario della nascita di Francesco De Sanctis

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Non passa giorno in cui non si verifichino atti vandalici, più o meno gravi, a nocumento del patrimonio artistico, delle suppellettili scolastiche, delle opere sociali e di quant’altro sia stato realizzato in vantaggio del bene comune.

L’ultimo episodio vandalico,  verificatosi recentemente in danno del Centro Sociale di  Macchiagodena  (Isernia),  ai primi della terza decade di giugno,ripropone una problematica di drammatica attualità per i nostri tempi, ovvero la necessità di una specifica formazione dei giovani,  i quali vanno seguiti con particolare attenzione,  affinché nel loro animo,  sulla scorta degli esempi forniti dagli educatori e,  soprattutto, dai genitori,  si radichino i valori basilari per una buona maturazione culturale e morale, tale da farne degli ottimi cittadini del domani.

Mi sovviene a tal uopo quanto disse il grande Francesco De Sanctis (Morra Irpina, oggi Morra De Sanctis, in provincia d’Avellino,1817 – Napoli, 1883), Letterato, fondatore della Critica estetica contrapposta a quella hegeliana,  Patriota, adamantino Deputato al Parlamento Nazionale e  Primo Ministro della Pubblica Istruzione  (1861)  in quello che fu il nuovo Regno d’Italia.

Eletto nuovamente Deputato nel 1883,  il De Sanctis, di cui si onora,  nel corrente anno,   il  bicentenario solenne della nascita, pronunciò nella ridente Cittadina di Trani (BA,oggi BT), della quale fu ospite per 2 giorni,da lui denominata “L’Atene delle Puglie”  per il suo enorme patrimonio religioso,  storico,  letterario  ed  architettonico,  un memorabile “Discorso” (quasi una sorta di testamento spirituale a beneficio della gioventù, a pochi mesi dalla sua morte), nel cui contesto sostenne che l’istruzione deve essere solo il primo “step” di un complesso processo, volto all’educazione alla responsabilità civile e sociale dei giovani.

Ma, più delle mie parole, valga il ricordare, “breviter et summatim”, alcuni e pochi passi del suo celebre  “Discorso di Trani” del 29 gennaio 1883,  riportato  nel volume XVI  delle Edizioni  Einaudi ( “I partiti e l’educazione della Nuova Italia”), nonché, tra le altre, dalle Ed.ni Cortese di Torino, del 1970, alle pp. 512-517).

“Signori,   io  sono  ancora sotto  l’impressione  dell’accoglienza  magnifica  per  cordialità  d’espansione,   per quella pulitezza di costume e ordine nel brio, per quel fare di grande città, che mi faceva leggere sulle vostre fronti…” […].

“La politica non è stata mai per me una vocazione”, l’illustre critico precisò, “ io ero nato per vivere in mezzo a’ miei giovani, e predicare a loro ciò che mi pareva il bello ed il buono.  Io ad essi non parlai mai di libertà,   non parlai mai d’Italia; parlavo della dignità personale, e dicevo: «Guardate in tutto la dignità della vostra persona […], mantenete intatta e degna la vostra persona»”.

“Così la vita politica fu concepita da noi come un dovere ed un sacrificio[…] ed io vidi”, evidenziò De Sanctis, “che il primo programma politico dev’essere la nostra educazione,  sola capace di creare quel buono e sano ambiente, dove possa fruttificare  la sincerità, il patriottismo, il sentimento della solidarietà, il dovere dell’abnegazione, la gioia del sacrifizio”.

Ma, cosa deve intendersi per “educazione?”, si domandò De Sanctis. La risposta è contestualizzata, sempre nel celebre “Discorso di Trani” ( tenuto nella sera del 29 gennaio 1883, alla presenza di un folto ed entusiastico uditorio, presso il Reale Teatro San Ferdinando di Trani, in occasione della sua elezione al Parlamento per il Collegio Trani-Bari II) con la seguente definizione: “L’educazione è l’ingrandimento del nostro io,  che fa suo, che fa parte di sé quello che è fuori, e che è pure suo prodotto, la famiglia, il Comune, la patria, l’umanità […]. Ė l’educazione che ingrandisce i nostri cuori con l’ingrandire de’ nostri intelletti, e trasforma le società e le fa simili a noi.  Io mi ricordo. Un giorno stavano intorno a me i giovani […]. E io dicevo a questi giovani: «Studiate, educatevi, siate intelligenti e buoni. L’Italia sarà quello che sarete voi»” (cfr., citato “Discorso” del 1883).

In buona sostanza, De Sanctis volle evidenziare che in Italia pensiamo, forse, troppo all’istruzione, e non abbastanza all’educazione alla responsabilità civile e sociale della gioventù.

Se gli autori del recente gesto vandalico presso il Centro Sociale macchiagodenese,  messo a triste soqquadro, di notte, da imprecisati vandali con abominevole devastazione della compostezza dell’insieme delle suppellettili e del connesso decoro, avessero avuto una pur minima consapevolezza di quello che si accingevano a fare,  forse oggi non staremmo a parlare  o  scrivere di queste cose.  Questa consapevolezza,  ovviamente,   deve essere necessariamente inculcata  nella gioventù dagli educatori,  e , soprattutto, dai loro genitori,  che vanno formati perché possano, a loro volta,  formare i figli.

Purtroppo,  questo non sempre avviene,   perché il vandalismo è,  spesso,  frutto acerbo d’ignoranza dei veri valori del vivere,  i quali  vengono  identificati  da taluni  come esclusivo benessere materiale,  consumismo  e  competizione nel raggiungere ad ogni costo un vacuo, falso ed esteriore “status” sociale, in nome del quale s’inneggia ai nuovi “idoli” dei nostri tempi, quali il possesso della moto o dell’auto di potente cilindrata, dello “smartphone” di ultima generazione, dei vestiti di firma prestigiosa o quant’altro, i soli beni esteriori,  i quali sembrano creare l’illusione effimera di essere “in” a coloro che li ostentano.

Per formare  i  giovani occorre ben altro:  se lo si fa con convinzione interiore,  con spirito di abnegazione e capacità di dialogo, presto i frutti non potranno mancare, e renderanno possibile la creazione di “quel buono e sano ambiente”, cui si riferiva il De Sanctis. Basta provarci per un’Italia migliore.

Dal Molise, luglio 2017.

(Filippo Ungaro)

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2 Commenti

  1. Mara Iapoce scrive:

    Campobasso nome di spicco in quanto a vandalismo urbano, deboscia giovanile, latitanza istituzionale ed assenza genitoriale.

  2. Dominic Cotti Cottini scrive:

    Se ci fosse il Nobel del vandalismo urbano, Campobasso lo vincerebbe. Se ci fosse quello dell’indifferenza cittadina, vincerebbe anche quello!

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