Un tavolo tecnico che si insedierà in settimana, il supporto dell’Agenas per l’elaborazione del progetto, un sostegno bipartisan visto che almeno nelle intenzioni tutte le amministrazioni regionali che si sono succedute dal 2013 in poi l’hanno ritenuta un’opzione strategica.
La realizzazione di una Cittadella della salute alla ex Cattolica di Campobasso – con l’integrazione fra Cardarelli, Responsible e dipartimento di Medicina dell’Unimol – ha premesse importanti. A renderle solide contribuisce, almeno in teoria, un dato di fatto: è questa anche l’unica strada per evitare lo smantellamento di servizi essenziali perché non sostenibili in termini economici o in termini di numeri di interventi necessari, richiesti ad esempio dal famigerato decreto Balduzzi.
Regione, Università, struttura commissariale, Responsible e Asrem avvieranno il confronto a breve, dunque. Al primo incontro non si arriva “dal nulla”, in questi mesi tanto si è mosso. Intanto, le interlocuzioni con la rettrice della Cattolica, Elena Beccalli, hanno consentito di raggiungere – ha riferito a Primo Piano il governatore Roberti – un’intesa di massima sull’utilizzo dell’immobile occupato solo in parte dal Responsible Research Hospital.
L’ospedale di Stefano Petracca, inoltre, dopo mesi di buio pesto pur essendo ancora in crisi (è in gestione concordata della crisi) nelle ultime settimane ha ricominciato a parlare all’esterno di novità e innesti sotto l’egida di un potente manager pubblico della sanità: nell’ultimo comunicato diramato da Responsibile, l’ex direttore di Agenas e prima ancora direttore della Programmazione al ministero della Salute, Francesco Bevere è stato indicato come consulente del presidente. Se si decide di imboccare la via dell’integrazione, la sua esperienza e i suoi contatti possono contribuire a fare la differenza.
Un intervento, ha spiegato Roberti, che consentirà «di dare al Cardarelli una sede all’altezza delle esigenze di un ospedale regionale e di realizzare una vera e propria Cittadella della salute: assistenza, ricerca e didattica». Elevando quindi la qualità dell’offerta in Molise.
La proposta di integrazione, ribadita a Roma dai commissari con diversi documenti che però non facevano parte della programmazione, è destinata a essere inserita nel piano operativo che deve essere adottato anche per la concreta erogazione dei 90 milioni stanziati dal governo nazionale per ridurre il disavanzo della sanità regionale. Quindi, il timing che i protagonisti del tavolo convocato da Roberti si sono dati è evidentemente serrato.
Oltre alla disponibilità formalizzata dall’Agenas per la redazione del progetto (molto complesso perché bisogna integrare sanità pubblica, sanità privata e didattica e ricerca dell’ateneo), la spinta decisiva per mettere un punto fermo (di partenza ma fermo) con la costituzione di un gruppo di lavoro dedicato, è arrivata da un rapporto più strutturale fra Regione e Università. Ruoli distinti, nessuna interferenza sulle competenze, ma partner realmente strategici non solo per migliorare il reclutamento e la qualità dell’assistenza che l’ateneo può garantire agli ospedali ma anche per azioni e misure di prospettiva. Obiettivo di mandato del rettore Giuseppe Vanoli, che il governatore Roberti ha condiviso e valorizzato. Primo banco di prova, l’integrazione in sanità. Il che dimostra quell’obiettivo non è stato solo dichiarato ma perseguito. E che al rettore di Unimol e al governatore del Molise piacciono le sfide quasi impossibili. Di sicuro non amano vincere facile.
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