Un passaggio storico per il sindacato molisano e, più in generale, per il mondo del pubblico impiego. Oggi, 14 aprile, nella sala ricevimenti Coriolis di Campobasso, si terrà il primo congresso della nuova UILFP Molise, la categoria che nasce dall’unificazione di UIL FPL e UIL PA.
Una scelta non solo organizzativa, ma profondamente politica, che punta a rafforzare la rappresentanza di lavoratrici e lavoratori della sanità, degli enti locali e delle amministrazioni centrali dello Stato in un territorio segnato da criticità strutturali: spopolamento, carenza di personale e difficoltà finanziarie degli enti.
Ai lavori prenderanno parte, tra gli altri, la segretaria generale UIL FPL Rita Longobardi, il segretario nazionale UIL PA Renato Cavallaro e il segretario nazionale UIL FPL Simone Salvaggio, insieme al segretario generale UIL Molise Gianni Ricci e ai rappresentanti delle categorie regionali.
In questo contesto si inseriscono le interviste alla segretaria generale UIL FPL Rita Longobardi e al segretario generale UIL FPL Molise Emilio Corbo, che offrono una lettura nazionale e territoriale delle sfide che attendono il pubblico impiego.
Segretaria Longobardi, i rinnovi contrattuali restano il cuore dell’azione della UIL FPL. Qual è lo stato dell’arte e quali sono le priorità più urgenti?
«Il rinnovo dei contratti è e rimane la nostra bussola. Sul fronte delle funzioni locali abbiamo sottoscritto definitivamente il CCNL 2022–2024, al termine di un confronto complesso che ha riportato al centro del dibattito politico le criticità degli enti locali, segnati da anni di sottofinanziamento e tagli lineari.
Il contratto garantisce un percorso di incrementi retributivi che porterà, entro il 1° gennaio 2027, a un aumento complessivo dell’11,18%, anche grazie all’impegno di avviare contestualmente il rinnovo del triennio 2025–2027, con l’anticipo delle risorse entro il 2026, comprese quelle del Fondo aggiuntivo da 100 milioni di euro, fortemente rivendicato dalla UIL FPL.
Ma il tema salariale non si esaurisce nella firma di un contratto: servono interventi strutturali sulla detassazione degli aumenti e sul cuneo fiscale, affinché gli incrementi si traducano in potere d’acquisto reale. Le funzioni locali registrano i salari più bassi della Pubblica amministrazione, ed è inaccettabile per chi garantisce servizi essenziali.
Parallelamente, occorre contrastare i contratti pirata e il part-time involontario, che erodono diritti e impoveriscono il lavoro. Il rinnovo 2025–2027 deve rappresentare una svolta vera».
Sul fronte dei rapporti con il Governo e le altre organizzazioni sindacali: la scelta di non firmare il contratto della sanità pubblica è stata coraggiosa o necessaria?
«È stata una scelta necessaria, prima ancora che coraggiosa. Non abbiamo sottoscritto un contratto che non recupera il potere d’acquisto eroso dall’inflazione e che introduce figure, come l’assistente infermiere, senza valorizzare le professionalità esistenti.
Un contratto che non restituisce potere d’acquisto non è un rinnovo: è una resa.
Sul rapporto con il Governo registriamo segnali di attenzione che devono tradursi in impegni concreti. Abbiamo accolto positivamente l’istituzione di un Fondo con risorse aggiuntive – 50 milioni dal 2027, che diventeranno 100 nel 2028 – destinato al CCNL 2025–2027. Ma le parole contano quanto le risorse effettivamente stanziate. E noi continueremo a vigilare».
Il 17 aprile è previsto lo sciopero nazionale della sanità privata e delle RSA. Perché si è arrivati a questo punto?
«Perché la pazienza ha un limite, e quel limite è stato superato. Siamo davanti a un mercato protetto, dove i profitti crescono mentre i salari restano fermi da anni.
Parliamo di lavoratori bloccati da 8 anni nella sanità privata e da 14 anni nelle RSA, con un divario di circa 500 euro mensili rispetto ai colleghi del pubblico.
Il 17 aprile saremo in piazza a Roma per restituire dignità a oltre 300mila lavoratrici e lavoratori. La tutela della salute passa anche dal rispetto di chi la garantisce».
La nascita della UIL FP: come si costruisce un sindacato più grande senza perdere identità?
«La UIL FP non è una somma di tessere, ma una visione. È un progetto politico che guarda al sindacalismo europeo.
Rappresenterà lavoratori della sanità pubblica e privata, delle funzioni locali e centrali, del terzo settore, dei vigili del fuoco e della polizia penitenziaria. Una platea ampia che richiede una struttura all’altezza.
Non perdiamo identità: rafforziamo la nostra capacità di rappresentanza».
In territori come il Molise, il sindacato può ancora fare la differenza?
«Lo può e lo deve fare. Nelle aree interne il servizio pubblico è spesso l’unica rete di protezione.
Ogni lavoratore non è solo un dipendente, ma un presidio di civiltà. La UIL FP sarà ancora più presente nei territori fragili, per dare voce a chi rischia di restare senza voce. Il lavoro pubblico è un pilastro della coesione sociale».

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