Si allarga il fronte della battaglia sulla sanità territoriale e le guardie mediche, dopo l’intervento sul tema dei sindaci Di Ianni, Gonnella, Nuosci, Sacco e Saia, rinforzato dalle parole di Piero Castrataro che ha duramente criticato la scelta di «tagliare servizi essenziali» -ha detto in merito al decreto 9 di riorganizzazione sui presidi di continuità assistenziale. «Sindaci e territori vengono ignorati ancora una volta, su questa battaglia siamo uniti, la porteremo avanti insieme senza arretrare di un millimetro» – ha concluso. Sull’argomento è poi intervenuto anche l’assessore Andrea Di Lucente.
Ora, una nuova presa di posizione arriva da Scapoli e nello specifico dal sindaco Emilio Ricci e dal consigliere comunale – nonché consigliere provinciale – Giuseppe Centracchio: «C’è un punto oltre il quale le riorganizzazioni non sono più riforme, diventano arretramenti – dicono -. Ed è esattamente il punto in cui oggi si trovano i comuni della provincia di Isernia. Non è un caso “neutro” dentro le norme nazionali: è esattamente il caso limite per cui quelle norme, se applicate in modo rigido, producono un corto circuito sistemico. Un territorio che va dalla pianura alla montagna, fatto di piccoli comuni, popolazione anziana, distanze reali, strade di difficile percorrenza, fragilità sociali. Un territorio che non può essere trattato come un dato statistico. Eppure è quello che sta accadendo. Mentre il Pronto soccorso del Veneziale di Isernia è ormai allo stremo, con i pochi medici e infermieri costretti a turni massacranti e una pressione assistenziale crescente, si ipotizza di colpire proprio ciò che oggi tiene in piedi l’equilibrio più fragile del sistema: la sanità di prossimità e le guardie mediche – proseguono Ricci e Centracchio -. È un paradosso che non possiamo accettare.
Nei comuni delle aree interne della provincia di Isernia, la guardia medica non è un servizio marginale – affermano -. È spesso l’unico presidio sanitario disponibile nelle ore notturne e festive. È il primo volto dello Stato quando un anziano sta male, quando una famiglia è in difficoltà, quando c’è bisogno di una valutazione, di una parola, di una decisione responsabile. Ridimensionare le guardie mediche, toglierle o allontanarle significa una sola cosa: spostare tutto sul un Pronto soccorso aggravando una situazione già al limite. Significa più chiamate, più richieste di ambulanze, più accessi impropri, più lavoro e più stress per il poco personale rimasto. Significa aumentare il rischio clinico per le persone più fragili.
Per comunità come Scapoli, e per molti altri piccoli comuni della provincia, questa scelta equivale a togliere sicurezza, a rendere le cure più lontane, a dire implicitamente che vivere i nostri territori, vivere in Molise significa avere meno diritti.
La sanità non può essere gestita solo con la logica dei numeri – aggiungono -, soprattutto in territori che stanno già pagando un prezzo altissimo in termini di isolamento e declino demografico. Le aree interne non chiedono privilegi, chiedono attenzione, rispetto e soluzioni adeguate alla loro realtà».
E concludono: «Chiediamo con forza che ogni decisione sulle guardie mediche e sull’assistenza territoriale venga fermata e ripensata, partendo dalle reali necessità della Provincia di Isernia e dalle condizioni drammatiche in cui oggi opera il Pronto Soccorso.
Chiediamo a tutti i sindaci della Provincia, di qualsiasi colore politico, perché la sanità non ha colore, di intraprendere, tutti insieme, azioni unitarie, anche coinvolgendo associazioni di categorie, ordini professionali, sigle sindacali e tutti coloro che tengono alla sanità pubblica, per fare fronte comune contro questa scelta scellerata che va contro il diritto fondamentale alla salute, il diritto ad avere cure mediche di qualità e perché la salute non deve essere una variabile legata ai costi e alla posizione geografica. Perché quando la sanità arretra, non arretra solo un servizio: arretra lo Stato. E questo, nelle aree interne, non possiamo più permettercelo».

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*