Proseguono senza sosta le audizioni in questura nell’ambito dell’inchiesta sul giallo di Pietracatella. Anche nella giornata di ieri amici e parenti della famiglia Di Vita sono stati ascoltati negli uffici di via Tiberio, come persone informate sui fatti, nel tentativo di ricostruire con precisione gli ultimi giorni prima della tragedia.
Il lavoro della Squadra Mobile punta ormai a completare gli ultimi tasselli di un’indagine complessa. Secondo fonti investigative, la svolta potrebbe essere vicina. L’attenzione degli inquirenti si concentra in particolare sulla reperibilità della ricina, la sostanza tossica che potrebbe essere al centro del caso, sia nel piccolo borgo molisano sia nelle aree limitrofe.
Nelle scorse ore gli investigatori hanno effettuato anche un sopralluogo presso l’istituto Agrario di Riccia, struttura specializzata nello studio e nel trattamento delle piante, nel tentativo di verificare eventuali canali di accesso alla sostanza.
A tornare sul caso anche Chi l’ha visto?, il programma di Rai 1 condotto da Federica Sciarelli.
Come riporta il quotidiano Libero, l’anticipazione della puntata che andrà in onda stasera svela che il programma «ha trovato alcuni documenti inediti» sul caso.
Determinante, in questa fase, sarà il responso del Centro Antiveleni Maugeri, da cui è atteso il report definitivo. Una conferma ufficiale della presenza di ricina – già segnalata da un primo alert di “non negatività” su un capello di Antonella e nel sangue delle vittime – aprirebbe scenari investigativi rilevanti, fino alla possibile iscrizione dei primi nomi nel registro degli indagati con l’ipotesi di duplice omicidio volontario.
Gli accertamenti saranno cruciali anche per stabilire se Gianni Di Vita sia entrato in contatto con il veleno. Un’eventualità che potrebbe spiegare il malore accusato e riferito ai medici.
A rafforzare questa ipotesi contribuisce anche l’audio diffuso dal Tg1, in cui una dottoressa dell’ospedale Cardarelli, durante il primo sopralluogo della Mobile dello scorso 28 dicembre, segnalava parametri clinici alterati, tra cui piastrine basse e livelli elevati di bilirubina.
Restano dunque ancora numerosi gli interrogativi. Chi voleva uccidere madre e figlia? Erano loro i veri obiettivi o il bersaglio era anche – o esclusivamente – Gianni Di Vita? E soprattutto: chi ha maneggiato la ricina, come è riuscito a reperirla e con quali modalità l’ha estratta senza correre rischi?
Domande che attendono risposta, mentre l’inchiesta entra nella sua fase più delicata e decisiva.























