Per conoscere meglio le motivazioni alla base della decisione dei commissari della sanità Bonamico e Di Giacomo di non inserire nella rete ospedaliera Villa Maria di Campobasso, al momento accreditata con il Servizio sanitario regionale bisognerebbe leggere il verbale del Tavolo Dm 70 del 19 dicembre 2025.
A quel documento fa riferimento il capitolo del Programma operativo dedicato alla rete ospedaliera molisana nel passaggio in cui prescrive «come da verbale del Tavolo del Dm 70/2015 del 19 dicembre 2025» che «si prevede entro 6 mesi dall’approvazione del presente documento, la ridefinizione dell’offerta attraverso la riconversione della struttura verso ambiti assistenziali carenti, con conseguente revisione dell’attuale accreditamento».
Ma la genesi del problema per la clinica di Campobasso sta sempre nel decreto Balduzzi. Il Dm 70 appunto, in virtù di quei criteri infatti sono anni che le strutture commissariali che si sono succedute hanno ipotizzato la trasformazione in clinica monospecialistica. Il solo modo per farla sopravvivere come partner del Ssr perché il decreto del 2015 stabilisce che non possono essere accreditate strutture con meno di 60 posti letto (Villa Maria ne ha 40). Quei parametri valgono per tutta Italia, ma solo in Molise la leva dei Ministeri per ottenerne l’attuazione è concreta e potente. Perché? Semplice: perché il Molise è l’unica Regione commissariata e solo in Molise dall’adeguamento o meno ai criteri del Balduzzi dipende il via libera al Programma operativo dei commissari e, in questo caso, l’erogazione alla Regione dei 90 milioni stanziati dal governo Meloni a parziale copertura del disavanzo.
Nella bozza del piano di Bonamico e Di Giacomo del 28 febbraio non era prevista la riconversione della clinica di viale Principe di Piemonte. Nella versione del 29 aprile scorso, invece, sì. E si sa che quella versione recepisce le prescrizioni arrivate da Roma.
Oculistica, chirurgia ambulatoriale complessa, medicina generale: queste le prestazioni offerte dalla struttura fondata dalla famiglia Sabelli che, soprattutto nel periodo Covid e immediatamente post pandemico ma non solo, ha rappresentato un partner strategico per l’Asrem e il Cardarelli. In un periodo di particolare sovraffollamento del Pronto soccorso dell’ospedale regionale, due anni fa, fu siglato anche un protocollo per suggellare questo “aiuto” in termini di ricoveri.
Quasi 80 anni di storia che adesso rischiano di essere cancellati, lamentano dalla clinica. I vertici hanno annunciato già ricorso contro il Programma operativo 2026-2028.
«Stiamo parlando di una struttura che ha 74 anni di storia. Facciamo e abbiamo fatto investimenti mirati negli ultimi cinque anni, sia strutturali sia in termini di attrezzature sanitarie per quanto riguarda le branche accreditate. Quindi non vediamo le motivazioni per le quali si debba stravolgere la mission di un’azienda», ha evidenziato l’amministratore Enrico Di Nucci.
Preoccupazione per le prestazioni finora garantite, per i posti letto in convenzione che verrebbero a mancare e anche, naturalmente, per i dipendenti. Villa Maria, ha detto ancora Di Nucci, incide sul Fondo sanitario regionale per lo 0,4%. «Una piccola struttura che comunque dà lavoro a 47 dipendenti più circa 37 collaboratori, compreso poi l’indotto. Quindi stiamo parlando di 80 persone che in questo momento ovviamente sono preoccupate. Abbiamo ottenuto solidarietà da parte
delle istituzioni e ovviamente la questione non riguarda solo il caso di Villa Maria, ma riguarda anche la struttura pubblica. Struttura pubblica con cui noi collaboriamo, abbiamo sempre collaborato sia nel periodo del Covid sia successivamente. Nel 2024 abbiamo firmato addirittura una convenzione per mettere a disposizione dell’Asrem cinque posti letto per il trasferimento di pazienti dal Pronto soccorso».
Molto commosso, nell’intervista a Teleregione, Lillo Sabelli. A Villa Maria è nato, suo padre era chirurgo, ortopedico, ginecologo. Un medico d’altri tempi che oltre alla sua impronta ha lasciato a Campobasso una clinica (lascito originale della nonna di Lillo Sabelli per essere precisi) in cui «tanti cittadini hanno fiducia». E sono quindi preoccupati, ha detto Sabelli quasi in lacrime. Per un’ampia parte della città di Campobasso Villa Maria è un punto di riferimento.
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