C’è grande attesa per la manifestazione del “Ver Sacrum – Fondazione di Bojano e rituali dei Sanniti”, giunta alla sua XV edizione, promossa dalla sezione bojanese della Fidapa con il patrocinio del Comune di Bojano e della Regione Molise, che si terrà martedì 19 agosto con inizio alle ore 19.30. Una rievocazione che dà la sensazione di ritrovarsi proiettati all’interno di quell’epoca storica che il fiero popolo Sannita ha vissuto con grande orgoglio.

In questi anni le fidapine bojanesi hanno dato particolare attenzione alla sfilata del corteo lungo le strade cittadine, con figuranti che si muovono al ritmo dei tamburi il cui suono riecheggia nell’aria creando un’atmosfera surreale e piena di fascino. Per gli spettatori è un’esperienza unica sia per la bellezza dei costumi che per la spettacolarità delle varie scene fedelmente riprodotte da quanto tramandato dagli storici dell’epoca. I costumi delle donne sono stati riprodotti sotto la guida attenta della fidapina Anne Marie Gradito.

“Per la ricostruzione dell’abbigliamento, delle acconciature, degli ornamenti ci si è basati sui reperti archeologici rinvenuti nell’area del Sannio e conservati nel museo nazionale di Napoli, nel museo provinciale Sannitico di Campobasso e nel museo civico di Baranello, e sulle descrizioni contenute nelle opere di vari autori – spiega la Gradito -. Laddove non è stata possibile una ricostruzione fedele, per mancanza di modelli, ci si è affidati all’immaginazione degli organizzatori della manifestazione, non senza tener conto, però, delle analogie presenti tra i Sanniti e gli altri popoli italici di stirpe sabellica dello stesso periodo.

Il costume femminile di epoca arcaica è ricco ed articolato, con un’abbondanza di ornamenti, quali goliere, pendenti, bracciali, fibule, anelli, di materiale che varia dal metallo, come ferro e bronzo, all’ambra e alla pasta vitrea. Le fibule – ha aggiunto – sono state rinvenute in grande quantità nelle tombe femminili, in genere poste all’altezza delle spalle, sul petto o lungo le gambe, perché dovevano essere usate per fermare i lembi delle vesti. Queste consistono in un complicato sovrapporsi di panneggi: una tunica di base che scende fino alla caviglia, solcata da pieghe verticali, altocinta o legata in vita, ricoperta da un himation che scende verticale lungo un fianco e sorretto da una mano. Intorno al IV secolo a.C. la donna, porta come ornamento solo fibule, che talvolta sono in metallo prezioso; i pendagli, gli anelli ed i bracciali sono piuttosto rari. Le spose sono vestite con una tunica di panno bianco che scende con andamento sinuoso fino ai piedi e sulla testa portano una ghirlanda di rose. Il rito del matrimonio esigeva l’uso di rose schiuse la notte precedente, perché non dovevano aver visto il sole per simboleggiare meglio la purezza e l’innocenza. I capelli delle donne – conclude Anne Marie Gradito – erano solitamente spartiti al centro della fronte e ricadevano sulle spalle in trecce distinte o erano raccolti dietro la nuca”.

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La presidente della sezione bojanese della Fidapa, Claudia Patricelli, parla invece dell’abbigliamento dell’uomo Sannita. “Nell’abbigliamento maschile la tunica è corta e fermata alla vita da un cinturone di bronzo – spiega Patricelli -. Il cinturone sannitico più comune è a fascia liscia, privo di decorazioni, ma non sono rari, nei ritrovamenti, cinturoni decorati con l’effigie del guerriero. I ganci, con base sagomata a palmetta, sono generalmente fusi a parte ed applicati mediante chiodetti. Per il fissaggio i ganci hanno una scelta fra due o più coppie di fori disposti a distanze regolari. Tra i Sanniti non vi era quel lusso che caratterizzava i Campani o le colonie greche – ha sottolineato la presidente della Fidapa-; essi facevano sfoggio di ricchezza solo nelle vesti guerresche.

I guerrieri Sanniti avevano corazze decorate, lunghe ed affilate armi e ‘gli scudi erano lunghi, larghi e piani nella parte superiore, stretti e rotondi nell’inferiore’. L’elmo è una calotta emisferica. Sulla sommità vi è un bottone emisferico a foro centrale. Le paragnatidi sono del tipo mobile, ribaltabili, costituite da lamine con tre motivi a disco, analogamente alle corazze, collegate alla calotta con cerniere fissate da chiodi. I Sanniti portavano anche negli scudi, alti e coloriti pennacchi, per aggiungere vaghezza alla disposizione dei corpi. I guerrieri Sanniti avevano la gamba sinistra protetta da uno stivaletto, chiamato anche ‘schiniere’: era la caratteristica del loro diverso modo di combattere. Le armi offensive – conclude Claudia Patricelli – erano per lo più armi in asta: la denominazione di questo popolo probabilmente deriva proprio dalla lunga lancia usata, nota con il termine saunia”. Enzo Colozza

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