Quando la divisa – e quello che rappresenta – è uno stile di vita, un modus operandi della quotidianità. E anche se ancora non la si indossa, come in questo caso, è un sentire che si declina in ogni comportamento, in ogni attimo della propria vita.
Se ci sono persone in pericolo, non c’è tempo da perdere anche se si corrono rischi. Esserci sempre, del resto, è il motto della Polizia di Stato ed è stato così anche domenica mattina presto quando un agente (nella fattispecie un assistente capo coordinatore della Questura di Isernia) ha letteralmente salvato la vita ad una giovane automobilista.
Poteva diventare una Pasqua di sangue ma la prontezza di spirito, il coraggio del giovane agente della Polizia di Isernia che ancora non prendeva servizio, hanno fatto la differenza. Che è stata sostanziale per la giovane P.I, classe 1988, nata a Isernia ma residente a Civitanova nel Sannio, letteralmente strappata a conseguenze ben più gravi.
Lui, l’agente, sta raggiungendo il capoluogo di provincia per prendere servizio. Sono da poco passate le 6.30 del mattino. Sulla statale 650, all’altezza del chilometro 2+700 in agro di Pesche, un uomo che si sbraccia per chiedere aiuto. L’agente ferma l’auto sul ciglio della strada, scende e chiede come può essere utile. Quel giovane della provincia di Roma, in transito anche lui sulla stessa strada, ha assistito ad un incidente stradale. Sulla Statale non c’è alcuna auto che faccia intuire quanto accaduto. La Fiat Punto grigia è nascosta alla vista, occultata fra i rovi, in una posizione precaria e a rischio scivolamento in un dirupo. E dentro l’auto c’è la 34enne, incastrata nell’auto che si appoggia pericolosamente su un fianco.
Le ammaccature della Punto, intuibili fra i rovi ma poi rese maggiormente evidenti quando l’auto è stata messa in sicurezza dai Vigili del Fuoco, raccontano di uno schianto terribile: l’auto si è ribaltata più volte sulla sede stradale, fortunatamente semi deserta nella domenica di festa, per poi superare le barriere di protezione e finire nella fitta vegetazione dove l’agente di Polizia – nonostante i rischi per la propria incolumità – si incammina per accertarsi dello stato di salute della donna e per comprendere cosa fare e come, per evitare il peggio.
Da lì parte immediatamente la richiesta di soccorso, al 118 e ai Vigili del Fuoco. L’agente di polizia si fa spazio fra i rovi e le sterpaglie, si avvicina all’auto che è in una situazione evidente di precarietà, inizia a parlare con la giovane intrappolata nell’auto.
Lei risponde e racconta il dolore che prova agli arti, la paura che ormai l’ha letteralmente attanagliata. Il poliziotto si accerta del suo stato di salute, le chiede di non preoccuparsi perché adesso non è più sola.
Ma la posizione precaria dell’auto è un pericolo per la donna e per l’agente stesso. La ragazza, tra l’altro, è agitata perché spaventata e quindi l’automobile – che poggia su una fiancata e rischia di scivolare verso il dirupo – si muove pericolosamente ad ogni suo movimento. Rischia di finire nel canalone sottostante, travolgendo anche l’agente di Polizia.
E poi quell’odore acre di benzina, un rumore strano che proviene dal cofano. L’agente sceglie di intervenire, nonostante il pericolo che corre in prima persona, per evitare rischi ulteriori: sfruttando lo spazio del finestrino anteriore del passeggero, rivolto verso l’alto, solleva di peso la donna e la porta fuori dall’auto per metterla in sicurezza.
Nel frattempo, in lontananza, si cominciano a sentire le sirene: arrivano i colleghi del Norm di Isernia, i Vigili del fuoco, il personale sanitario del 118. A loro il compito di stabilizzare la 34enne, spaventata e ferita, per poi correre al Veneziale. I Vigili del fuoco faticano non poco a recuperare la Fiat Punto con l’ausilio di una gru.
Il poliziotto eroe – anche lui altomolisano – arriva in Questura, per il suo turno ovviamente iniziato con un po’ di ritardo. Giustificato, è chiaro.
E poi, finito il turno, di corsa al Pronto soccorso, per accertarsi delle condizioni della donna che non ha potuto fare altro che stringergli la mano, sorridere e ringraziare, con le lacrime agli occhi.
E pensare che la 34enne si trovava su quella strada per raggiungere Isernia, sembra per motivi di lavoro, forse un colloquio nonostante la concomitanza con la Santa Pasqua. E pensare che se l’agente di Polizia non fosse passato di lì, se non avesse scelto di onorare la divisa nonostante non la indossasse in quel momento, forse non ci sarebbe stato il lieto fine.
ls 

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