Mentre il Comune sfonda il record delle proroghe per consentire il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti, visto che l’aggiudicazione della gara da 12 milioni di euro per cinque anni è ormai arrivata al 15esimo slittamento (di cui 11 proroghe in questi due anni di amministrazione Castrataro), la buona notizia riguarda almeno la tariffa dovuta: ad Isernia, la Tari non ha subito alcun aumento.
Diversamente è andata nel comune capoluogo dove si registra un più 4,4 per cento. In Molise, rispetto al 2022, la tariffa è aumentata del 2,5%. A livello nazionale, la spesa più elevata si registra al Sud, con la Campania in testa e i 416 euro all’anno con un leggero aumento dello 0,5% rispetto ai dodici mesi precedenti.
Sono sette i capoluoghi di provincia meridionali nella top ten dei più cari che è guidata da Catania dove una famiglia spende mediamente 594 euro all’anno. Nelle Marche la spesa media più bassa (250 euro), mentre fra i capoluoghi di provincia è Udine quello meno caro con una spesa media a famiglia di 181 euro. E Isernia si piazza nella top ten delle città meno care.
I dati sono contenuti nel report dell’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva: l’indagine sul costo sostenuto nel 2023 per lo smaltimento dei rifiuti in tutti i capoluoghi di provincia – realizzata nell’ambito del progetto «Vita da generazione spreK.O», finanziato dal Mimit – prende come riferimento una famiglia tipo composta da 3 persone ed una casa di proprietà di 100 metri quadri.
In vista della Settimana europea dei rifiuti, in programma dal 18 al 25 novembre prossimi, Cittadinanzattiva ha fornito una anticipazione relativa alle tariffe applicate nei capoluoghi di provincia. Il prossimo 24 novembre sarà invece diffuso il report complessivo che conterrà anche dati sui livelli di raccolta differenziata in ambito regionale e provinciali e sulla raccolta di particolari categorie di rifiuti come Raee, oli e tessili.
Nel dettaglio, la tariffazione per il comune di Isernia ammonta a 215 euro annui ed è identica a quella applicata nel 2022 a fronte dei 289 euro pagati nel 2023 a Campobasso, che erano 277 nell’anno precedente.
Il capoluogo di provincia è nella top ten di quelli più economici dove però si registrano i dati interessanti (se messi a confronto con Isernia) relativi ai costi sostenuti a Udine (181), Brescia (195, anche questo invariato), Fermo (196, quattro euro di meno rispetto al 2022), Vicenza (211, invariato), Bergamo (214 euro, invariato).
Città di certo più popolose rispetto a Isernia e dove i costi sono inferiori, seppur lievemente.

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