L’emergenza è stata superata, ma ha lasciato ferite, danni e soprattutto una certezza: senza gli interventi preventivi realizzati nel 2025, l’area industriale della Valle del Biferno avrebbe potuto pagare un prezzo molto più alto. Il presidente del Cosib, Piero Donato Silvestri, parte proprio da qui per tracciare il quadro del dopo-alluvione e del futuro prossimo del Consorzio. «I lavori di bonifica dei canali di scolo e delle reti drenanti interne hanno funzionato e hanno evitato maggiori allagamenti», spiega Silvestri. Un risultato che, insieme al piano di emergenza predisposto dal Consorzio e attivato in collaborazione con le principali aziende dell’area, ha permesso di limitare i disagi e mettere in sicurezza impianti e attività produttive. Non tutto, però, è rimasto indenne. I danni maggiori hanno riguardato la presa d’acqua dal fiume Biferno, dove cabine di trasformazione e pompe sono finite sommerse. La stima è ancora in fase di definizione, ma Silvestri parla di «qualche centinaio di migliaia di euro». Diverso il caso dell’impianto di depurazione, rimasto operativo anche nei momenti più critici: «Lo abbiamo tenuto aperto per consentire alle aziende a ciclo continuo di chiudere in sicurezza ed evitare sversamenti non depurati in mare». Un passaggio delicato, gestito dalla squadra d’emergenza del Consorzio, dall’ufficio tecnico e dagli operatori coordinati dall’ingegner Annamaria Perla, impegnati anche di notte. Archiviata la fase più acuta, il Cosib guarda ora agli investimenti. La notizia più rilevante riguarda il nuovo data center di grandi dimensioni che dovrebbe sorgere nei pressi della Gyproc, su un’area libera del Consorzio. L’impresa interessata, dopo aver presentato istanza circa un anno fa, ha versato un acconto per l’acquisto dei suoli, avviando di fatto la procedura. «È stato un atto di fiducia del Comitato verso un’impresa che oggi sta concretizzando quel percorso», sottolinea Silvestri. Il progetto prevede una struttura imponente: sei ettari di terreno, un terzo dei quali coperti, con un’altezza prevista fino a 30 metri. L’investimento, pur non essendo formalmente quantificato dal Consorzio, dovrebbe superare i 100 milioni di euro. Sul piano occupazionale si parla di circa 60 figure tra ingegneri, tecnici e manovalanze. «Il primo bacino sarà il territorio – spiega Silvestri – perché riteniamo che i nostri istituti tecnici siano in grado di formare giovani preparati, che poi potranno essere ulteriormente specializzati durante l’iter di costruzione dell’impianto». Il tema idrogeologico non viene sottovalutato. L’area è soggetta alle prescrizioni del PAI, il Piano di assetto idrogeologico gestito dall’Autorità di Bacino. L’azienda, secondo quanto riferito dal presidente, avrebbe già effettuato interlocuzioni tecniche e individuato soluzioni progettuali compatibili, tra cui la realizzazione della struttura rialzata rispetto al livello stradale. Il progetto dovrebbe essere presentato allo sportello unico della Zes unica a Roma. Dopo l’alluvione, dunque, la partita non è solo quella del ripristino. È quella della credibilità industriale del territorio. Il Consorzio rivendica di aver retto l’urto dell’emergenza e ora prova a trasformare la ripartenza in una nuova fase di sviluppo: più infrastrutture, nuovi investimenti, aree recuperate e una filiera locale da coinvolgere. Perché, come emerge chiaramente dal ragionamento di Silvestri, la vera sfida sarà fare in modo che i grandi progetti non restino corpi estranei, ma diventino occasione concreta per l’economia del Basso Molise.

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