«Da oggi in poi questo sarà il mio primo impegno: far riacquistare al Consiglio regionale del Molise il potere di decidere in materia di sanità».
Il commissariamento, ripete Michele Iorio, è un obbrobrio giuridico, contro il quale si dice disposto a promuovere un referendum, e anche politico. A Roma i governi continuano a nominare Tizio o Caio, ragiona coi giornalisti, ma il risultato non cambia: nessun piano operativo ha portato la sanità fuori dal tunnel mentre diminuiscono sempre più i servizi, i reparti e gli ospedali. L’assistenza è ai minimi termini, sintetizza.
La legge votata dal Consiglio, di cui è primo firmatario e promotore, restituisce invece la programmazione all’assemblea legislativa dettando linee guida che prevedono un Dea di secondo livello a Campobasso, attraverso l’integrazione fra Cardarelli e Gemelli, a Isernia e Termoli ospedali spoke di primo livello, ad Agnone un presidio di area disagiata, a Venafro e Larino punti di primo soccorso. Secondo l’ex presidente, l’impianto – che rappresenta anche quella che è sempre stata la propsota del suo governo regionale – non è in contrasto col decreto Balduzzi che prevede sì bacini di utenza per l’accreditamento di alcune branche specialistiche ma anche che determinati reparti non si possono chiudere, ove già presenti, senza aver garantito diversamente i servizi.
Nata due anni fa, la legge non è contro Toma che nel frattempo è diventato commissario, assicura Iorio. «Caso mai lo aiuta nei confronti del governo nazionale e del tavolo tecnico. Ma ho letto già le sue prime dichiarazioni, farà tutto quello che dice il tavolo tecnico. Io invece ribadisco l’invito: raccolga il segnale lanciato dall’Assemblea e faccia il presidente della Regione, che è il ruolo per cui i molisani lo hanno eletto».
Da commissario, Toma può disapplicare la legge perché in contrasto col piano di rientro. «Io non ho mai creduto alla tesi della doppia personalità, da presidente faccio una cosa e da commissario un’altra». Per l’ex governatore, quello attuale ha due strade: seguire quanto deciso dall’Assemblea legislativa e dimettersi da commissario, «e in questo caso noi lo sosterremo», oppure seguire le indicazioni romane ma dimettersi da presidente.
La campagna elettorale, in ogni caso, incombe. E Iorio conferma l’intenzione di candidarsi, se ce ne saranno le condizioni, a capo di una coalizione che fa base sul centrodestra e si allarga ai movimenti civici, per i quali gli italiani alle amministrative hanno mostrato gradimento, sottolinea. «Fratelli d’Italia, il mio partito, non mi ha mai detto che sto sbagliando strada. Anzi, il coordinatore riunirà gli organi entro fine mese e discuteremo anche di questo».
La riorganizzazione ospedaliera varata da Palazzo D’Aimmo martedì sarà il primo punto del suo programma.

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