Il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Roberto Gravina ha depositato un’interpellanza al presidente della giunta e all’assessore competente in materia di sanità per chiedere un confronto formale con la direzione generale Asrem su un’anomalia: le esenzioni dalla partecipazione alla spesa sanitaria per patologia cronica, invalidante o rara non possono ancora essere gestite online, a differenza di quelle per motivi di reddito che il portale aziendale consente già di ottenere in piena autonomia digitale.
La disparità è netta, evidenzia l’esponente pentastellato. Chi ha diritto all’esenzione per reddito (codici E01, E02, E03, E04) può autocertificare la propria condizione accedendo al sistema informatico dell’Asrem da casa, in qualsiasi momento, senza doversi spostare né dipendere dal distretto di appartenenza. Chi invece soffre di una malattia cronica o invalidante è obbligato a recarsi fisicamente presso il proprio distretto territoriale, con tempi d’attesa variabili da zona a zona e senza un percorso standardizzato a livello regionale.
«Stiamo parlando di persone che, spesso proprio a causa della propria patologia, hanno difficoltà di mobilità o vivono in aree distanti dai servizi – mette in evidenza Gravina – Chiedere a un malato cronico di fare la fila allo sportello per ottenere un’esenzione, quando la tecnologia per evitarglielo esiste già e funziona per altri tipi di esenzione, non è solo una inefficienza amministrativa: è una disparità di trattamento che non ha giustificazione».
L’interpellanza richiama il Codice dell’Amministrazione Digitale, che impone alle pubbliche amministrazioni, incluse le aziende sanitarie, di erogare i propri servizi in modalità digitale come modalità predefinita e non come semplice opzione aggiuntiva.
Sul piano tecnico, l’estensione del sistema già operativo per le esenzioni per reddito appare realizzabile: basterebbe integrare la piattaforma esistente con la possibilità di allegare documentazione clinica certificata – certificati medici, verbali di invalidità, referti specialistici – nel rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali. Diverse Regioni italiane hanno già percorso questa strada.
«Non si tratta di introdurre qualcosa di nuovo o sperimentale», conclude Gravina. «Si tratta di applicare a una categoria di cittadini già fragili gli stessi strumenti che funzionano già per altri. La domanda è semplice: perché non è ancora stato fatto?».























