Diciassette anni di commissariamento e 19 in piano di rientro – 8 commissari (per tre volte i presidenti della Regione che intanto si succedevano e 8 sub – e il Molise è rimasta l’unica Regione ancora “nella rete”, o nella morsa. Partono da una premessa che è tecnica ma anche politica le osservazioni della Regione al Programma operativo 2026-2028 trasmesse ai ministeri dell’Economia e della Salute nell’ambito della consultazione pubblica che si è chiusa il 15 maggio.
Sia rispetto alla garanzia dei Livelli essenziali di assistenza, sia rispetto alla dimensione economico finanziaria, prosegue quindi il ragionamento, il Molise non sta peggio di altre Regioni. Anzi, alcune nel 2025 hanno fatto registrare squilibri ben più consistenti. E di tutto questo, come dei miglioramenti in termini di perfomance di reparti che il piano sceglie di chiudere, nel Programma operativo non c’è traccia.
Il documento, adottato dai commissari Bonamico e Di Giacomo e redatto insieme alla dg Salute Gallo sulla base delle prescrizioni arrivate da Roma sulla bozza del 28 febbraio, è al vaglio del Tavolo tecnico. Dalla sua approvazione dipende lo sblocco di 27 milioni (una parte della prima tranche del contributo di 90 milioni stanziati dal governo Meloni nella Finanziaria 2025, 18 sono garantiti in anticipazione da un emendamento al decreto fiscale concordato dal governatore Roberti col Mef qualche giorno fa). Un dato di fatto non marginale ma che non ha funzionato da deterrente. Gli amministratori locali e quelli regionali contrari ai tagli che il piano contiene hanno messo nero su bianco la loro contrarietà alla chiusura del Punto nascita di Isernia, dell’Emodinamica di Termoli (perché sotto soglia e perché il Balduzzi prevede per una Regione di meno di 300mila abitanti una sola Emodinamica, ndr), alla conversione del Caracciolo di Agnone in ospedale di comunità. E, ha aggiunto il presidente della giunta nel documento partito da Palazzo Vitale, al mancato convenzionamento di Villa Maria.
La curva in ascesa del Punto nascita del San Timoteo (+168 parti in un anno) è il risultato di investimenti in personale e mezzi, lo stesso percorso – ha evidenziato Roberti nelle osservazioni e anche in occasioni pubblica, da ultimo la Conferenza dei sindaci di lunedì scorso – Regione e Asrem intendono portare avanti anche per il reparto del Veneziale. I flussi, inoltrano, dimostrano che dalla provincia di Isernia ci si sposta poco a Campobasso per i parti con il rischio assai concreto che la disattivazione del Punto nascita del Veneziale aumenterà la “migrazione” verso strutture di regioni confinanti e quindi la mobilità passiva.
Stesso discorso per l’Emodinamica di Termoli. Dopo gli investimenti sul reparto, la proiezione delle procedure di angioplastica annuali è pari a 270 (la soglia minima è 250). L’accordo di confine con la Puglia, previsto dal piano, garantirebbe la presa in carico entro 90 minuti dei pazienti con infarto provenienti da qualsiasi comune del distretto del basso Molise? Inoltre, fa presente il documento di via Genova, il laboratorio del San Timoteo oltre ad assicurare le angioplastiche richieste dai target ministeriali (dati epidemiologici e demografici) funge da riferimento per il basso Abruzzo e potrebbe diventare attrattivo anche per l’alta Puglia. Al contrario, come nel caso della rete dei Punti nascita, si incrementerebbe la mobilità passiva.
Ancora, il Caracciolo. È un centro nevralgico per la cura e l’assistenza della popolazione della zona in virtù anche dei volumi extraregionali (per via della vicinanza con l’alto Abruzzo) e delle presenze (per turismo) oltre che delle particolari e frequenti avversità climatiche. Per questo, Roberti chiede di mantenerne le caratteristiche di ospedale di area disagiata (attualmente previste proprio sulla base dei criteri del Dm 70).
Infine, la Regione è contraria all’esclusione di Villa Maria dalla rete ospedaliera. Dal Programma operativo non emergono dati e motivi per una nuova caratterizzazione della clinica di Campobasso.
Tra i sindaci che hanno mandato a Roma osservazioni al piano, Giuseppe Riccitelli. Il primo cittadino di Campodipietra aggiunge alcune proposte “originali” rispetto alla piattaforma comune degli amministratori. Fra queste, «la formalizzazione, entro il 31 dicembre 2026, dell’acquisizione dell’immobile ex Cattolica e del relativo piano di trasferimento dell’ospedale Cardarelli, operazione che consentirebbe, secondo le stime riportate nel documento (il Programma operativo, ndr), un risparmio complessivo pari a circa 70 milioni rispetto all’ipotesi di ristrutturazione dell’attuale sede», un secondo servizio di elisoccorso h24 per coprire l’area di Isernia e Venafro e un accordo con l’Abruzzo per co-finanziare il Caracciolo (e il secondo elisoccorso). ritai






















