C’era un dolore quasi tangibile, ieri, nella chiesa della Madonna delle Grazie, dove familiari, amici e un’intera comunità si sono raccolti per l’ultimo saluto a Nicola De Gregorio, il 50enne ucciso nella cantina della sua abitazione nella serata del 5 maggio. Un addio composto e profondissimo, vissuto proprio nel cuore di Civita, il luogo in cui quella tragedia si è consumata e che da allora porta addosso il peso di una ferita che non si rimargina.
La cerimonia funebre è stata presieduta da don Alessandro Iannetta, parroco che custodisce la memoria storica di questi luoghi nonché parente della vittima, che con parole intense e cariche di umanità ha saputo toccare le corde più profonde di chi era presente. Nel solco della fiaccolata che nei giorni scorsi aveva già attraversato la borgata, il sacerdote ha richiamato tutti al valore della nonviolenza, alla forza della parola e alla responsabilità dell’uomo nel prevenire i conflitti, gli scontri, ogni possibile deriva di odio. Un appello netto, pronunciato nel nome di Dio, ma anche nel nome di una comunità che oggi più che mai sente il bisogno di ritrovare pace e misura davanti all’orrore.
La morte di Nicola De Gregorio resta al centro di un’indagine ancora aperta. Secondo le prime ricostruzioni, l’operaio sarebbe stato aggredito al termine di una discussione degenerata in violenza all’interno della sua cantina. Per quel delitto è in carcere Luigi Monaco, 35 anni, mentre gli inquirenti continuano a ricostruire con precisione ogni passaggio di una vicenda che ha sconvolto Bojano e l’intero territorio matesino. L’autopsia e i rilievi eseguiti nei giorni successivi hanno confermato la brutalità dell’aggressione, ma resta ancora da definire fino in fondo la dinamica esatta di quanto accaduto.
Ieri, però, il tempo della cronaca ha lasciato spazio a quello del dolore. A Civita si è vista una comunità spezzata, devastata, profondamente addolorata, ma anche capace di ritrovarsi attorno alla famiglia De Gregorio in un abbraccio corale e sincero. Il lutto cittadino proclamato dal Comune ha dato il segno istituzionale di questa partecipazione collettiva, trasformando la giornata in un momento di raccoglimento condiviso. Bandiere a mezz’asta, saracinesche abbassate, volti segnati dalla commozione: Bojano si è fermata per Nicola, con il pudore e la dignità di chi sa che davanti a una morte così crudele resta soltanto il silenzio.
La partecipazione alle esequie ha restituito l’immagine di un paese che non ha voluto lasciare sola la famiglia della vittima, la moglie Diana, il figlio Gabriel e tutti i suoi cari. Una comunità ferita, certo, ma non indifferente, che oggi ha scelto di condividere il peso di una perdita ingiusta e dolorosa. E mentre la giustizia fa il suo corso, Civita di Bojano conserva il volto di una comunità che ha pianto insieme, nel giorno più triste, un uomo portato via dalla violenza e consegnato alla memoria collettiva come simbolo di una tragedia che nessuno dimenticherà. ppm





















