GIOVANNI MASCIA

Egregi Amministratori comunali di Campobasso, Signor Sindaco, Signori Assessori, Signori Consiglieri, alla lettera aperta indirizzata il 31 marzo scorso a ciascuno di Voi non è giunto alcun riscontro ufficiale. Nessuna risposta, nessun chiarimento, nessun segnale di attenzione verso un dibattito pubblico che investe direttamente la storia culturale della città.
E tuttavia, proprio il Vostro silenzio consente oggi di tornare sulla questione con maggiore forza, perché a parlare non è più una sola voce, ma un coro autorevole di musicisti, compositori, docenti del Conservatorio, ex dirigenti dell’Istituto e protagonisti della vita musicale cittadina.
Se allora la denuncia di una scelta improvvida poteva apparire una vox clamantis in deserto, oggi quella valutazione è condivisa da numerose personalità qualificate, che considerano l’intitolazione dell’Auditorium cittadino a don Nicola Vitone una decisione mortificante per la memoria musicale e per la storia di Campobasso, e ne chiedono una seria riconsiderazione.
Nessuno, sia chiaro, intende sminuire la figura del sacerdote sepinese né il suo valore umano e musicale. Come ha osservato Antonio Iafigliola, il punto non riguarda la persona di don Vitone, ma «le modalità e il contesto della decisione assunta». Angelo Baranello ha parlato apertamente di sorpresa, auspicando un ripensamento della delibera attraverso un confronto pubblico o una commissione di esperti. Guido Messore ha ricordato come, anche guardando oltre Campobasso, esistano musicisti molisani di altissimo profilo – a partire da Nuccio Fiorda – che avrebbero meritato ogni considerazione.
La lettera aperta inviata qualche settimana fa rilevava come l’intitolazione presentasse almeno tre criticità evidenti.
1. Ignora i musicisti campobassani di fama internazionale.
Campobasso ha dato i natali a figure di statura europea come Tito Mattei ed Erennio Gammieri. Il primo si affermò in Inghilterra, dirigendo anche all’His Majesty’s Theatre di Londra; il secondo fu Maestro concertatore al Teatro Imperiale di San Pietroburgo, in una stagione storica in cui alla corte russa convergevano i maggiori musicisti del mondo. Proprio Gammieri fu onorato in vita, a fine Ottocento, con l’intitolazione del teatro cittadino, poi cancellata con le successive denominazioni dedicate prima alla Regina Margherita e poi ai Savoia, senza che gli sia mai stato restituito l’onore dovuto.
2. Prosegue una lunga tradizione di rimozione delle eccellenze locali.
La scelta si inserisce in una storia cittadina non nuova a simili rimozioni: il Collegio Sannitico fu intitolato a Mario Pagano; il Conservatorio al piemontese Lorenzo Perosi. Ancora una volta, Campobasso sembra faticare a riconoscere i propri figli migliori.
3. Produce uno squilibrio culturale evidente.
Conservatorio e Auditorium risulterebbero entrambi intitolati a sacerdoti compositori – Perosi e Vitone – con un appiattimento simbolico sul versante della musica sacra, mentre la città vanta una solida e prestigiosa tradizione musicale laica, colta, teatrale e concertistica. Anche questo elemento è stato sottolineato nel dibattito interno al Conservatorio.
Vi è un ulteriore aspetto, non secondario: la persistente attualità artistica di Erennio Gammieri. Leo Quartieri ha ricordato di aver dedicato sul finire degli anni Ottanta un importante “Concorso Giovani Solisti – Premio Erennio Gammieri”, sponsorizzato dalla Pro Loco e dal Comune di Campobasso, di cui si tennero due edizioni. Vittoria Todisco ha invece rievocato la memorabile esecuzione in forma di concerto dell’opera Chatterton al Teatro Savoia nel 1994, diretta dalla professoressa Mimma Leonora Bollella, con largo consenso di pubblico e critica. Segno che Gammieri non appartiene soltanto agli archivi, ma a una tradizione viva e ancora feconda. Lo stesso Piero Niro riferisce di aver eseguito in concerto alcune belle pagine pianistiche di Gammieri e di essersi occupato di Mattei già negli anni Ottanta, anche in trasmissioni radiofoniche di Rai Molise.
C’è di più. Molti intervenuti hanno richiamato la mancata considerazione del parere espresso dal Conservatorio, che aveva individuato proprio in Nuccio Fiorda la figura cui intitolare l’Auditorium. Piero Niro ha ricordato che tale proposta era stata deliberata ufficialmente sia dal Consiglio di Amministrazione sia dal Consiglio Accademico dell’Istituto, sottolineando l’alto profilo nazionale e internazionale del compositore, allievo di Ottorino Respighi, collaboratore di Pietro Mascagni e assistente di Arturo Toscanini alla Scala. Inoltre, presso la Biblioteca del Conservatorio è custodito il Fondo Nuccio Fiorda, con manoscritti donati dalla famiglia.
E questo non solo, come rilevato da Antonio Iafigliola, per una questione di rispetto verso la massima istituzione musicale regionale, destinata peraltro a beneficiare dello stabile e a gestirne l’attività artistica. Vi è anche un dato storico concreto, richiamato con forza da Lelio Di Tullio, in un intervento illuminante: senza la sua iniziativa e quella dell’allora presidente Eliodoro Giordano, l’edificio sarebbe probabilmente rimasto un cantiere incompiuto o sarebbe stato alienato a privati. Fu infatti il Conservatorio a reperire, attraverso i canali AFAM, i finanziamenti necessari al completamento dell’opera, destinando circa due milioni e mezzo di euro alla struttura, ottenuta poi in uso gratuito per 26 anni.
Ma vi è ancora di più. L’iter di intitolazione seguito dal Comune alimenta molte perplessità. Vincenzo Lombardi, in una relazione che merita una lettura integrale, ha rilevato che la Commissione Cultura si espresse il 3 marzo 2026 per don Vitone senza che dagli atti emergano motivazioni sostanziali né una reale comparazione tra più candidature. Il successivo parere del Consiglio Accademico del Conservatorio, espresso il 13 marzo a larga maggioranza in favore di Nuccio Fiorda, non è stato preso in considerazione dalla Giunta, che il 27 marzo ha deliberato in senso opposto.
Lo sconcerto, pertanto, non può che aumentare.
Nel deplorare il silenzio e l’indifferenza seguiti alla precedente lettera aperta, Vi sollecitiamo oggi a un doveroso e urgente riscontro pubblico. Soprattutto, si faccia piena luce sull’intera procedura amministrativa, che presta il fianco a qualche dubbio.
E, quel che più conta, l’Amministrazione comunale compia un atto di umiltà istituzionale: riconosca l’errore, si confronti finalmente con il Conservatorio, con gli operatori culturali e con la memoria musicale della città, e torni con decisione su una scelta assunta con troppa fretta e con scarsa visione. Campobasso merita di meglio. Merita di riconoscersi nei suoi figli migliori.

In riferimento all’intitolazione, da parte dell’Amministrazione comunale di Campobasso, dell’Auditorium di “Città nella città” a don Nicola Vitone, il mio interesse non nasce tanto dall’ennesimo “dispetto” rivolto al Conservatorio, che aveva indicato in Nuccio Fiorda – certamente più titolato – il nome cui dedicare la struttura, quanto dal fatto che questa città sembri rifuggire sistematicamente la propria memoria, disconoscendo i propri figli e la propria storia. Per questo ritengo utile ricostruire la vicenda di questo auditorium: come è nato, come è stato completato e grazie a chi. Ciò rende ancora meno comprensibile la scelta dell’attuale Amministrazione comunale, che in tale percorso non ha avuto alcun merito e, a mio avviso, neppure specifiche competenze per assumere simili decisioni.
Correva l’anno 2013. Sindaco di Campobasso era Gino Di Bartolomeo e io ero stato appena nominato Direttore del Conservatorio. Avevo appreso dell’esistenza di un auditorium incompiuto nel complesso “Città nella città”, recentemente costruito e ceduto al Comune dalla ditta Di Biase a scomputo degli oneri di urbanizzazione. Mi recai dal Sindaco, accompagnato dal collega Antonio Iafigliola, per avviare l’iter di una convenzione che consentisse al Conservatorio di colmare un grave ritardo rispetto ad altre istituzioni analoghe, tutte dotate di auditorium più grandi e più adeguati della piccola sala concerti che avevamo – e abbiamo tuttora – presso la sede Ex Orfani di Guerra. Il Sindaco mi ricevette e, alla mia richiesta, rispose con una domanda: «Perché, ve lo volete comprare?». Alla mia sorpresa aggiunse: «Lo vendiamo a 800mila euro». Lo salutai comprendendo che non ci eravamo intesi.
L’anno successivo riproposi la questione al nuovo Sindaco, Antonio Battista, trovando maggiore apertura. Mi spiegò che la struttura, con circa 250 posti, non era ritenuta strategica per la città, poiché la Giunta puntava a un contenitore più capiente, ipotizzando il recupero dell’ex Cinema Ariston. Tuttavia, poiché il Comune non era riuscito a vendere l’immobile, mi disse che, se il Conservatorio fosse riuscito a reperire i fondi per completarlo, sarebbe stato favorevole a una convenzione che ne affidasse la gestione al Conservatorio, riservando alcune giornate al Comune. Chiesi allora un sopralluogo. Mi furono consegnate le chiavi e ricordo ancora lo scoramento: c’erano soltanto opere murarie grezze e appena abbozzate. Nessun impianto, nessun arredo. Per immaginarlo come auditorium occorrevano molta fantasia e altrettanta determinazione.
Mi rivolsi poi anche all’assessore regionale ai lavori pubblici Pierpaolo Nagni, che mi promise attenzione, pur in assenza di linee di finanziamento immediate. L’occasione arrivò con il D.M. MEF-MIUR n. 57854 del 6 aprile 2018, che consentiva agli Istituti AFAM di contrarre mutui con ammortamento interamente a carico dello Stato, finalizzati alla costruzione, ristrutturazione, messa in sicurezza, adeguamento sismico ed efficientamento energetico delle strutture destinate alle attività istituzionali. Con l’allora presidente del Conservatorio, il dottor Eliodoro Giordano, decidemmo di partecipare al bando sia per il nuovo auditorium sia per l’adeguamento sismico e l’abbattimento delle barriere architettoniche della sede Ex Orfani di Guerra.
Va ricordato che si trattava di un bando-concorso che richiedeva, già in fase di domanda, un progetto definitivo e le relative convenzioni. Le difficoltà furono enormi, soprattutto burocratiche e temporali: per l’auditorium avevamo appena 120 giorni per completare un iter assai complesso, con scadenza al 6 febbraio 2019. Acquisimmo il progetto già esistente dell’architetto Nicola Guglielmi – non senza polemiche da parte dell’Ordine degli Architetti, ma con il parere favorevole dell’Avvocatura dello Stato – ottenemmo la convenzione dal Comune, sottoscritta il 3 gennaio 2019, e grazie anche all’aiuto dell’ingegnere Leone Martino, professionista di grandi capacità che il Covid ci ha strappato troppo presto, riuscimmo a presentare la domanda nei termini.
Ricordo ancora la Conferenza dei Direttori dei Conservatori italiani, dove molti mi chiesero come fossimo riusciti a concorrere su entrambe le linee di finanziamento, considerate le enormi difficoltà tecniche. La soddisfazione fu immensa quando ottenemmo i fondi per entrambi gli interventi: unica istituzione AFAM in Italia a vincerli tutti e due, superando realtà con ben altra storia, tradizione e peso politico.
Terminato il mio secondo mandato da Direttore, non ne seppi più nulla, né dal Conservatorio – dove tuttora insegno – né dall’Amministrazione comunale, fino a poche settimane fa quando Giovanni Mascia mi ha interpellato, e di questo lo ringrazio. Eppure, senza la perseveranza e l’abnegazione del sottoscritto e, successivamente, del dottor Giordano, oggi staremmo ancora discutendo di un cantiere incompiuto messo in vendita a 800mila euro.
E dunque a chi intitolare questo auditorium? A mio modesto avviso, vi sono musicisti molisani dal curriculum ben più rilevante di don Vitone. Certamente Nuccio Fiorda, ma anche, restando ai campobassani, Tito Mattei ed Erennio Gammieri. Quest’ultimo fu Maestro Concertatore a San Pietroburgo, in un’epoca in cui a quella corte affluivano i migliori musicisti del mondo: un personaggio, dunque, di indiscusso spessore.
Infine, rilancio una proposta ulteriore: perché non avviare anche l’iter per modificare l’intitolazione del Conservatorio “Lorenzo Perosi”, attribuita per interessamento del Vaticano, a favore di un musicista maggiormente legato al territorio? Il Conservatorio di Palermo, nel 2018, ha cambiato la propria denominazione passando dal catanese Vincenzo Bellini al palermitano Alessandro Scarlatti, proprio per maggiore coerenza territoriale. Servirebbe un nuovo Statuto: non semplice, certo. Ma neppure semplice fu reperire i fondi per l’auditorium. Sono sfide che chi ama il territorio affronta con visione, capacità e persino un pizzico di follia. Qualità che paiono del tutto assenti nei protagonisti di oggi, capaci soltanto di decisioni come quella di cui discutiamo: modeste nella forma e povere nella sostanza.
Lelio Di Tullio,
musicista, docente ed ex
direttore del Conservatorio di Campobasso

In relazione al dibattito apertosi sull’intitolazione del nuovo Auditorium di Campobasso, desidero intervenire per esprimere il mio pensiero in modo chiaro e pacato.
Nutro una sincera stima per la figura umana e musicale di don Nicola Vitone, così come riconosco il valore e il rilievo storico-musicale di Erennio Gammieri e di Tito Mattei, musicisti che appartengono, ciascuno a suo modo, alla memoria culturale del nostro territorio. Di don Nicola Vitone, inoltre, ho avuto modo di occuparmi anche in tempi relativamente recenti, partecipando, come esecutore di sue musiche, alla presentazione di una monografia a lui dedicata. Di Erennio Gammieri ho eseguito in concerto, alcuni anni fa, alcune sue belle pagine pianistiche; di Tito Mattei mi sono occupato già negli anni Ottanta, anche nell’ambito di trasmissioni radiofoniche di Rai Molise.
Anche per questa ragione, non ritengo utile impostare la questione nei termini di una contrapposizione tra personalità che, pur in modi diversi, meritano tutte attenzione e rispetto.
Confermo dunque il mio pieno sostegno alla proposta di intitolazione dell’Auditorium a Nuccio Fiorda. È una posizione che ho già espresso in precedenza e che coincide con quanto deliberato ufficialmente sia dal Consiglio di Amministrazione sia dal Consiglio Accademico del Conservatorio.
A mio avviso, va tenuto presente un elemento di fondo: il Conservatorio di Campobasso è un’istituzione statale, il cui principale bacino di riferimento è tuttavia quello della regione Molise.
Di conseguenza, il criterio della scelta non può essere ricondotto esclusivamente al fatto che un musicista sia nato nella città di Campobasso. Nuccio Fiorda è nato in Molise, a Civitanova del Sannio, e il suo profilo artistico presenta un rilievo che supera l’ambito locale e si colloca in un contesto nazionale e internazionale, come mostra anche la voce a lui dedicata nel Dizionario Biografico degli Italiani della Treccani.
Si aggiunge, inoltre, un elemento ulteriore, tutt’altro che secondario: presso la Biblioteca del Conservatorio di Campobasso è presente il Fondo Nuccio Fiorda, che conserva manoscritti del compositore donati al Conservatorio dalla famiglia Fiorda. Anche sotto questo profilo, il legame tra la figura del musicista e l’istituzione è concreto e documentato.
Per queste ragioni, pur rispettando opinioni diverse e pur comprendendo che su scelte di questo tipo possano emergere sensibilità differenti, confermo con chiarezza il mio sostegno alla proposta di intitolazione a Nuccio Fiorda, senza che ciò implichi alcun giudizio diminutivo nei confronti di don Nicola Vitone, di Erennio Gammieri o di Tito Mattei.
Piero Niro
compositore, pianista,
direttore artistico,
professore
di Composizione

Ho appreso dalla stampa della decisione dell’Amministrazione comunale di Campobasso di intitolare l’Auditorium “Città di Campobasso” a don Nicola Vitone. Come molti, ne sono rimasto perplesso. In ragione di studi storico-musicali, ricerche specifiche e pubblicazioni da me svolte sul tema, ritengo di poter formulare alcune osservazioni, anche se non occorrerebbe essere specialisti per cogliere talune evidenze.
Ho cercato di comprendere le ragioni della scelta leggendo la Delibera n. 70 del 27 marzo 2026. Da essa si apprende che la Giunta ha tenuto conto del parere della Commissione consiliare Cultura, espresso nella seduta del 3 marzo 2026. Tuttavia, le motivazioni non emergono con chiarezza. L’estratto verbale del 3 marzo 2026, allegato alla delibera, si limita infatti a riportare: «La presidente riferisce in merito alle proposte pervenute dai consiglieri presenti relative all’intitolazione dell’auditorium e conclusa la discussione procede alla votazione».
Si apprende dunque che vi furono più proposte, ma quella effettivamente posta ai voti fu soltanto quella relativa a don Vitone. È quindi presumibile che le ragioni della Commissione coincidano con quelle poi recepite dalla Giunta. Le esamino per punti.
1. Meriti artistici. La delibera afferma che «il Maestro Vitone è stato un compositore molto prolifico, concependo pagine di intimo valore, sia sacre che profane, nonché importanti documenti e pubblicazioni di elevato e nobile rigore artistico».
Nessuno nega il valore di don Vitone. Tuttavia, sono esistiti musicisti molisani – e campobassani – che, per meriti artistici e ruoli ricoperti, hanno raggiunto livelli internazionali ben più rilevanti e che, a quanto risulta dagli atti pubblici, non sono stati neppure presi in considerazione. Basterebbe confrontare tali giudizi con quelli attribuibili a Tito Mattei, Erennio Gammieri, Nuccio Fiorda, Aladino Di Martino o Adriano Lualdi (molisano di nascita). Se il parametro è la prolificità, don Vitone non appare tra i primi; se invece il criterio è il «nobile ed elevato rigore artistico», occorrerebbe chiarire cosa concretamente si intenda. La perplessità aumenta, dunque, non tanto per la scelta finale, quanto per l’assenza di una comparazione pubblica tra candidature di pari o maggiore rilievo.
2. Quanto agli elementi curriculari richiamati a sostegno della scelta, ci si può chiedere se siano davvero di minor conto:
– essere stato direttore d’orchestra all’His Majesty’s Theatre di Londra, come Tito Mattei;
– aver ricoperto l’incarico di Maestro concertatore al Teatro Imperiale di San Pietroburgo, come Erennio Gammieri;
– aver collaborato con Pietro Mascagni ed essere stato maestro sostituto di Arturo Toscanini, come Nuccio Fiorda;
– essere stato allievo di Gaetano Donizetti, come Marcello Pepe.
3. Tra i meriti attribuiti a don Vitone vi sarebbe l’aver fatto installare il primo organo a canne presso la Cattedrale, o Chiesa della Trinità. Eppure, le cronache storiche documentano vicende organarie in quella chiesa almeno dal 1765.
4. Sul legame di don Vitone con il Molise, si può osservare che non minore fu quello di altri illustri musicisti molisani. Lo stesso Gammieri, dalle sue lettere, manifestava il desiderio di tornare a Campobasso dalla lontana Russia e volle che le sue composizioni fossero pubblicate da editori italiani. Aladino Di Martino scelse di morire nel proprio comune natale.
Quanto alle dediche musicali al Molise, accanto al trittico organistico Saepinum di don Vitone, si possono ricordare almeno il lavoro orchestrale Samnium di Adriano Lualdi e composizioni di Victor De Rubertis.
5. I pareri richiesti e quelli ignorati. La delibera richiama una nota informativa inviata dal maestro Antonio Colasurdo, membro del Consiglio Accademico del Conservatorio, presumibilmente nel febbraio 2026. Su tale nota, verosimilmente, si fonda il parere favorevole della Commissione Cultura del 3 marzo. Ma in Molise vi sono molti studiosi, maestri e ricercatori che, se interpellati, avrebbero potuto esprimere valutazioni di pari dignità.
Soprattutto, un parere autorevole e pertinente esisteva già: quello del Consiglio Accademico del Conservatorio, deliberato il 13 marzo 2026 sulla “Formulazione e approvazione della proposta di denominazione della struttura da sottoporre all’Amministrazione Comunale”.
Si poteva legittimamente ritenere che tale pronunciamento avesse un certo peso, non solo per la competenza tecnica dell’istituzione, ma anche perché l’auditorium è stato co-realizzato con il Conservatorio. Ciò significa che il Comune ha concesso l’uso gratuito della struttura per 26 anni, pari alla durata del mutuo contratto, mentre il Conservatorio ha destinato 2 milioni e mezzo di euro al completamento funzionale dell’opera.
Alla seduta del 13 marzo erano presenti il Direttore M° Ferdinando Muttillo, i professori Raffaele Bellafronte, Michelangelo Pepe, Fabio Palumbo, Aldo Ragone, Angela Palange, Emiliano Giannetti, Nicola Cordisco, Antonio Colasurdo e gli studenti Prospero Jacopo e Massimo Altieri. Al Consiglio furono sottoposti i nomi di Nuccio Fiorda e don Nicola Vitone. Non risulta dal verbale che l’organo fosse stato informato della proposta già avanzata da un suo componente all’Amministrazione comunale. Nel frattempo, però, la Commissione comunale si era già espressa per don Vitone il 3 marzo.
Alcuni componenti sottolinearono inoltre che, dopo l’intitolazione del Conservatorio a Lorenzo Perosi, non appariva opportuno dedicare un’altra struttura pubblica a un sacerdote. Per questo, a larga maggioranza, il Consiglio propose il nome di Nuccio Fiorda. Dieci componenti su undici votarono per Fiorda. Unico contrario il maestro Colasurdo, favorevole a don Angelo Vitone, musicista cui aveva recentemente dedicato una monografia.
In sintesi: l’Amministrazione non ha consultato i numerosi soggetti operanti nei settori culturali e performativi cui l’auditorium sarà destinato;
la Commissione Cultura ha scelto don Vitone il 3 marzo, senza motivazioni pubblicamente esplicitate;
il Consiglio Accademico del Conservatorio, il 13 marzo, ha indicato Nuccio Fiorda, all’oscuro della precedente decisione comunale;
la Giunta, il 27 marzo, non ha tenuto conto del parere competente e motivato del Conservatorio, preferendo seguire quello della Commissione e la proposta di un singolo soggetto tecnico.
Questa è la cronaca. A chi legge, le valutazioni.
Vincenzo Lombardi,
musicista e musicologo

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