Il tempo passa ma lo fa a rilento, scandito unicamente dal sudore che gocciola sul viso, dalle energie che scivolano via dal corpo degli operatori sanitari impegnati in una vera e propria lotta per la vita. È iniziato tutto a metà novembre. All’improvviso, mentre da altre rsa molisane non giungevano notizie positive e mentre il Molise si trovava già nel bel mezzo di una fase assolutamente critica sul fronte dell’emergenza sanitaria causata dal Covid-19, il virus è riuscito a varcare anche la soglia della casa di ricovero per anziani SS. Cuori di Gesù e Maria di Bojano. «I primi momenti sono stati durissimi dal punto di vista psicologico e fisico – racconta uno degli operatori sigillati all’interno della struttura ormai da circa 20 giorni -, la prima fase è stata davvero complicata da affrontare. Si incominciavano a manifestare i sintomi ad una velocità inaudita sia tra gli anziani di cui ci prendiamo cura sia tra noi, membri dello staff. Sono rimasto incredulo di fronte alla facilità con cui riesce a circolare questo virus maledetto che ci sta portando via tanti cari e tanto tempo delle nostre vite» rivela. Parole che trovano un drammatico riscontro nell’immagine che è trapelata nei giorni scorsi di un suo collega, operatore anche lui della struttura, stremato e adagiato su una poltrona per pochissimi attimi di riposo. Immagini a cui ci sembra ci si stia tristemente abituando, viste più volte anche sui giornali nazionali e sui social durante la prima ondata della pandemia, con protagonisti sempre loro: medici, infermieri, operatori socio-sanitari, forze dell’ordine. Gli ‘angeli custodi’ di una società in ginocchio per un anno intero di fronte alla dirompenza di un virus invisibile. Per loro i ritmi si fanno serrati, raggiungono livelli normalmente insostenibili, tutto diventa più stressante, soprattutto per chi lavora presso le case di riposo per anziani, le persone più fragili ed esposte ai rischi della pandemia. L’amore, la passione, la dedizione per il proprio lavoro e per gli anziani di tutta la comunità, spinge però giorno per giorno i protagonisti in prima fila a fare di tutto per proteggere, confortare, prendersi cura dei soggetti più in difficoltà, anche di fronte al peso sempre incombente della morte. Anche di fronte alla vita che a volte, purtroppo, se ne va. «Col tempo ci siamo abituati ai ritmi elevatissimi di questo particolare momento, e ci siamo abituati soprattutto all’idea di non dover mollare per nessuna ragione al mondo perché ne va il bene dei nostri cari, dei nostri anziani a cui dobbiamo tutto, per il mondo che ci hanno lasciato in eredità e che dobbiamo sforzarci di proteggere a tutti i costi – prosegue il racconto di uno degli operatori della rsa colpita duramente dalla seconda ondata del Covid e nella quale si sono registrati, purtroppo, dolorosi addii -; non vedo mia moglie e i miei figli da settimane, combatto ogni giorno sperando che a loro non capiti mai nulla di simile. Sto attraversando senza dubbio uno dei momenti più cruciali della mia vita e me ne ricorderò per sempre. Il segno che lascerà dentro di me sarà indelebile e vorrei fosse un monito per il futuro: dobbiamo restare uniti, sempre, perché insieme possiamo sconfiggere qualsiasi cosa! Ora finalmente alcuni anziani iniziano a stare meglio ma non dobbiamo abbassare la guardia. Finché il mio corpo reggerà sotto i colpi della stanchezza fisica e mentale, sarò qui a battermi affinché stiano bene e tornino a gioire insieme ai loro cari come dovrebbe essere. Siamo distrutti, sì – conclude – ma sempre più motivati! La vicinanza di tantissime persone ci da una grandissima forza. Voglio ringraziare tutti per il sostegno, grazie a tutti indistintamente». E Primo Piano Molise sarà al loro fianco, accanto a tutte le professionalità che si spendono per aiutare e curare dolori fisici e dell’anima, raccontando le vite sospese di questi ‘angeli custodi’.
R.G.

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