Santa messa, ultimi fiori da acquistare e poi la visita ai defunti. Il 2 novembre la Chiesa ricorda chi è passato a miglior vita, chi ha lasciato questa terra. Come la tradizione impone, il giorno successivo ad Ognissanti è dedicato proprio alla commemorazione dei morti con la visita al cimitero per portare un fiore, recitare una preghiera e accendere un lumino. Fino a qualche anno fa a Campobasso non era semplicissimo raggiungere la tomba dei propri cari. Serviva un’ottima memoria e un grande spirito di orientamento per non perdersi nel labirinto di vicoli e stradine. Poi la svolta con la nuova toponomastica promossa dall’allora e dall’attuale consigliere comunale Michele Ambrosio. La delibera è stata approvata 18 anni fa: il 19 agosto 1996 e ha cambiato del tutto la distribuzione degli spazi prima contrassegnati da ‘campate’, ‘ripiani’, ‘riquadri’: una sorta di mappa simile a quella che si utilizza negli archivi che però era poco con consona e forse anche un po’ indegna per un camposanto.
“Una condizione di anonimato – dice l’attuale capogruppo dell’Udc Michele Ambrosio – anche dal punto di vista toponomastico, con conseguenze negative persino sui familiari più stretti dei defunti che non di rado rischiavano di perdersi e di non ritrovare il caro estinto. A Campobasso infatti per anni il 2 novembre è stata la giornata del ‘doppio ricordo’: il piacere del ricordo dei propri defunti e il dovere di ricordare dove fossero stati sepolti”. L’interpellanza fu presentata il 29 gennaio 1996 con l’obiettivo di dare una nuova veste a quel luogo eterno, almeno sotto il profilo dell’onomastica. “Un segno di civiltà, – aggiunge Ambrosio – di rispetto verso i defunti e di decoro per la città. Nomi di fiori e piante con tanto di segnaletica, oltre alla predisposizione di una vera e propria planimetria all’ingresso del cimitero vecchio e di quello nuovo e all’installazione di totem mediali per la ricerca del caro estinto. Nella proposta erano stati previsti anche alcuni siggerimenti per distinguere le stradine del camposanto”. Sembra ieri, ma sono passati già 18 anni.

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