Cinque semafori, sei cantieri, oltre due ore di percorrenza per coprire circa 70 chilometri di tragitto.
Sono i numeri del caos che domenica si è vissuto sulla Trignina e che ha coinvolto centinaia di automobilisti che hanno pensato – giustamente – di trascorrere una giornata di relax al mare visto che, finalmente e da qualche ora, l’estate si è affacciata anche sul Molise.
Chi è rimasto imbottigliato nel traffico non ha potuto fare a meno di notare che i cantieri, nei giorni festivi, sono desolatamente deserti: il che, di fatto, allunga i tempi di realizzazione delle opere previste – e quindi dilata i tempi di chiusura dei cantieri – sull’unico asse di collegamento tra il Tirreno campano e la costa adriatica.
Un’arteria, la Trignina, che balza agli ‘onori delle cronache’ ciclicamente per i troppi incidenti mortali (l’ultimo solo qualche giorno fa quando in territorio di Lentella ha perso la vita un 30enne di Frosolone) ma anche per i cantieri dalla durata senza tempo, per le pessime condizioni del manto stradale, per le difficoltà enormi che si registrano in inverno e d’estate.
Eppure si tratta di una arteria stradale di importanza vitale per il territorio, e non solo per chi legittimamente vuole recarsi al mare. Imprese, aziende delle aree interne, lavoratori pendolari che raggiungono ogni giorno le città della costa, tutti alle prese con la stessa storia che va avanti da troppo tempo e che esplode – nonostante le promesse, anche queste cicliche, del raddoppio delle corsie – perché insostenibile.
Un’arteria – tra le altre cose – che ha mezzo secolo di vita, che regge un volume di traffico ormai molto diverso da quello che era stato considerato quando è stata costruita, e che è puntellato da cantieri che ne compromettono la percorribilità (e anche la sicurezza) da almeno dieci anni.
La polemica scoppia, ovviamente, anche sui social dove ieri sono stati tantissimi gli automobilisti che hanno postato le foto delle code infinite ai semafori, condite da improperi vari (e tutti comprensibili). Gli stessi automobilisti prigionieri della Trignina rimarcano come, nell’unico tratto a due corsie dove sarebbe possibile superare i veicoli lenti, vi sia una riduzione di carreggiata che impedisce quindi al traffico di scorrere perché crea un ulteriore tappo.
E poi, tra trattori, bisarche da e per la Sevel, spunta anche qualche autovelox che qualche amministrazione comunale posiziona per fare cassa. Sul tragitto, fortunatamente, la presenza delle forze dell’ordine garantisce la sicurezza di chi non si fa prendere la mano per compiere manovre azzardate, rischiosissime soprattutto in giornate particolarmente calde e non solo per le temperature estive: il traffico intenso e i sorpassi lì dove non è consentito per cercare di evitare file e attese sono una ‘combo’ micidiale, spesse volte mortale.
La Trignina è un girone dell’inferno, racconta senza mezzi termini chi l’ha percorsa domenica, rimarcando come i 70 chilometri circa che separano il capoluogo di provincia dalla prima località balneare abruzzese, San Salvo, si compiano a passo d’uomo impiegando oltre due ore.
Molti automobilisti si chiedono come mai, per la Trignina, non valgano le regole che attengono molte arterie stradali oggetto di lavori: i cantieri, durante il periodo estivo, vengono ridotti in modo da rendere maggiormente agevole la percorrenza. Un mondo a parte, dove anche andare al mare una domenica di metà giugno si trasforma in una odissea.

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