Quando lo hanno intravisto aggirarsi fra i vicoli del centro storico dove è allestito il Borgo del Merletto, la domanda è sorta spontanea: è lui o non è lui, si sono chiesti tutti, con un passaparola bisbigliato e sguardi sorpresi.
È lui, è lui… Nessun dubbio. Christian De Sica, nella sua tappa isernina che significa famiglia e nonnitudine (tutti sanno della figlia, del marito – molisano pentro – e della nipotina, del matrimonio a Castel del Giudice e quindi di quanto significhi per l’attore italiano il Molise), ha deciso di fare un giro in città, di addentrarsi in quella dimensione senza tempo che i piccoli centri possono permettersi di raccontare a tutti i visitatori.
E in quel tempo sospeso, chiuso nel suo piumino invernale, l’incontro con l’arte del merletto, con le donne e gli uomini che hanno riportato il tombolo ad un nuovo domani. Una macchina del tempo quella che le merlettaie hanno attivato durante la pandemia, quando hanno tirato fuori dai bauli fuselli e attrezzi vari e a distanza hanno creato una comunità viva, pulsante, che ha restituito alla città e alla regione quella cultura della bellezza e della manualità che sembrava smarrita, il ritmo lento scandito da quel suono così tipico e unico, la socializzazione, il senso di comunità. E, in questo viaggio a cavallo tra ieri e domani, hanno restituito a tutti l’arte del tombolo. La stessa che il famoso attore italiano, reduce dal successo de «I limoni d’inverno», un cortometraggio di Caterina Carone che gli restituisce una nuova dimensione di dolore e fragilità, ha conosciuto nei racconti delle merlettaie che lo hanno accolto e ringraziato della visita. E lui, sorridente e felice di questa conoscenza, non ha detto no alla foto ricordo. E alla dedica sul libro delle visite.

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