Era il 26 maggio 2014. Al Verlasce di Venafro andavano in scena i preliminari dell’Expo: autorità, inaugurazioni, tagli di nastro, sbandieratori, gruppi folkloristici provenienti da ogni parte del Molise, figuranti in abiti d’epoca, espositori, degustazioni di prodotti tipici, formaggi, salumi, vini, oli, mieli, tartufi e funghi. E ancora depliant illustrativi dei luoghi storici, delle chiese, dei parchi, delle eccellenze archeologiche e delle attività dolciarie del territorio.
Per qualche giorno sembrò davvero l’inizio di una nuova era. Il Verlasce appariva finalmente destinato a diventare il simbolo del rilancio turistico e culturale di Venafro e dell’intero Molise. Si parlava di valorizzazione, sviluppo, turismo storico ed enogastronomico. Si alimentava l’idea che quel monumento potesse trasformarsi in una risorsa concreta, capace di generare economia e attrarre visitatori.
Undici anni dopo, di quelle promesse resta ben poco.
Gli scatti fotografici realizzati oggi da Giustino Guarini restituiscono infatti l’immagine di un luogo sprofondato nel degrado: sporcizia, incuria, vegetazione fuori controllo, strutture pericolanti e una situazione igienico-sanitaria che definire preoccupante è poco.
Ma c’è di più. Oltre all’abbandono, emerge anche un serio problema di sicurezza pubblica. La recinzione installata per delimitare la parte non ristrutturata del complesso risulta instabile e in più punti completamente sfondata, facilitando l’ingresso soprattutto ai più giovani, che possono così accedere liberamente a un’area potenzialmente molto pericolosa.
Non solo. Uno dei locali sarebbe rimasto con il portone aperto, lasciando di fatto l’intera struttura accessibile a chiunque. E viene da chiedersi cosa ci sia oggi all’interno di quegli ambienti lasciati senza controllo. Sarebbe forse il caso che qualcuno effettuasse verifiche immediate, prima che accada qualcosa di irreparabile.
«Siamo andati anche a Milano – commenta amaramente Giustino Guarini – a promuovere tutto questo con cataloghi e materiale dedicato a Venafro. Ci dissero che i nostri biscotti erano andati a ruba, che il nostro olio era stato degustato e apprezzato. Sembrava davvero che avessimo finalmente sfondato. Eravamo convinti che orde di visitatori sarebbero arrivate da noi e che questa valle di lacrime potesse trasformarsi nell’Eldorado del turismo storico ed enogastronomico del Molise e del Mezzogiorno. Ma non si è visto nulla».
E in effetti, a oltre undici anni dalla chiusura dell’Expo del 2015, le aspettative si sono dissolte nel nulla.
Gli scavi archeologici e i monumenti sono rimasti abbandonati al proprio destino o chiusi al pubblico. Le chiese, nonostante il loro immenso valore storico e artistico, continuano a restare sigillate, aperte soltanto in occasione delle celebrazioni religiose. Le poche attività legate all’enogastronomia hanno continuato a sopravvivere tra mille difficoltà e alcune, nel frattempo, hanno persino abbassato definitivamente la saracinesca.
Nemmeno le opere infrastrutturali considerate essenziali sono state completate. Guarini cita, ad esempio, la sistemazione dell’area adiacente al Castello Pandone e soprattutto la strada interrotta che conduce alle spalle del maniero: un’incompiuta che continua a rappresentare l’emblema dell’immobilismo.
E poi c’è il Verlasce. Una sorta di terra di nessuno dove, ormai, non si comprende più nemmeno a chi competano manutenzione, controllo e tutela.
Il monumento versa in uno stato di abbandono sempre più evidente: erbacce alte, rifiuti, alberi pericolanti, strade di accesso degradate, incuria diffusa. La rete di protezione dell’area in rovina è stata sfondata senza che nessuno intervenisse per ripristinarla.
«Prima o poi – avverte Guarini – rischieremo di piangere qualche disgrazia».
E intanto il Verlasce, che avrebbe dovuto rappresentare il cuore del rilancio culturale della città, oggi è diventato – denuncia amaramente – «il cesso dei cani del circondario, il rifugio dei gatti randagi e una discarica di rifiuti domestici».
Una fotografia durissima, ma che pone interrogativi inevitabili. Perché nessuno interviene almeno per garantire la messa in sicurezza dell’area? Perché non viene effettuata una manutenzione ordinaria capace almeno di contenere il degrado?
I residenti parlano anche di strani movimenti notturni, rumori sospetti provenienti dai locali abbandonati del complesso, persone che si introdurrebbero nell’area approfittando dell’assenza di controlli.
Nel frattempo, il Verlasce continua lentamente a consumarsi nell’indifferenza generale. E con esso si consuma anche l’ennesima occasione perduta per Venafro e per il Molise.
«Immaginate cosa potrebbe essere tutto questo in mano ad altri popoli – conclude Guarini –. In Inghilterra, attorno a Stonehenge, quattro pietre hanno costruito la fortuna di intere città».     MARCO FUSCO

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