Proseguono senza sosta le audizioni in Questura nell’ambito dell’inchiesta sul caso di Pietracatella. Anche ieri la Squadra Mobile guidata da Marco Graziano ha continuato a sentire persone informate sui fatti. Giovedì scorso è stata nuovamente ascoltata Laura Di Vita, cugina di Gianni, che dal giorno della tragedia sta ospitando in casa padre e figlia.
La donna, residente di fronte all’abitazione di via Risorgimento, è stata sentita per oltre quattro ore e mezza. Si tratta della seconda audizione nel giro di pochi giorni: già mercoledì 8 aprile era stata convocata a sorpresa in serata. In entrambe le occasioni ha risposto a verbale per “sommarie informazioni”, con l’obbligo di dire la verità. Sul contenuto delle dichiarazioni viene mantenuto il massimo riserbo. Intercettata dalla stampa all’ingresso della questura di via Tiberio, continua a non rilasciare dichiarazioni ai cronisti.
Le audizioni si inseriscono in un’attività investigativa sempre più intensa: sono circa cinquanta le persone ascoltate finora. Tra queste anche Gianni Di Vita, ex sindaco di Pietracatella ed ex tesoriere regionale del Pd, e la figlia Alice, sentiti separatamente nel corso di una lunga giornata di interrogatori. Le loro versioni, secondo quanto trapela, risulterebbero coerenti.
Uno dei punti centrali dell’inchiesta resta la cena del 23 dicembre, su cui lo stesso Di Vita ha fornito una ricostruzione. Quella sera, secondo quanto riferito alla difesa, a tavola c’erano solo tre persone: lui, Antonella e Sara, mentre Alice era fuori casa. Il menù avrebbe incluso cozze – avanzate da un pranzo aziendale del giorno precedente – oltre a insaccati e giardiniera. L’avvocato difensore, Vittorino Facciolla, ha smentito l’ipotesi di “vuoti di memoria” da pare del suo assistito, ribadendo che Di Vita ha indicato con chiarezza gli alimenti presenti in tavola. Resta tuttavia da chiarire chi abbia effettivamente consumato i diversi cibi, elemento ritenuto cruciale per le indagini.
Non si esclude, intanto, un nuovo sopralluogo nell’abitazione di via Risorgimento, già oggetto di una prima ispezione esterna.
Sul piano tecnico, si rafforza il fronte delle consulenze: Di Vita ha infatti nominato un proprio esperto, il tossicologo forense Mauro Iacoppini, che affiancherà il medico legale Marco Di Paolo. L’incarico punta ad approfondire in particolare la questione della presunta presenza di ricina, dopo gli esiti degli accertamenti dell’istituto Maugeri di Pavia. La relazione finale delle indagini affidate al centro specializzato, condotte dal professore Locatelli, è attesa a giorni.
Infine, sul fronte legale, si registrano cambiamenti nella rappresentanza: sia il padre di Antonella Di Ielsi sia Alice hanno rinunciato al mandato conferito allo studio Messere, già difensore di Gianni Di Vita prima dell’arrivo dell’avvocato Facciolla.
L’inchiesta, che nei mesi ha cambiato direzione passando dall’ipotesi di omicidio colposo a quella di duplice omicidio premeditato, resta al momento senza indagati. Intanto prosegue la ricostruzione delle ultime giornate: il 24 dicembre la famiglia avrebbe pranzato dai nonni materni e cenato da quelli paterni; il 25 si registra il primo accesso in ospedale, seguito da altri due il 26 e il 27, giorno della morte di Sara, mentre Antonella morirà il giorno successivo. Le indagini proseguono dunque su più fronti, tra audizioni, verifiche tecniche e ricostruzioni puntuali delle ultime giornate trascorse dalla famiglia. Molti gli interrogativi ancora aperti, a partire da cosa sia realmente accaduto a tavola quella sera del 23 dicembre.

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