La conferenza stampa si è tenuta ieri pomeriggio, lunedì 20 aprile, nell’aula del tribunale di via Bachelet. Davanti ai cronisti, il procuratore capo di Vasto Domenico Seccia ha ricostruito, con parole misurate ma durissime, il delitto che appena ventiquattr’ore prima aveva sconvolto la città. Domenica 19 aprile Andrea Sciorilli, 21 anni, è stato ucciso dal padre all’interno dell’abitazione di famiglia. Un omicidio maturato, secondo la Procura, al termine di anni di tensioni, litigi e rapporti sempre più deteriorati. «Siamo di fronte a un omicidio consumato in un contesto familiare carico di dissapori e contrasti, che si sono trascinati nel tempo fino a sfociare nell’azione omicidiaria», ha detto Seccia aprendo l’incontro con la stampa. Parole che hanno subito dato il senso della tragedia. Non un gesto improvviso e incomprensibile, ma l’epilogo drammatico di una situazione familiare difficile, segnata da contrasti che si erano trascinati nel tempo fino a esplodere domenica mattina, tra le stanze dell’abitazione dove Andrea viveva con i genitori. Il padre del ragazzo, fermato poche ore dopo il ritrovamento del corpo, ha confessato nella notte. Durante l’interrogatorio, andato avanti per diverse ore tra la caserma dei Carabinieri e gli uffici della Procura, l’uomo ha ammesso le proprie responsabilità, parlando inizialmente di una violenta colluttazione nata, a suo dire, «nel tentativo di difendersi». La ricostruzione emersa dalle indagini racconta però una scena ben diversa. Andrea sarebbe stato colpito nella sua camera da letto, all’interno dell’appartamento di famiglia. In un primo momento si era pensato che il delitto fosse avvenuto nel garage dove il giovane è stato ritrovato privo di vita, in fondo alla rampa che conduce ai box. I rilievi eseguiti dal Sis, il Servizio investigazioni scientifiche, hanno invece permesso di stabilire che l’aggressione si è consumata in casa e che il corpo è stato successivamente trascinato o comunque spostato nel garage. L’arma utilizzata per uccidere il ventunenne è un’ascia. Anche questo dettaglio è emerso nel corso delle ultime ore. Dopo il delitto, il padre avrebbe cercato di cancellare le tracce: avrebbe ripulito l’arma e l’avrebbe nascosta proprio nel garage, dove è stata poi recuperata dagli investigatori. Sull’ascia, così come sugli abiti dell’uomo, trovati intrisi di sangue, sono ora in corso tutti gli accertamenti tecnici e scientifici disposti dalla Procura. A dare l’allarme è stato un testimone. Un vicino o comunque una persona che si trovava nella zona ha notato il padre di Andrea aggirarsi in maniera sospetta accanto al corpo del figlio. Lo ha visto «trafficare» vicino alla salma e, intuendo che fosse accaduto qualcosa di gravissimo, ha chiamato immediatamente i Carabinieri. Quando i militari della Compagnia di Vasto sono arrivati sul posto, insieme ai colleghi del Nucleo investigativo di Chieti, si sono trovati davanti una scena drammatica: il corpo di Andrea era a terra, nel garage, mentre il padre si trovava poco distante. Di lì a poco è rientrata a casa anche la madre del ragazzo, che era al lavoro e che ha trovato il figlio ormai senza vita. Per gli inquirenti il fermo dell’uomo è avvenuto in una situazione di «quasi flagranza». Nella notte è stato disposto l’arresto e il trasferimento nel carcere di via Torre Sinello, dove l’uomo resta ora detenuto in attesa dell’udienza di convalida e della definizione del capo d’imputazione. Fondamentale per chiarire definitivamente la dinamica sarà l’autopsia, fissata per mercoledì. L’esame autoptico dovrà stabilire il numero esatto dei colpi e la causa precisa della morte. Secondo quanto anticipato dal procuratore Seccia, Andrea presentava profonde ferite compatibili con l’uso di un’arma da taglio pesante: una lesione all’altezza dello zigomo e un’altra, ritenuta probabilmente mortale, nella zona dello sterno. Gli investigatori stanno anche cercando di ricostruire con precisione ciò che è avvenuto nelle circa due ore successive all’omicidio. È questo, al momento, uno dei punti ancora oscuri dell’inchiesta. Non è chiaro se Andrea sia riuscito a scendere con le proprie forze fino al garage, prendendo l’ascensore, oppure se sia stato portato lì dal padre quando era già morto o agonizzante. Dietro il delitto, secondo la Procura, ci sarebbe l’ennesimo litigio tra padre e figlio. Un contrasto nato, almeno in parte, dalle preoccupazioni dell’uomo per il futuro del ragazzo. Andrea non lavorava e, secondo quanto riferito dagli inquirenti, da tempo il padre insisteva perché si iscrivesse a un corso di formazione professionale a Piacenza, finalizzato a diventare ispettore amministrativo dell’Asl. «La pista più solida – ha spiegato Seccia – è quella di una lite familiare legata a queste tensioni». Ma gli investigatori stanno approfondendo anche altri aspetti della vita del giovane. In particolare, si sta verificando se Andrea frequentasse ambienti legati al consumo di stupefacenti. La Procura ha precisato che, allo stato attuale, non esiste alcun elemento che faccia pensare ad attività di spaccio: dalle prime verifiche emergerebbe solo un possibile uso personale di droghe leggere. Nel corso della conferenza stampa è emerso anche un precedente episodio di tensione all’interno della famiglia. Nel 2024, infatti, il padre e la sorella di Andrea avevano presentato una denuncia per maltrattamenti, inserita nel cosiddetto “codice rosso”. Quel procedimento era stato successivamente archiviato, dopo il ritiro della querela, e non erano stati rilevati elementi tali da far ritenere imminente un pericolo. Ora, però, quel precedente torna al centro dell’attenzione degli investigatori, chiamati a ricostruire il clima vissuto all’interno della casa negli ultimi mesi. «È una vicenda che colpisce prima di tutto per il suo dramma umano», ha concluso il procuratore Seccia. Un dramma che ha sconvolto l’intera città di Vasto, ancora incredula davanti alla morte di un ragazzo di 21 anni e alla scoperta che a ucciderlo sia stato suo padre.























