È diventato nel giro di poche ore uno dei casi più discussi sui social in Molise. Video, indiscrezioni, messaggi privati e spezzoni rilanciati da un profilo all’altro hanno alimentato una vicenda che ora è finita all’attenzione della magistratura. Al centro c’è Primiano Bavota, molto conosciuto online per i contenuti dedicati a Termoli, Larino e al territorio, che ha denunciato pubblicamente la diffusione di filmati realizzati con l’intelligenza artificiale nei quali il suo volto sarebbe stato inserito in scene intime mai avvenute.
Primiano Bavota ha scelto di intervenire direttamente per smentire ogni autenticità del materiale circolato in rete, parlando apertamente di video manipolati e costruiti artificialmente con tecniche di deepfake. In un messaggio diffuso ai propri follower, ha invitato chiunque abbia ricevuto quei contenuti a non inoltrarli, non salvarli e non condividerli ulteriormente, ricordando che la diffusione di materiale falso e lesivo dell’immagine di una persona può integrare diverse ipotesi di reato.
Secondo quanto riferito dallo stesso Bavota, la denuncia è già stata presentata e sarebbero partite le indagini della Polizia Postale e della Procura della Repubblica di Larino, che stanno cercando di ricostruire la provenienza dei filmati, individuare il primo canale di diffusione e risalire all’autore, o agli autori, della manipolazione. Un lavoro complesso, perché spesso questo tipo di contenuti viene fatto circolare inizialmente attraverso gruppi chiusi, chat private e profili anonimi, per poi propagarsi rapidamente sui social network.
Il caso ha riportato al centro dell’attenzione il fenomeno dei deepfake, sempre più diffuso anche a livello locale. Attraverso software di intelligenza artificiale è possibile sovrapporre il volto di una persona a quello di un’altra, generando video apparentemente credibili ma completamente falsi. Una tecnologia che, se utilizzata in modo illecito, può trasformarsi in uno strumento di diffamazione, estorsione o gogna mediatica.
Negli ambienti vicini a Bavota prevale amarezza e indignazione. Da anni il creator racconta sui social il territorio, i piccoli centri, le criticità e le storie umane tra Termoli, Larino e il basso Molise, costruendo una comunità molto numerosa di follower. Per questo motivo la vicenda ha avuto un impatto immediato, generando decine di messaggi di solidarietà e sostegno da parte di utenti, cittadini e conoscenti.
Molti hanno espresso vicinanza a Bavota, invitando a non alimentare ulteriormente la circolazione del materiale. «Condividere significa diventare parte del problema», è il messaggio che si sta diffondendo in queste ore tra quanti lo seguono. Anche perché, al di là della curiosità o dello scalpore, la pubblicazione e il rilancio di contenuti manipolati possono avere conseguenze molto pesanti sulla reputazione, sulla vita privata e sull’equilibrio personale della vittima.
La Procura di Larino dovrà ora verificare eventuali responsabilità penali. Tra le ipotesi che potrebbero essere valutate ci sono la diffamazione aggravata, la sostituzione di persona e la diffusione illecita di materiale alterato. Non si esclude inoltre che gli investigatori possano acquisire dispositivi, profili social e cronologie delle chat per ricostruire il percorso seguito dai video.
Intanto Bavota ha ribadito la propria volontà di andare fino in fondo: nessuna tolleranza verso chi ha creato o fatto circolare i filmati. Una vicenda che scuote non soltanto lui, ma un’intera comunità, e che mostra con forza quanto il confine tra tecnologia e abuso possa diventare pericolosamente sottile quando l’intelligenza artificiale viene usata per colpire una persona.

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