La voce si incrina, le mani stringono un fazzoletto stropicciato, mentre in aula cala un silenzio denso. Per quasi un’ora e mezza Irma Forte ripercorre la sua vita e quella mattina di sangue, fino a trovare le parole che pesano più di tutte: «Sono pentita. Volevo la libertà e invece ho rovinato la vita dei miei figli». Quei figli che, però, hanno deciso di non costituirsi parte civile contro la madre, confermando di non averla mai abbandonata, alleggerendo la posizione processuale della donna, rea confessa del delitto.
È durato quasi un’ora e mezza il racconto reso in aula dalla 69enne imputata per l’omicidio del marito Carlo Giancola, ucciso la vigilia di Natale del 2022 nella casa coniugale di Santa Maria del Molise. Davanti alla Corte d’Assise presieduta da Enrico Di Dedda, la donna ha ripercorso la propria versione dei fatti. Nel corso dell’udienza, ha ricostruito una lunga convivenza coniugale segnata, a suo dire, da insulti, minacce e da una condizione di forte dipendenza del marito, non autonomo e con problemi di abuso di alcol. «Beveva un litro di vino a pranzo e un altro a cena» – ha spiegato rispondendo alle domande del pubblico ministero Marco Gaeta.
«In 47 anni quello che lui decideva era legge» – ha aggiunto, riferendo anche dell’assunzione di tranquillanti prescritti dai medici del Neuromed per contenere comportamenti ritenuti ingestibili, dopo una caduta che gli aveva causato un trauma cranico.
La donna ha raccontato di aver sopportato per anni, soprattutto per il bene dei figli. Ha ricordato un episodio avvenuto il giorno prima del delitto, quando il marito – ha riferito – le avrebbe dato una gomitata, provocandole la rottura del labbro.
Entrando nel dettaglio della sera precedente l’omicidio, rispondendo alle domande dell’avvocato difensore Giuseppe De Rubertis, Forte ha spiegato che il marito si era coricato intorno alle 21.30. «Verso mezzanotte me lo sono trovato davanti mentre uscivo dalla cucina dopo aver rassettato: voleva che accendessi di nuovo il camino». Da lì sarebbe nata una discussione, con insulti e minacce. Alle 6 del mattino, ha proseguito, l’uomo sarebbe entrato in camera da letto con una mazza di legno usata per il fuoco: «Me la sono ritrovata in faccia e ho reagito. Ho avuto paura di essere colpita, mi si è oscurato cielo e terra. L’ho colpito sulla fronte. Ho avuto una forza che non credevo di avere».
La 69enne ha ammesso di aver inferto più colpi: «Non ero io quella mattina, ma mi ha fatto soffrire tanto e ho scaricato su di lui tutta la mia sofferenza». Un racconto accompagnato da momenti di forte emotività, tra le lacrime, con quel fazzoletto stretto tra le mani.
Secondo la difesa, l’imputata ha sostanzialmente confermato quanto già dichiarato in fase di indagini. «Ha ricostruito in maniera coerente i fatti, il rapporto conflittuale con il marito e la dinamica dell’accaduto» – ha dichiarato l’avvocato Demetrio Rivellino, parlando di una reazione sproporzionata a un tentativo di aggressione. I legali hanno inoltre sottolineato il pentimento della donna e il risarcimento dei danni ai familiari della vittima, attraverso la rinuncia all’eredità.
Il processo proseguirà il 15 maggio con l’audizione della consulente di parte della difesa. Una nuova udienza è fissata per il 29 maggio, quando potrebbe arrivare la sentenza. Irma Forte, che attualmente vive a Bojano ed è sottoposta al divieto di dimora in provincia di Isernia, rischia una condanna fino a 20 anni di reclusione. Alla donna è stata riconosciuta la semi-infermità mentale al momento del fatto.






















