Un nuovo, significativo passo in avanti nelle indagini sul giallo di Pietracatella. Nella mattinata di ieri gli investigatori sono tornati nell’abitazione della famiglia Di Vita, in via Risorgimento 17, cuore della vicenda che ruota attorno alla morte di Sara e Antonella, uccise da un avvelenamento da ricina. Un sopralluogo atteso, disposto dalla Procura, che segna il passaggio a una fase più incisiva dell’attività investigativa.
Le operazioni hanno preso il via intorno alle 9.30 con l’arrivo della Sqadra Mobile, guidata dal dirigente Marco Graziano. In contemporanea è giunto anche il consulente tecnico della famiglia, Giovanni Alfonso, presente in rappresentanza degli avvocati Vittorino Facciolla e Paolo Lanese, legali delle parti offese.
Alle 9.45 il dispositivo operativo era già pienamente attivo: gli specialisti della Scientifica di Campobasso, affiancati dai colleghi di Napoli, hanno allestito una tenda esterna destinata alle operazioni di vestizione. Un passaggio cruciale per garantire la massima integrità della scena: tute protettive, guanti e procedure rigorose per evitare qualsiasi contaminazione.
Poi, alle 10.23, il momento chiave: la rimozione dei sigilli e l’ingresso nell’abitazione. All’interno sono entrati due agenti della Scientifica di Campobasso, due di Napoli, il consulente di parte e un operatore della Squadra Mobile incaricato di documentare ogni fase con riprese video. Fuori, intanto, si concentrava l’attenzione mediatica: decine di giornalisti, tra stampa e televisioni nazionali, in attesa di cogliere dettagli utili a comprendere la direzione delle indagini.
Tra le domande rimaste sospese, una su tutte: oltre ai dispositivi elettronici, gli investigatori stavano cercando anche eventuali tracce di ricina in quegli ambienti rimasti cristallizzati nel tempo? Un interrogativo che accompagna un’inchiesta ancora densa di zone d’ombra.
Le verifiche si sono concentrate principalmente sull’appartamento al secondo piano, dove viveva la famiglia Di Vita, ma non sono mancati controlli anche nell’abitazione al primo piano, appartenente alla madre di Gianni. L’intero stabile, del resto, è sotto sequestro sin dalle prime fasi dell’indagine.
Non si tratta del primo accesso nell’immobile. In una fase iniziale, quando si ipotizzava un’intossicazione alimentare, gli investigatori avevano già effettuato un sopralluogo sequestrando diversi alimenti, poi analizzati dall’Istituto Zooprofilattico di Teramo.
Le attività di ieri, tuttavia, hanno avuto un focus diverso e più mirato. L’acquisizione dei dispositivi elettronici ha richiesto oltre due ore di lavoro, concludendosi alle 12.55, quando gli operatori hanno lasciato l’abitazione.
Intanto, il quadro investigativo continua ad ampliarsi: sono circa 70 le persone ascoltate finora dalla Squadra Mobile. Un numero che dà la misura della complessità del caso e della volontà degli inquirenti di non lasciare nulla di intentato.
Gli accertamenti tecnici rappresentano oggi un passaggio decisivo. È da questi elementi, incrociati con i risultati delle analisi scientifiche e delle testimonianze raccolte, che potrebbe emergere la chiave per ricostruire gli ultimi momenti di una vicenda ancora avvolta nel mistero e, soprattutto, per individuare eventuali responsabilità. sl
























