Pd, 5 stelle, Sinistra italiana, Verdi, Psi e Italia viva. Un lungo elenco di sigle di partito chiude lo stringato comunicato che convoca per stamattina alle 9.45 una conferenza stampa dei progressisti sui tagli previsti dal Programma operativo 2026-2028 della sanità molisana. All’osso: chiusura del reparto di Emodinamica al San Timoteo di Termoli, disattivazione del Punto nascita al Veneziale di Isernia e riconversione del Caracciolo in ospedale di comunità.
Il campo largo prova una strategia comune, che passa per il coinvolgimento dei parlamentari (annunciato dalla capogruppo dem Alessandra Salvatore e confermato dal pentastellato Roberto Gravina che ha ribadito l’importanza della commissione di indagine che lui stesso ha contribuito a promuovere). Ma le crepe, già percepibili nello schieramento che stamattina accoglierà i cronisti a Palazzo D’Aimmo (è già toto assenti), diventano evidenti a leggere la nota del leader di Costruire democrazia Massimo Romano. Quella di oggi, ha commentato ieri alla vigilia Romano, è la prima seduta del Consiglio dopo «la pubblicazione del PO 2026/2028 dei commissari che certifica il tracollo finanziario, sanitario e istituzionale del Molise. Che fare ora? Continuare l’ammuina come stanno facendo centrosinistra e centrodestra rinfacciandosi le colpe del disastro (come se non ne fossero responsabili alla pari), oppure mettere in campo finalmente, già da domani (visto che in questi tre anni di legislatura hanno dormito) un’azione politica e giudiziaria per uscire dal pantano calibrata sui temi sostanziali e non sugli slogan. Da anni – ha rivendicato – il nostro movimento civico Costruire Democrazia sta combattendo in totale solitudine nelle aule istituzionali e dei Tribunali per affermare due principi: che la responsabilità del disastro è dello Stato e non della Regione, e che i molisani non possono continuare a fare da banca a due società per azioni (strutture sanitarie private) che fanno utili a otto cifre, alle quali anticipiamo decine di milioni di euro ogni anno di tasca nostra per la cura dei pazienti di altre regioni mentre i conti pubblici sprofondano in un pozzo senza fondo e i molisani sono costretti ai viaggi della speranza fuori regione anche per interventi di routine. Su questi ed altri temi decisivi ho presentato specifici emendamenti che andranno domani in discussione e dai quali misureremo chi vuole salvare il Molise e chi invece continua a fare solo chiacchiere reggendo il gioco del giaguaro».
Intanto il governatore Francesco Roberti ha chiesto un incontro al direttore di Agenas Angelo Tanese per affrontare un argomento tanto spinoso quanto lampante: a fronte delle diffuse, e certificate, difficoltà finanziarie di tante amministrazioni regionali nella gestione della sanità, è inaccettabile che solo il Molise sia ancora (da ormai quasi 20 anni) commissariato, va aiutato a uscire dal tunnel.
Mentre prepara la strategia per andare a chiedere una mano al dg Agenas, il capo di Palazzo Vitale sta spulciando con il suo staff i numeri, assoluti ed economici, delle prestazioni erogate da reparti e ospedali destinati di qui a poco a chiudere (entro il 31 ottobre l’Emodinamica di Termoli, da subito il Punto nascita di Isernia) o a cambiare status (da giugno il Caracciolo non sarà più tecnicamente ospedale). Attraverso il controllo di gestione dell’azienda sanitaria, ad esempio, sarebbe venuto già fuori che la disattivazione del laboratorio di Emodinamica sulla costa produrrebbe un disavanzo perché aumenterebbe la mobilità passiva (per via degli infarti trattati fuori regione, è previsto l’accordo con strutture pugliese fra l’altro). Costa di più chiudere l’Emodinamica a Termoli che tenerla aperta. Elementi utili in vista del ricorso al Tar che Roberti ha immediatamente annunciato. r.i.

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