Si è concluso con il sequestro dei dispositivi elettronici il sopralluogo effettuato nell’abitazione della famiglia Di Vita, al centro dell’inchiesta sulla morte di Sara e Antonella. Al termine delle operazioni condotte dalla Squadra Mobile e dalla Polizia Scientifica, il consulente tecnico della famiglia, Giovanni Alfonso, si è intrattenuto con i giornalisti per fare il punto sull’attività svolta.
Il professionista ha chiarito fin da subito il proprio ruolo, limitato al supporto tecnico, fornendo però elementi utili a delineare quanto emerso durante l’accesso nell’immobile. «Sono stati sequestrati cinque cellulari e altri dispositivi elettronici. Hanno cercato altro, ma alla fine sono stati acquisiti solo questi», ha spiegato.
Nel dettaglio, gli investigatori hanno acquisito cinque smartphone – tre iPhone, un Samsung e uno Xiaomi – oltre a un computer portatile trovato in cucina e a un tablet. Dispositivi rinvenuti in diversi punti della casa: uno nella cameretta di Sara, un altro in un giubbino e altri all’interno dei cassetti. «Non so dire a chi appartengano», ha precisato Alfonso.
Particolarmente significativo lo stato dei telefoni: «Molto probabilmente tre dei cellulari non sono più utilizzati, li abbiamo trovati senza sim». Un elemento che, tuttavia, non consente conclusioni immediate. «I telefoni non sono stati accesi ma sequestrati spenti», ha aggiunto, ricordando che anche dispositivi privi di scheda possono comunque contenere dati utili.
Sul fronte delle analisi, i tempi si prospettano tutt’altro che brevi. «Ogni cellulare dovrà essere acquisito e sottoposto a copia forense», ha spiegato il consulente. Un’operazione complessa che richiede tempo: un esempio arriva dal cellulare di Alice, già acquisito dalla Procura il 28 aprile, per il quale sono stati necessari circa quattro giorni di lavoro per completare l’estrazione dei dati, conclusa il 2 maggio.
Nel corso del sopralluogo sono stati inoltre effettuati rilievi video completi su entrambi i piani dell’edificio, sia nell’abitazione della famiglia Di Vita sia in quella della madre di Gianni, a conferma di un’attività investigativa estesa e meticolosa.
Nessun riscontro, invece, su altri materiali: «Non sono state sequestrate chiavette, né materiale cartaceo o quaderni», ha precisato Alfonso, che ha infine ribadito la natura del proprio intervento anche rispetto al tema più delicato dell’indagine: «Sulla ricina non posso dire nulla, sono qui solo per la parte tecnica. Non spettava a me effettuare sequestri. Io ho solo partecipato al sopralluogo».

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