Di certo c’è che Stefano Petracca non le manda a dire: il decreto emesso del commissario della sanità Donato Toma che affida la prescrizione della radioterapia al Cardarelli, «in teoria ci obbliga a uccidere i nostri pazienti». E ancora: da un commissario che gestisce la sanità «ci si aspetta un minimo di competenza, l’ignoranza e il dolo quando si tratta di vite umane non è tollerabile». Chiede l’intervento del ministro Schillaci per revocare quel provvedimento a anticipa che se le cose non cambiano da fine mese il centro smetterà di accettare pazienti radioterapici avviando così la chiusura del reparto.
Da due settimane l’oncologia dell’ospedale pubblico diretta da Gianfranco Giglio è competente per la validazione dei programmi di trattamento radioterapici. Per i pazienti non cambierà nulla, aveva assicurato il governatore Toma (ed è anche nero su bianco sulle linee guida operative approvate dall’Asrem, ndr) – ricorda il presidente di Gemelli Molise nella conferenza tenuta insieme al legale Fabio Verile e al direttore della radioterapia Francesco Deodato – e invece sono accaduti «fatti veramente gravi che riguardano la salute dei pazienti».
Cosa in particolare? «Disfunzioni, perdite di tempo, mancate risposte e risposte errate. Rispondono (dal Cardarelli, ndr) alle pec solo il martedì e il venerdì. Ma ci sono cose più gravi – elenca Verile – e riguardano la validazione». Adesso funziona che Deodato visita un paziente e redige il piano terapeutico, poi la validazione è affidata a un oncologo. «Il dottor Gianfranco Giglio – scandisce l’avvocato – perché qui bisogna fare nomi e cognomi. L’oncologo non ha competenze specifiche. Quindi Giglio, senza fare alcuna visita, legge quello che prescrive il professor Deodato – Deodato per esempio indica 23 schermature personalizzate – e di quelle 23 schermature ne autorizza due». Oppure 1 invece di 89. Due casi concreti che il Gemelli mostra con le carte. «Deodato – prosegue Verile – chiama il collega e gli chiede perché. E candidamente Giglio risponde: hai ragione, sono d’accordo con te ma mi è stato imposto, detto, ordinato di fare così perché le devo eliminare (le schermature, ndr)». Chi lo ha detto a Giglio? Il legale è un fiume in piena: «La dottoressa Oriunno, uno degli ispettori Asrem, legato alla struttura commissariale», che non è un medico, ma «laureata in scienze politiche». Con queste prescrizioni, taglia corto, o il paziente muore o la terapia non sortisce effetti. A suo parere, in questa situazione, si rinvengono ipotesi di reato contro la persona. Probabilmente già denunciate perché specifica «abbiamo fatto tutto quello che la legge consente».
Che sulle schermature si sarebbero creati problemi rilevanti era prevedibile perché è su questa prestazione che si sono appuntati i sospetti e i rilievi del nucleo di controllo che si è recato a fare le ispezioni al Gemelli nell’autunno scorso (c’era anche la Oriunno). A più riprese in questi giorni Deodato ha spiegato che la sua radioterapia ne utilizza molte, il numero si decide caso per caso, per poter centrare al meglio il tumore da colpire ed evitare invece che le radiazioni danneggino altri organi. Il paziente in questo modo ha meno effetti collaterali. «Io sono un fuorilegge al momento», confessa il prof che insegna alla Cattolica. «Faccio 23 schermature ma non mi sono state autorizzate. Stiamo in pratica garantendo la salute perché non rispettiamo il decreto del commissario».
Poi fornisce un po’ di dati sulla procedura che, in base alle disposizioni operative dell’azienda sanitaria non avrebbe avuto effetti sui malati oncologici. Dal 6 febbraio il Gemelli ha inviato 140 pec (con un punto interrogativo sul rispetto delle norme sulla privacy e sul trasferimento di dati sanitari), di cui 120 per pazienti molisani. Le mail Deodato non le invia solo nei due giorni a settimana e nell’orario da ambulatorio che osserva l’oncologia del Cardarelli (come indicato dalle linee guida Asrem), ma quando ha pronto il piano terapeutico da validare. «Ci hanno risposto: dovete mandarle il martedì e il venerdì». Non c’erano inoltre indicazioni sui pazienti extraregionali e su quelli già in trattamento, per entrambi il reparto di Giglio si è dichiarato non competente.
Comunque, sono state finora autorizzate 31 pratiche che comportano la prescrizione di 293 impegnative: 157 sono state rimandate indietro per la correzione perché recavano un codice di esenzione sbagliato. Probabilmente, aggiunge il prof a discolpa dei colleghi sommersi da un carico di lavoro enorme e aggiuntivo a quello “statutario”, a causa dell’affanno provocato anche al Cardarelli dalle nuove disposizioni. Intanto, gli assistiti perdono giorni preziosi, che non si perdevano quando centro proscrittore era il Gemelli.
Questa situazione «per noi non è sostenibile, non è accettabile. L’unica persona – chiosa Petracca – a cui mi sento di rivolgere un appello, a nome del Gemelli e dei pazienti oncologici del Molise, è il ministro Schillaci: serve un rimedio immediato, altrimenti noi a fine mese inizieremo a chiudere la radioterapia (assicurando le prestazioni a chi è già in trattamento, ndr), perché siamo fuorilegge». Respinge l’idea che la questione sia economica o legata al budget, quella può essere regolata nelle idonee sedi giudiziarie. «Se avessimo ragionato da investitori questa struttura sarebbe fallita a luglio». Ma certo, ammette, i tempi della giustizia non sono conciliabili con quelli di un trattamento salvavita e neanche con l’esigenza di pagare ogni mese gli stipendi.
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