Domani, martedì 10 ottobre, è un giorno importante per la storia della comunità di Baranello: 120 anni fa, nel 1897, era una domenica, ebbe luogo la festa inaugurale del Museo civico contenente una copiosa collezione di oggetti antichi donati al Comune dall’architetto Giuseppe Barone e della fontana monumentale dedicata a Cerere.
Sono due “perle” importanti di questo grazioso paese del Molise Centrale, che ha dato i natali a grandi personaggi, quali Giuseppe Zurlo.
Balza subito agli occhi la data, a numeri romani, riportata sulla fontana, MDCCCXCVI, cioè 1896, anno che non coincide con quello dell’inaugurazione che, come riportava la stampa dell’epoca, fu appunto il 10 ottobre 1897, bensì quello della sua realizzazione avvenuta contestualmente alla costruzione dell’acquedotto pubblico a Baranello e quindi l’arrivo ufficiale dell’acqua potabile in paese.
Infatti dal periodico campobassano il Corriere del Molise del 22 novembre 1896, veniamo a conoscenza che «domenica scorsa (15 novembre, ndr) fu giorno di vera festa per questo paese, giacché la sospirata conduttura delle acque addivenne un fatto compiuto. Per chi nol (non lo, ndr) sappia, Baranello difettava di acqua potabile e gli amministratori comunali vagheggiarono sempre di trasportare qui il salutare elemento. Tale bisogno, con vero affetto di figlio, fu specialmente caldeggiato dal compianto concittadino Cav. Ferdinando Barone, il cui ricordo vive imperituro nell’animo di tutti noi; e la sua opera, con pari zelo, fu menata a termine dai fratelli signori Cav. Alfonso, Sindaco del Comune, e Cav. Marcello, succedutogli nella carica di Consigliere Provinciale. Le acque rigeneratrici giunsero adunque fra il plauso e la commozione della popolazione festante: vi furono evviva solerti promotori, all’Impresa costruttrice Baranello ed all’ing. Direttore dei lavori signor Moronti. Furono spediti telegrammi di occasione al Prefetto, al Consigliere Leoni ed all’Impresa Baranello; in casa Barone, ospitale come sempre, ebbe luogo uno splendido banchetto ed alla sera fiaccolata e fuochi artificiali chiusero la festa, rallegrata anche da una banda musicale. Insomma l’arrivo dell’acqua segna per Baranello un avvenimento di somma importanza, il cui merito se è dovuto al buon volere della popolazione, spetta pure ai signori fratelli Barone, che tanto s’interessarono di questa loro terra natìa».
Sul Corriere del Molise del 3 ottobre 1897, venne pubblicato un trafiletto che preannunciava l’inaugurazione della fontana. «Domenica prossima – 10 andante – sarà per questa cittadinanza un giorno di grande festa, inaugurandosi la fontana monumentale, recentemente costruita…».
Il giorno dell’inaugurazione, appunto il 10 ottobre 1897, sempre sul medesimo periodico veniva pubblicato un articolo in cui si sottolineavano i progressi che Baranello aveva avuto negli ultimi trent’anni. «Oggi, grazie all’affetto ardente della famiglia Barone, la sua faccia è mutata. Non è più il villaggio senza vita e senz’amore¸ ma, come dice il De Chiara, una città in miniatura, pulita, lastricata, illuminata, col suo Museo civico, con la sua Pretura, col suo Ufficio di Registro, con tutte quelle comodità che si trovano solo in un capoluogo di provincia. E in vero: chi per la prima volta vede questo Comune, che sempre più va crescendo nell’armonia della più schietta simpatia, perché bello nei suoi nuovi edifizi e nelle sue ampie strade; bello nell’azzurro profondo del suo cielo, nell’eterno verde delle sue colline, nella fecondità della sua terra, nella pace santa degli amministratori e amministrati, nella bruna avvenenza dei suoi garzoni, nella bellezza impareggiabile delle sue donne, non può a meno di dire: Qui, Dio, volle segnare un punto di predilezione».
Il giorno dell’inaugurazione a Baranello fu festa grande, la giornata si presentò sin dalle prime ore del mattino sotto i migliori auspici, con un cielo limpido ed un sole bellissimo, una folla immensa e ansiosa, attendeva l’arrivo delle Autorità da Campobasso.
«Scoccano le ore 10. E arrivano le vetture attese – si leggeva sul Corriere del Molise del 24 ottobre 1897 -. Dalla prima scende il Prefetto comm. Lastrucci [Domenico 1895-1898], la sua signora e la figlia Adelia; dalle altre, l’onorevole De Gaglia, il commendatore Bucci, il cav. Cimone, l’ispettore di P.S. Massione, l’ingegnere Baranello, i due figli del Prefetto signori Gustavo e Gennaro, il signor Borsella e tanti altri».
Gli illustri ospiti furono ricevuti in Municipio dal sindaco Alfonso Barone e dal dottor Marcello Barone e dalle rispettive signore Amalia e Mariannina; dalla signora Rosina Brunetti e dalla figlia, signorina Giulia; dall’architetto Giuseppe Barone progettista della fontana, nonché fondatore del Museo Civico, costituito da un’importante e cospicua collezione di oggetti d’arte antichi da lui donati al Comune; dal pretore Emilio Tedesco; dal segretario comunale Vincenzo Cornacchione e da tante altre personalità. Ad essi furono servite delle ottime paste con del marsala e del cognac.
«Dopo mezz’ora, dal Municipio, le Autorità sfilano verso il monumento della fontana, fra una folla sempre crescente, e che freneticamente applaudisce – continuava il periodico -. Si entra nella tribuna vicina, e si attende il Clero, che non tarda a venire per dare l’alito di benedizione all’opera d’arte e al getto d’acqua che ne scaturisce. Compiuta la sacra funzione, alla salva di moltissimi mortaretti, al suono de’ sacri bronzi e de’ concerti musicali, tra la gioia e l’esultanza generale, si scopre la fontana. Cinque vibrati discorsi pronunziati dal Sindaco cav. Alfonso Barone, dal Prefetto comm. Lastrucci, dal comm. Francesco Bucci, dall’onorevole De Gaglia e dal consigliere provinciale dott. cav. Marcello Barone, illustrano nobilmente Baranello. Il Comitato, poi, interprete de’ sentimenti del popolo, volle che i tre egregi uomini, si avessero un ricordo della festa; fece perciò coniare in argento due medaglie commemorative per l’architetto Giuseppe e pel dottor Marcello, e una croce in oro smaltato pel cav. Alfonso Barone, e loro le presentano sulla tribuna, fra gli applausi della folla».
Subito dopo tutti si recano ad ammirare la fontana monumentale in marmo bianco di Carrara, di elegante stile Cinquecentesco.
Il monumento «si eleva sopra una base rettangolare, dalla quale risaltano cinque vasche, tutte d’un pezzo – si leggeva sulla stampa dell’epoca -; nelle quattro minori l’acqua sgorga dalle bocche di altrettante maschere di leoni in bronzo; in quella centrale, grandiosa, l’acqua cade a getti arcuati dalle bocche d’un bue e d’un agnello, e zampillante da’ piccoli fori, d’un rastrello, che fa parte di un altorilievo in bronzo allusivo all’agricoltura. Sulla descritta base s’erge un piano decorato con ordine composito, avente nel mezzo una grandiosa nicchia con entro una statua di bronzo alta metri 2,20, rappresentante Cecere, la bella diva de’ campi. Nel fregio, superiormente alla nicchia, èvvi scolpito l’anno MDCCCXCVI della sua erezione, e, per coronamento più in alto, un ricco frontone. Finalmente quattro piramidette tronche, emergenti dal cornicione, nello appiombo de’ quattro pilastri angolari, completano l’armonioso insieme. Negl’interpilastri della facciata si leggono le seguenti iscrizioni: 1^ Il Municipio, per soddisfare ai voti della cittadinanza ed ai nuovi bisogni della civiltà progredita, volle e curò che le acque di Monteverde venissero qui condotte. 2^ A Cerere dedicò questa fonte in onore degli agricoltori di Baranello, che, col lavoro e la sobrietà, contribuirono al suo benessere.
Negl’interpilastri laterali l’autore del monumento ha voluto riprodurre, come augurio al suo paese nativo, alcune strofe del ‘Carme Secolare’ di Orazio, tradotte dal Carducci, ma lievemente modificate, per adattarle al tempo e al luogo. Sono le seguenti: 3^ Almo Sole, che con lucente carro fai sorgere e sparire il giorno e ritorni a nascere diverso e medesimo, possa tu contemplare cosa più grande di questo paese. La Terra fertile di frutti e di greggi dia a Cerere una corona di spighe e le acque salubri e le aure di Giove nutrano la prole. 4^ O Dei, ridate onesti costumi alla docile gioventù, date alla vecchiaia placida quiete ed alla Gente Sannitica date ricchezza, discendenza ed ogni gloria. Che la Fede, la Pace e l’Onore, il Pudore antico e la negletta Virtù osino ritornare e l’abbondanza si mostri col corno pieno».
Alla festa popolare in piazza, fece seguito un’altra inaugurazione: quella del Museo Civico.
«Tra due fitte ali di popolo plaudente le autorità, dalla fontana, ritornarono al municipio, nel cui secondo piano è il museo – si leggeva ancora sulla stampa dell’epoca -. L’ingresso è solo per gli invitati muniti di tessera d’invito, stante la ristrettezza del locale. Nella prima sala, delle antichità classiche e della pittura, le signore seggono da un lato, il Prefetto ad un tavolo, le autorità stanno in piedi intorno. Allora l’arch. Giuseppe Barone donatore del Museo, legge un serio, profondo ed erudito discorso in cui largamente tratteggia delle origini dell’arte e dei musei, e di quello di Baranello in genere».
Barone concluse il suo discorso, con l’augurio che il Museo Civico potesse essere un importante sprone per i cittadini verso un progresso generale, e che fosse foriero di affratellamento con i paesi vicini.
«Numerosi applausi coronarono il suo discorso ed il sindaco, ringraziando l’arch. Barone a nome del popolo intero pel suo munifico e splendido dono, dichiarava aperto al pubblico il Museo Civico di Baranello».
A scoprire la lapide commemorativa, celata da un damasco antico, la signorina Adelia Lastrucci, figlia del prefetto, mentre sotto le finestre la musica intuonava l’inno reale. La bella cerimonia si chiuse con la distribuzione agli intervenuti dell’elegante catalogo-guida al Museo in ricordo del fatidico giorno, che l’arch. Barone aveva fatto stampare, ove venne riprodotto anche il suo discorso inaugurale.
Quel giorno in paese fu festa grande, ci fu anche la processione della festa del Rosario, con fuochi pirotecnici e banda musicale.
Alle ore 14 precise a casa del sindaco, in un immenso salone, fu servito un sontuoso banchetto. La tavola, elegantemente imbandita con fiori e frutta, fu di trenta coperti. Il menù del pranzo fu il seguente: ostriche, zuppa, polli alla cacciatora, pesce fritto, vitello al forno, imbianco di pesce, piccioni arrosti, insalata, crema gelata; formaggi, frutta, vini bianco e rosso di Montagano, vino rosso di Baranello, vino Verdicchione di Busso, champagne, caffè, liquori. Fu un pranzo in cui regnò tra i commensali la più schietta allegria all’insegna del massimo buonumore. Ci furono vari brindisi da parte del prefetto Lastrucci, del commendator Bucci e del signor Borsella. L’architetto Giuseppe Barone fece dono alla figliola del prefetto di una meravigliosa coppa cinese colma di confetti e fiori, pronunciando la seguenti parole: «Nobile e gentile Adelia, accetta questa coppa: essa non è la coppa amatoriale, che i giovani Pesaresi nel XVI secolo offrivano alle loro amanti ricolma di fiori e confetti; ma è una piccola coppa orientale, che io ti offro, perché nella tua tarda età, possa tu ricordare che il 10 ottobre 1897, qui ti recasti, con gl’illustri tuoi genitori, ad inaugurare la fontana monumentale ed il museo civico».
Alle 18,35 una moltitudine di fiammelle illuminò piazza Santa Maria che apparve ancora più bella del solito. Subito dopo gli invitati uscirono da Palazzo Barone e preceduti dal corpo musicale che non si stancò mai di suonare l’inno nazionale, percorsero la strada illuminata per raggiungere le vetture e partire. Il prefetto e gli altri intervenuti, commossi per l’accoglienza, salutarono le autorità locali e il popolo baranellese, mentre un numeroso stuolo di giovani e ragazzi con fiaccole accese accompagnarono per un lungo tratto fuori l’abitato gli illustri ospiti.
Alle ore 19 le carrozze partirono lentamente alla volta di Campobasso fra unanimi, frenetiche e prolungate ovazioni.
Quel 10 ottobre 1897, fu certamente un giorno memorabile per la storia di Baranello che merita, sicuramente, di essere ricordato a lungo.
Enzo Colozza

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