«Il Programma operativo 2026-2028 è in applicabile. Perché se si decidesse di darvi attuazione significherebbe rinunciare al ruolo pubblico della sanità depauperando definitivamente il sistema regionale».
Michele Iorio non ha mai nascosto le sue valutazioni sulle scelte della struttura commissariale e sulle indicazioni dei Tavoli tecnici che si trovano a monte. Per questo, la sua bocciatura totale rispetto al piano adottato dai commissari Bonamico e Di Giacomo il 29 aprile scorso non sorprende.
Assessore ai rapporti con i ministeri dell’Economia e della Salute per il piano di rientro, si dice completamente d’accordo con le iniziative intraprese dal presidente Francesco Roberti. L’obiettivo di fondo, per lui, rimane quello di far tornare la sanità nelle competenze decisionali della Regione, a maggior ragione oggi che anche la Calabria è uscita dal commissariamento.
«La chiusura del Punto nascita al Veneziale, dell’Emodinamica al San Timoteo e la riconversione del Caracciolo in ospedale di comunità rappresentano un colpo mortale alla sanità pubblica. Scelte che porteranno gli utenti di quei servizi a scegliere altri ospedali anche per prestazioni diverse da quelle disattivate, facendo aumentare la mobilità passiva».
Lei non è propriamente un fan della via giudiziaria. Ma stavolta concorda con il ricorso che il governatore sta preparando.
«Ritengo che il presidente abbia fatto bene a dichiararsi in aperto contrasto con le decisioni dei commissari, una posizione credo unica in Italia se pensiamo che le funzioni commissariali sono state svolte, ordinariamente, proprio dai presidenti di Regione. Il ricorso, in questo senso, è un atto rivoluzionario. D’altro canto, ci sono prese di posizione rese all’unanimità dal Consiglio a tutela dei servizi salvavita e, in generale, della centralità della sanità pubblica e delle sue strutture. Al di là di questi dettagli tecnici, comunque, sono convinto che riusciremo a cogliere l’obiettivo di mantenere aperti il Punto nascita e l’Emodinamica e a preservare il Caracciolo come ospedale. Anche perché, ribadisco, i tagli producono come unico risultato l’aumento della mobilità passiva. Un provvedimento iniquo che non raggiunge alcun obiettivo».
Per cogliere questo obiettivo, però, c’è bisogno di un tavolo politico.
«Certo. Serve uno stop amministrativo che si può ottenere attraverso il ricorso e, nel frattempo, costruire una soluzione politica, un provvedimento che mi auguro ci sarà nel più breve tempo possibile. Come sono sempre più convinto, e ne rilancio l’esigenza, che occorre modificare le norme sui commissariamenti».
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