Un viaggio dentro una delle realtà settarie più inquietanti del Novecento. E dentro un’eredità che non è mai davvero scomparsa.
Una storia che sembrava appartenere al passato. E che invece continua ancora oggi a lasciare tracce profonde, ferite aperte e nuove forme di manipolazione.
Da lunedì, 11 maggio, su OnePodcast e su tutte le principali piattaforme streaming “I Bambini di Dio”, il nuovo podcast-inchiesta firmato dai giornalisti Carmine Gazzanni e Flavia Piccinni, già autori di numerose indagini sui fenomeni settari e del podcast (sul caso di Avetrana, ndr) “Sarah, inchiesta su un omicidio”.
Sei episodi costruiti attraverso documenti inediti, audio ritrovati, testimonianze esclusive di ex membri, studiosi, psicologi ed esperti, per raccontare dall’interno la storia dei Children of God, il movimento fondato negli anni Sessanta negli Stati Uniti dal predicatore David Berg e diffusosi rapidamente in tutto il mondo, soprattutto in Italia.
Dietro l’immagine pubblica fatta di canti, spiritualità, libertà e amore universale, il podcast porta alla luce un sistema fondato sul controllo psicologico, sull’isolamento, sulla manipolazione mentale e su abusi sistematici perpetrati ai danni di donne e minori. Un universo oscuro in cui ogni violenza poteva essere giustificata in nome della fede.
«Da oltre dieci anni ci occupiamo di fenomeni settari, pensavamo di aver ormai sviluppato una sorta di “anticorpo” emotivo davanti a certe dinamiche. E invece questa storia ci ha sconvolto profondamente», spiegano Carmine Gazzanni e Flavia Piccinni. «Entrare nelle vite delle persone cresciute all’interno dei Bambini di Dio, ascoltare i loro racconti, recuperare documenti e materiali rimasti nascosti per decenni, è stato un viaggio umano prima ancora che giornalistico».
Attraverso una ricostruzione rigorosa e un lavoro investigativo durato mesi, “I Bambini di Dio” ripercorre le pratiche più controverse della setta: dal cosiddetto “Flirty Fishing”, utilizzato per reclutare adepti e raccogliere denaro, fino ai meccanismi di obbedienza assoluta e alle violenze consumate nel silenzio delle comunità.
«La cosa più inquietante», aggiungono gli autori, «è aver compreso quanto certe strutture di manipolazione non appartengano soltanto al passato. Questa inchiesta racconta una setta storica, ma parla anche del presente, perché le modalità di controllo mentale e di dipendenza psicologica continuano a ripresentarsi sotto forme nuove, spesso più sofisticate e difficili da riconoscere».

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