Una piazza piena, trasversale, attraversata da una preoccupazione che ormai ha superato i confini del dibattito politico per diventare questione quotidiana, concreta, personale. Centinaia di cittadini, operatori sanitari e amministratori locali hanno partecipato alla manifestazione organizzata la scorsa domenica, in occasione della Festa della mamma, per dire no alla chiusura del Punto nascita dell’ospedale Veneziale, simbolo – prima ancora che presidio sanitario – di un territorio che teme di essere progressivamente svuotato.
Le voci raccolte tra i presenti restituiscono il senso di una mobilitazione che nasce dal disagio reale. Non solo dunque la paura di perdere un servizio, ma la percezione di uno smantellamento più ampio che si riverbera sulla qualità dei servizi, quindi sulla qualità della vita di chi il territorio lo abita.
Il punto nascita diventa così il centro di una battaglia che assume un valore più ampio. «Il Punto nascita è un simbolo – dichiara uno dei partecipanti all’iniziativa – e quando cedono i simboli cede la comunità. Il fatto che non si nascerà più qui rappresenta un messaggio devastante: vuol dire che i giovani devono andare via, e questo è un problema che riguarda il territorio e le classi dirigenti future».
Insomma, per i cittadini che sono scesi in piazza domenica pomeriggio – in attesa della mobilitazione studentesca che si terrà nella giornata di oggi – il punto nascita rappresenta un presidio indispensabile per un’area interna già segnata da spopolamento e riduzione dei servizi. Una linea condivisa anche dagli amministratori presenti.
Lorenzo Coia, ex presidente della Provincia, richiama la memoria storica: «Questo ospedale nacque ufficialmente nel 1886. Era l’11 di marzo, sono passati 140 anni. Allora gli ospedali del Molise erano solo tre: Larino, Campobasso e Isernia. Oggi ci troviamo a lottare contro la chiusura di un Punto nascita, il declassamento dell’ospedale di Agnone, la perdita dell’emodinamica a Termoli, quindi lo smantellamento della funzionalità degli ospedali. Questo sarebbe l’unico ospedale di provincia senza una un Punto nascita. Insomma, in quest’ospedale si potrà solo morire, ma non si potrà più nascere».
Sulla necessità di un rilancio strutturale interviene Ernesto Giannini, presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”: «L’ospedale va salvato dalle fondamenta perché c’è bisogno di un investimento di proporzioni considerevoli. Ci sono reparti che mantengono ancora grazie allo sforzo di chi lavora, di chi crede nella propria professione. Ci sono altri reparti vacillanti, ce n’è qualcuno che ingiustamente è stato chiuso come quello di Psichiatria che dovrebbe essere semplicemente riattivato».
La partecipazione, spiegano i cittadini, è essa stessa un segnale: «Parliamo della nostra salute, dobbiamo farci sentire in qualche modo. Questo è uno dei modi: manifestare» – dichiara un altro partecipante.
Presenti anche numerosi sindaci del territorio, a conferma di una vertenza che supera i confini comunali. Remo Di Ianni, sindaco di Cerro Al Volturno sottolinea che «ogni testimonianza è importante per far capire che quando si tocca la sanità si tocca tutto un territorio. Oggi più che mai bisogna essere uniti nel difendere la sanità pubblica, ma soprattutto nel difendere la dignità della nostra regione, di sentirsi molisani e decidere di rimanere tali».
Sulla stessa linea Nicola Altobelli, sindaco di Monteroduni: «Quello che emerge con chiarezza è che c’è bisogno dell’unità di tutte le istituzioni e di tutta la cittadinanza per far sì che questa anomalia, io credo solo molisana, venga rimossa in tutti i sensi».
Il sindaco del capoluogo pentro, Piero Castrataro, rilancia anche sul piano istituzionale: «Il Punto nascita deve rimanere tale perché non esiste nessuna provincia in Italia senza di esso. Va chiesta e ottenuta una deroga, come ce ne sono tante in Italia e nelle altre regioni, perché si deve poter continuare a nascere qui. Ma bisogna anche rafforzare quello che è stato fatto in Consiglio comunale lo scorso venerdì: la provincia di Isernia non deve perdere posti letto pubblici, perché la nostra non può essere trattata come una provincia di serie B. La lotta deve continuare. Spero di trovare sia negli altri sindaci, ma anche nelle componenti politiche regionali, anche di governo, il modo per poter fare un ricorso al Tar sperando che si possa mettere una parola definitiva sul fatto che il Punto nascita debba rimanere così come il laboratorio di emodinamica di Termoli».
Una mobilitazione che, al di là degli esiti amministrativi, segna già un dato sociale: la sanità, in Molise, è ancora terreno di identità, oltre che di diritti.






















