«Il Ministero della Salute conferma la necessità che il regime di commissariamento ad acta della sanità venga mantenuto. Come è noto, infatti, si tratta di una misura straordinaria applicata a causa dei gravi disavanzi economici e dell’inefficienza nella gestione sanitaria regionale e basata sull’articolo 120 della Costituzione e non determina alcuna lesione strutturale del diritto alla salute dei cittadini molisani».
E, ancora, «con riferimento alla richiesta di adottare iniziative volte a sospendere le misure programmatorie del Servizio sanitario regionale molisano, devo evidenziare che questa risulta assolutamente inattuabile, considerando, altresì, che la programmazione è sancita da una norma dello Stato, cioè il menzionato articolo 1, comma 871, della legge 30 dicembre 2025, n. 199 (la Finanziaria che ha fissato cronoprogramma e lista degli adempimenti per ottenere i 90 milioni stanziati dal governo Meloni per ridurre il disavanzo della sanità molisana, ndr). Al riguardo faccio presente che la valutazione del documento presentato dalla struttura commissariale molisana è attualmente in corso e la definizione del programma ritenuto efficace dai tavoli di verifica appare oggi l’unico strumento per recuperare le gravi carenze oggi presenti».
Pur nella sua neutralità, il resoconto stenografico della seduta della Camera di venerdì, durante la quale il sottosegretario Claudio Durigon ha risposto respingendo con queste argomentazioni le richieste della deputata Pd Ilenia Malvasi (far uscire il Molise dal commissariamento e bloccare le chiusure previste dal Programma operativo 2026-2028), restituisce chiara una posizione del governo, del Ministero guidato da Orazio Schillaci in questo caso (ma il Mef sarebbe ancora più severo), che condanna ancora la XX Regione a rimanere in un tunnel che finora si è rivelato senza uscita.
Partendo dalle drammatiche conseguenze della recente emergenza maltempo, la parlamentare democratica Malavasi ha spiegato i motivi per cui bisogna evitare ulteriori ridimensionamenti di servizi in Molise, per questo ha sollecitato di sospendere il piano operativo approvato dai commissari Bonamico e Di Giacomo lo scorso 29 aprile che prevede la chiusura dell’Emodinamica di Termoli e del Punto nascita di Isernia oltre alla conversione del Caracciolo di Agnone in ospedale di comunità. Ha poi ampliato l’analisi ai 17 anni di commissariamento senza risultati. «Dopo 17 anni, parlare di un commissariamento che ancora non è riuscito a rientrare dal disavanzo finanziario, né a rafforzare un’offerta credibile sanitaria regionale, è davvero assurdo. Ricordo, tra
l’altro, che il Molise è una regione che ha le addizionali Irpef comunali e regionali molto elevate. Cosa significa? Significa – ha sottolineato in Aula a Montecitorio Malavasi – che le addizionali regionali maggiorate sono decisamente l’effetto del disavanzo sanitario. Quindi, i cittadini molisani ogni anno pagano anche il mancato raggiungimento degli obiettivi del piano di rientro e questo, dopo 17 anni, è anche un danno significativo ai bilanci familiari e ai diritti dei cittadini molisani, che non possono essere diversi rispetto a quelli delle altre regioni». Quindi ha chiesto di «definire
con serietà un cronoprogramma che porti al superamento del commissariamento e che permetta di rafforzare nell’immediato un programma assunzionale per affrontare la carenza dei medici, anche con strumenti incentivanti, per rendere attrattivo il Servizio sanitario nazionale, ragionando anche sulla revisione dei parametri organizzativi nazionali applicati alle aree interne, che possono tutelare e dare una mano ai territori che sono maggiormente colpiti da svantaggi geografici».
Per il governo ha risposto il sottosegretario Durigon, esponente della Lega. «Prioritariamente devo ricordare che negli ultimi esercizi finanziari nella regione si è accertato un disavanzo del Servizio sanitario regionale, con perdite pregresse non coperte che hanno registrato un deficit complessivo al 31 dicembre 2023 di circa 198.401.000 euro», così il sottosegretario in avvio della sua risposta. Aliquote ancora al massimo, divieto di impegnare risorse per spese non obbligatorie fino al 31/12/2027 e un finanziamento straordinario: queste, ha proseguito, le contromisure. Si tratta, nell’ultimo caso, del contributo di 90 milioni autorizzato per la copertura parziale delle perdite al 2023. «Sono state riscontrate criticità anche in relazione al governo dei rapporti con gli erogatori privati accreditati (assegnazioni budget, controlli di appropriatezza, verifica del rispetto dei tetti di spesa assegnati), dove si è determinata – ha aggiunto Durigon – una ingente spesa rispetto alla media italiana, che denota anche l’esigenza di misure incisive per incrementare la produttività delle strutture pubbliche, allo scopo di ridurre la spesa sanitaria al valore del finanziamento programmato, logica sottostante all’adozione e all’attuazione dei piani di rientro». Per questo è importante l’adozione «di un programma operativo volto a ricondurre la gestione del Servizio sanitario regionale entro i parametri di equilibrio economico-finanziario e a garantire l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza (Lea), ammortizzando l’offerta sanitaria con l’effettiva dimensione della regione in termini di popolazione». E la sentenza finale: il ministero della Salute ritiene che il commissariamento in Molise vada mantenuto e il Programma operativo non può essere sospeso perché è l’unico strumento per risolvere le criticità.
Verdetto che non solo la sinistra vuole sovvertire. Al Mef e al ministero della Salute ha infatti scritto subito dopo l’emergenza maltempo il governatore Francesco Roberti (di Forza Italia) sollecitando una deroga al Balduzzi per potenziare gli ospedali regionali. Subito dopo l’adozione del piano operativo, inoltre, ha avviato un’interlocuzione con Agenas per ottenere un supporto utile a superare il commissariamento. ritai























