Isernia Capitale italiana della Cultura 2021? Vincere la sfida non è impossibile, perché la città ha davvero tante potenzialità. Ne è convinto Mauro Gioelli, capo ufficio stampa del Comune e componente, insieme a Gabriele Venditti ed Emilia Vitullo, della commissione tecnica nominata dal sindaco Giacomo d’Apollonio, che si occuperà della valutazione e della selezione delle proposte progettuali che arriveranno dal territorio per la redazione del dossier di candidatura.
«Isernia ha avuto, nei secoli, una profondità storico-culturale notevolissima – ha sottolineato Gioielli – . La storia della città è importante e antica, così come è fondamentale il ruolo avuto nella preistoria. E poi ci sono i grandi personaggi, come Celestino V, Andrea d’Isernia e Benedetto da Isernia. Ma anche guardando a tempi più recenti, basti pensare che la letteratura sportiva è nata con Franco Ciampitti e Giovanni Pettine, fondò una casa cinematografica nel 901. Isernia è sempre stata all’avanguardia culturalmente parlando. E credo che ottenere il riconoscimento del Mibact non sia solo un grande sogno, perché penso che abbia davvero molte frecce nel suo arco».
La competizione è dunque iniziata e fondamentale sarà il contributo del territorio per mettere insieme una proposta che convinca la giuria di esperti che sarà scelta dal Mibact.
«Entro il 10 febbraio – ha ricordato Gioielli – gli interessati dovranno presentare le proprie proposte progettuali che successivamente daranno vita al dossier, vale a dire il progetto dei progetti, il documento fondamentale per la candidatura e anche per le fasi successive. Il primo step, come è noto sarà quello di ridurre a 10 le località candidate. Una fase molto importante, per questo la redazione del dossier sarà fatta in base alle proposte che arriveranno al Comune».
Ma quali sono i criteri per l’assegnazione del titolo? Lo specifica l’articolo 5 del bando del Mibact.
Innanzitutto è necessaria la «coerenza del progetto rispetto alle finalità di legge e alle altre iniziative di valorizzazione del territorio nonché il grado di coordinamento e la sinergia degli interventi proposti». Il secondo criterio riguarda invece l’efficacia del progetto «come azione culturale diretta al rafforzamento della coesione e dell’inclusione sociale, con particolare riferimento alle giovani generazioni». Il dossier dovrà anche contenere la «previsione di forme di cofinanziamento pubblico e privato, condivisione progettuale con altri enti territoriali e con soggetti pubblici e privati portatori di interesse presenti sul territorio; l’efficacia della struttura incaricata per lo sviluppo e l’attuazione del progetto contenuto nel dossier di candidatura e per il monitoraggio dei risultati». Richiesta poi «l’innovatività e capacità delle soluzioni proposte di fare uso di nuove tecnologie, anche al fine del maggiore coinvolgimento dei giovani e del potenziamento dell’accessibilità; la capacità del progetto di incrementare il settore turistico, anche in termini di destagionalizzazione delle presenze; la realizzazione di opere e infrastrutture di pubblica utilità destinate a permanere sul territorio a servizio della collettività». Gli ultimi criteri contenuti nel bando riguardano quindi la «coerenza del cronoprogramma; l’effetto di “completamento”, inteso quale capacità di favorire la piena realizzazione di progetti già avviati ma non ancora conclusi e la coerenza degli obiettivi del progetto con quelli stabiliti dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile dell’Onu».
Infine una novità. Le località in gara saranno 43. Nei giorni scorsi, la giunta comunale di Pordenone ha deciso di ritirare la candidatura. «Il bando per la presentazione della candidatura, che scadrà tra circa un mese e mezzo – ha affermato il sindaco Alessandro Ciriani non avrebbe concesso alla città il tempo necessario a trasformare i punti di debolezza in punti di forza».
Deb.Div.

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