Niente di nuovo sul fronte occidentale: i rilievi mossi dal Tavolo tecnico al Programma operativo 2026-2028 della sanità molisana, firmato e inviato a Roma dai commissari Marco Bonamico e Ulisse Di Giacomo, battono sui tasti di sempre. Bisogna, cioè, precisare quale Emodinamica e quale Punto nascita chiuderanno, dei tre attualmente attivi nella rete di assistenza pubblica, e convertire il Caracciolo di Agnone in ospedale di comunità (previsione, questa, per la verità inserita nel documento inoltrato da commissario e sub ai Ministeri affiancanti).
Entro il 30 aprile la struttura commissariale dovrà recepire le osservazioni e modificare il piano rinviandolo a Roma. Solo quando dalla Capitale arriverà l’ok, il Molise potrà avere accesso concretamente ai primi 45 milioni del contributo stanziato nella Finanziaria 2025 del governo Meloni per ridurre il deficit (in totale 90 milioni).
La notizia dell’ennesima bocciatura rimediata al Tavolo tecnico sulla programmazione sanitaria ha riportato le opposizioni consiliari regionali sulle barricate. In attesa di leggere il parere ministeriale, la capogruppo del Pd Alessandra Salvatore individua «due granitiche certezze». Che il Molise, spiega, «non può permettersi ulteriori tagli e, anzi, necessita di nuovi investimenti e di rivedere i rapporti con il privato convenzionato. La seconda è che il governo può prescindere dalla mancata copertura del disavanzo sanitario e, così come ha fatto nel Consiglio dei ministri del 9 aprile scorso per la Calabria, revocare il nostro commissariamento. Gli eventi calamitosi della scorsa settimana, disastrosi non solo per il Molise, ma per l’intero Paese, hanno acceso i riflettori sulla situazione drammaticamente unica della nostra regione, priva di adeguate infrastrutture stradali e ferroviarie e con grandi e gravi fragilità idrogeologiche. In un contesto del genere, per il quale è stato decretato lo stato di emergenza, con le nostre comunità a rischio quotidiano di isolamento, occorre introdurre parametri ad hoc rispetto a quelli elaborati dalla Commissione Balduzzi e, prima ancora, occorre restituire al Consiglio regionale la piena potestà decisionale in materia sanitaria».
Su questi due fronti, aggiunge, la giunta Roberti deve incalzare il governo Meloni. «Non è più tempo di contrattare sui tagli, ma occorre pretendere subito il riconoscimento della eccezionalità (anche) della nostra situazione sanitaria, con misure economiche correlate, e, nel contempo, dopo 17 anni e l’aumento del disavanzo, chiedere ed ottenere la stessa opportunità data alla Calabria. Perché anche il Molise merita di poter uscire fuori dal commissariamento». Il Pd, annuncia, porterà in Aula un atto di indirizzo che, oltre a chiedere l’immediata sospensione di qualunque taglio eventualmente programmato nel nuovo Programma operativo, vada in questa direzione. «Sono certa che l’obiettivo è comune e non mancherà il sostegno di tutte le forze politiche – a partire da quelle di centrodestra, che governano, oggi, la Regione e il Paese – per ottenere non solo l’immediato congelamento dei tagli, ma l’uscita dal commissariamento e norme ad hoc per il Molise».
Durante l’informativa sul maltempo in Consiglio regionale, il governatore Roberti ha annunciato di aver chiesto ai ministeri di Economia e Salute e all’Agenas di potenziare gli ospedali di Campobasso, Isernia e Termoli, in deroga al Balduzzi, a causa delle conseguenze dell’emergenza maltempo che ha messo in ginocchio anche basso Abruzzo e alta Puglia.
Ma non c’è solo lo spettro dei tagli da evitare. Il capogruppo di Costruire democrazia amplia l’analisi della situazione e ribadisce che a suo parere ormai l’ottenimento dei
90 milioni è un miraggio. Rilegge in chiave politica il concetto di “filiera corta” e parla di «filiera morta».
Il Senato ha approvato la legge di conversione del Decreto Pnrr senza modifiche rispetto al testo licenziato dalla Camera in prima lettura. «Come si temeva, nonostante le rassicurazioni della delegazione parlamentare, nel testo non c’è traccia dell’emendamento che avrebbe dovuto sbloccare i famosi 90 milioni di euro per il ripiano del disavanzo e correggere il devastante “comma Lotito” (ne avesse azzeccata una!), inopinatamente inserito nella legge di bilancio 2026 all’insaputa (pare) del governo regionale. Ennesimo nulla di fatto, quindi, tanto è vero – la sintesi di Romano – che i 90 milioni di euro restano un miraggio».
Nel 2022 e poi nel 2023, prosegue Romano, il centrodestra ha stravinto le politiche e le regionali «sia per demeriti di un centrosinistra non pervenuto sia per l’aspettativa che la “filiera istituzionale” tra Roma e Campobasso, tra governo e Regione, grazie al “Decreto Molise” ci avrebbe salvato dalla bancarotta. Invece, siamo a metà 2026 e siamo costretti a mendicare dal Parlamento un emendamento che puntualmente viene bocciato, anche grazie al più assoluto menefreghismo del centrosinistra (“Agnano” docet), e che comunque non risolverebbe assolutamente niente. Di questo passo, o si punta su una nuova classe dirigente in grado di difendere il Molise e non i rispettivi partiti di appartenenza, oppure è meglio chiuderla la Regione».






















