Una giornata pensata per i bambini, quella di ieri, per insegnare loro il valore del mare, del pescato locale e della tradizione marinara termolese, si è trasformata anche in un momento di confronto diretto sul futuro della pesca italiana, stretto oggi tra caro gasolio, vincoli europei, fermo pesca, crisi geopolitiche e fenomeni ambientali sempre più pesanti come la mucillagine. Al porto di Termoli, nell’ambito dell’iniziativa “Un giorno da pescatore”, promossa dall’O.P. San Basso insieme all’Osservatorio Nazionale della Pesca e a Pesce Nostrum, si sono ritrovati armatori, operatori del settore, istituzioni e rappresentanti nazionali della pesca italiana.
Protagoniste della giornata Francesca Biondo, direttrice di Federpesca e presidente dell’Osservatorio Nazionale della Pesca, e Graziella Romito, direttrice generale della pesca marittima e dell’acquacultura del Masaf, entrambe intervenute a Termoli per affrontare le principali criticità del comparto e dialogare direttamente con la marineria locale.
L’iniziativa aveva però anche un forte valore simbolico ed educativo. I bambini delle scuole primarie sono stati accompagnati a bordo di un motopeschereccio ormeggiato nel porto, guidati dal comandante Basso Cannarsa, che ha mostrato loro gli spazi di lavoro dell’equipaggio, le attrezzature da pesca, la timoneria e le tecnologie di bordo, raccontando anche come sia cambiata negli anni la vita del pescatore.
Un percorso immersivo tra reti, verricelli, radar, gps ed ecoscandagli, ma anche tra storie di mare e tradizioni tramandate di generazione in generazione. «Vogliamo avvicinare i bambini a questo mondo e far comprendere loro il valore del pesce locale e del lavoro dei pescatori», ha spiegato Francesca Biondo. «Li porteremo a bordo di un peschereccio qui in banchina nel porto di Termoli e poi nel ristorante Pesce Nostrum faremo vedere come riconoscere le diverse specie ittiche e racconteremo alcune ricette tipiche».
Ma dietro la dimensione educativa emerge con forza la grande preoccupazione per la tenuta economica delle imprese ittiche italiane. «Ogni volta sempre un problema», ha osservato la direttrice di Federpesca, spiegando come oggi il settore stia attraversando una delle fasi più complicate degli ultimi anni. «Ci sono problemi che non riguardano solo la pesca ma l’intera economia del Paese e la congiuntura internazionale, che però sulla pesca hanno un impatto particolarmente rilevante».
Il nodo principale resta quello dei costi energetici. «Il gasolio è più che duplicato negli ultimi mesi e i costi di gestione sono arrivati a livelli quasi insostenibili», ha detto Biondo. Una situazione che rischia di mettere fuori mercato molte imprese, soprattutto quelle più piccole. «I margini di redditività si sono assottigliati enormemente e alcune imprese potrebbero essere costrette a sospendere l’attività se la situazione non dovesse migliorare».
Federpesca ha però riconosciuto il primo intervento adottato dal Governo attraverso il credito d’imposta del 20% sul carburante per i mesi di marzo, aprile e maggio. «È stato un segnale importante, il Governo si è subito attivato, ma oggi chiediamo che questo strumento venga prorogato anche per il prossimo trimestre perché purtroppo il quadro internazionale non lascia intravedere miglioramenti nel breve periodo».
La crisi energetica, aggravata dalla guerra in Iran e dalle tensioni internazionali, si somma però a problematiche strutturali che il comparto denuncia da anni. A partire dal rapporto con l’Europa e con una normativa che secondo gli armatori continua a penalizzare fortemente le flotte italiane. «Il tema della sostenibilità è fondamentale e nessuno di noi lo mette in discussione», ha spiegato Biondo, «ma non si può pensare di avere un Eden europeo senza guardare a quello che accade nel resto del mondo».
Secondo Federpesca, infatti, le flotte europee rispettano regole rigidissime mentre in altri Paesi si continua a pescare senza limiti, senza tutele sociali e senza norme ambientali comparabili. «L’Europa deve cominciare a capire che la competitività delle imprese non è una brutta parola e soprattutto che non è in contraddizione con la sostenibilità». Una riflessione che si collega direttamente anche al tema del rinnovamento delle flotte italiane.
Tra le richieste principali avanzate dal comparto c’è infatti quella di superare il divieto europeo di costruire nuovi pescherecci. «Noi chiediamo la possibilità di avere imbarcazioni più moderne, più sicure e più sostenibili», ha spiegato Biondo. «La dipendenza dal gasolio è oggi uno dei problemi principali e servirebbero mezzi nuovi capaci di ridurre consumi e impatto ambientale».
Una questione che tocca molto da vicino anche la marineria termolese, già messa a dura prova dalla mucillagine. Il fenomeno continua, infatti, a colpire il tratto adriatico molisano provocando danni sia sul pescato che sull’operatività delle imbarcazioni. «Ormai non possiamo più considerarla un’emergenza», ha detto Biondo. «È una condizione che si ripete ogni anno in alcuni periodi e che necessita di interventi specifici».
Le conseguenze sono pesanti. «La mucillagine ha un doppio effetto: peggiora la qualità del pescato e crea problemi alla trazione dei motori, aumentando ulteriormente i consumi di carburante proprio in un momento in cui il gasolio costa tantissimo». Un tema che Federpesca ha portato direttamente al tavolo con il Ministero durante gli incontri previsti nel pomeriggio a Termoli.
Sul fronte istituzionale, la presenza della direttrice generale del Masaf Graziella Romito è stata interpretata come un segnale di attenzione verso il comparto. Da pochi mesi alla guida della Direzione generale della pesca marittima e dell’acquacultura, Romito ha parlato apertamente di una fase estremamente delicata. «È una grande sfida», ha spiegato. «Vengo dal mondo dell’agricoltura e mi trovo oggi ad affrontare problematiche in parte comuni ma anche molto diverse, soprattutto sul piano della sostenibilità socio-economica del settore».
La dirigente del Masaf ha insistito molto sul ruolo del dialogo tra istituzioni, imprese e Commissione europea. «Il mio ruolo è lavorare in collaborazione con gli armatori ma anche in dialogo con Bruxelles perché soltanto attraverso il confronto si può arrivare a una composizione dei diversi fabbisogni».
Secondo Romito, infatti, uno dei problemi principali è proprio la difficoltà nel trasferire in sede europea le reali esigenze dei territori. «Se le istanze del territorio non arrivano a Bruxelles è difficile che poi vengano adottate risposte adeguate». Una linea che si inserisce anche nell’impostazione politica data dal ministro Francesco Lollobrigida, più volte richiamato durante gli incontri termolesi.
«La sfida è lavorare fianco a fianco con le istituzioni comunitarie affinché comprendano le difficoltà reali del settore», ha aggiunto Romito. «Dobbiamo evitare che i provvedimenti europei diventino ulteriori ostacoli per la pesca».
Altro tema centrale affrontato durante la giornata è stato quello del fermo pesca e dei ritardi accumulati negli anni sul fronte degli indennizzi. Una questione molto sentita dalle marinerie italiane e particolarmente avvertita anche a Termoli. «Abbiamo lavorato nell’ultimo anno per recuperare diversi ritardi», ha spiegato Romito. «Abbiamo concluso i pagamenti fino al 2023 e adesso stiamo lavorando sulle pratiche del 2024, mentre contemporaneamente prepariamo il provvedimento per il 2025».
La direttrice del Masaf ha assicurato il massimo impegno da parte del Ministero. «Sappiamo che queste sono risorse necessarie per le imprese e stiamo cercando di immettere tutte le professionalità necessarie per accelerare le procedure».
Nel frattempo, però, il settore continua a vivere una fase di forte incertezza. Ed è proprio per questo che la giornata organizzata al porto di Termoli assume anche un significato culturale e identitario. Non soltanto una manifestazione divulgativa per i più piccoli, ma un tentativo concreto di ricostruire il legame tra comunità, mare e pesca in una città che continua a riconoscersi profondamente nella propria marineria.
Dopo la visita al motopeschereccio, i bambini hanno raggiunto il punto ristoro “Pesce Nostrum”, dove hanno partecipato a una presentazione delle specie ittiche locali e a un laboratorio culinario dedicato alle ricette della tradizione termolese.
Scampi, seppie, merluzzi, triglie, gallinelle, sogliole e gambero rosa sono diventati strumenti di racconto e conoscenza. Lo chef ha mostrato ai partecipanti come riconoscere il pesce locale, come pulirlo, lavorarlo e cucinarlo, guidandoli nella preparazione di piatti tipici come fish & chips con merluzzo locale e seppie e piselli.
Un modo semplice ma estremamente efficace per raccontare il mare non soltanto come economia, ma come cultura, identità e futuro. In un momento in cui le marinerie italiane chiedono risposte concrete per poter continuare a esistere. Giornata che si è conclusa nel pomeriggio con un confronto diretto con la categoria armatoriale.
Emanuele Bracone

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