Si aprirà mercoledì 20 maggio, davanti alla Corte d’Assise di Benevento, il processo a carico di Salvatore Ocone, accusato dell’omicidio della moglie Elisa Polcino e del figlio 15enne Cosimo, oltre che del tentato omicidio della figlia 16enne Antonia. Ocone dovrà rispondere anche dell’accusa di sequestro di persona.
I fatti risalgono allo scorso 30 settembre, quando alle prime luci dell’alba, nell’abitazione di Paupisi, nel beneventano, si è consumata una tragedia che ha scosso l’intero Paese.
Secondo la ricostruzione investigativa, tra le 5 e le 6 del mattino, Ocone ha afferrato una grossa pietra – dalle autopsie sui corpi delle vittime è emerso che l’oggetto contundente aveva un peso di 12 chilogrammi – e ha colpito a morte la moglie, sorpresa nel sonno. Subito dopo si è accanito sui figli minorenni. Antonia sarebbe stata aggredita ancora a letto. Cosimo invece, forse svegliato dalla furia del padre, avrebbe tentato di reagire, ma per lui non c’è stato scampo. I due ragazzi, sanguinanti, sono stati trascinati fino alla Opel Mokka nera parcheggiata davanti all’abitazione di contrada Frasso. È iniziata così la fuga disperata che si è conclusa dopo oltre 12 ore, in Molise. I Carabinieri di Benevento hanno subito intuito che l’auto di Ocone potesse essersi diretta verso il Molise, attivando i colleghi di Campobasso. I primi riscontri arrivano sulla statale 87 Sannitica in zona Sepino; quindi, grazie alla rete dei varchi lettura targhe, la vettura viene agganciata di nuovo a Porta Napoli, ingresso di Campobasso, e nuovamente individuata in viale Manzoni, area universitaria e snodo verso Ferrazzano. Le ricerche si concentrano lungo la Gildonese, tra Ferrazzano e Mirabello Sannitico. Intorno alle 18, il Nucleo Elicotteri dei Carabinieri avvista dall’alto la Mokka in campagna; a terra interviene in simultanea la Polizia Locale e i militari del comando provinciale dell’Arma di Campobasso che attivano la macchina dei soccorsi e coordinano i reparti sul posto. Ocone non oppone resistenza al fermo. Nel veicolo i militari trovano il quindicenne già deceduto e la sorella agonizzante. Immediata la corsa verso l’ospedale di Campobasso. E poi, in tarda serata, con un’ambulanza scortata dall’Arma, il trasferimento al Neuromed di Pozzilli, dove la ragazza è stata operata per un trauma cranico gravissimo. Dopo un ricovero durato mesi, Antonia è tornata a casa poche settimane fa, abbracciata dall’affetto di tutta Paupisi, del fratello maggiore Mario e dei familiari.
La prima udienza, in programma il 20 maggio, sarà particolarmente importante a causa dell’istanza avanzata dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Gianni Santoro. Il legale ha depositato un’ampia documentazione sanitaria sul passato dell’uomo, già sottoposto negli scorsi anni a un trattamento sanitario obbligatorio. Per questo motivo l’avvocato chiederà la nomina di un perito psichiatrico forense. L’obiettivo, attraverso la perizia psichiatrica, quello di accertare la capacità di intendere e volere di Ocone al momento dei fatti e la sua idoneità nel partecipare al processo. Un passaggio che, se accolto dal giudice, potrebbe indirizzare il futuro giudiziario della strage di Paupisi.

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