La battaglia per salvare l’Emodinamica del San Timoteo entra in una nuova fase, questa volta con un articolato atto formale indirizzato alla Struttura commissariale della sanità molisana, alla Regione Molise, al Ministero della Salute e ad Agenas. Un documento corposo, tecnico e politico insieme, che punta direttamente al cuore del Programma Operativo Sanitario 2026-2028 e chiede il riesame immediato della decisione di sopprimere il servizio di cardiologia interventistica dell’ospedale di Termoli. A firmarlo sono l’associazione “APS Casa dei Diritti delle Persone che ti stanno a cuore Ets”, Konsumer Italia, l’Odv “La Famiglia di Nazaret” e il comitato “Emodinamica è Vita – Ogni minuto può fare la differenza”, rappresentati dagli avvocati Laura Venittelli e Rita Matticoli. Ma dietro le firme c’è soprattutto un territorio che teme di perdere uno dei servizi sanitari più delicati e strategici dell’intera costa molisana. L’atto, notificato via Pec, è molto più di una semplice protesta. È una vera contestazione giuridica e amministrativa del Pos 2026-2028 adottato dai commissari ad acta, accusato di fondarsi su dati ormai superati e di non aver considerato il potenziamento avvenuto negli ultimi mesi al San Timoteo. Nel mirino c’è la scelta di concentrare l’attività di emodinamica solo su Campobasso e Isernia, eliminando il presidio termolese in nome degli standard del DM 70, della razionalizzazione della spesa e dei volumi di attività storici rilevati da Agenas e PNE. Secondo i firmatari, però, la realtà odierna sarebbe completamente diversa rispetto a quella fotografata dai dati utilizzati dalla struttura commissariale. Nel documento viene infatti ricordato come tra novembre 2025 e marzo 2026 il reparto di emodinamica di Termoli sia stato profondamente rafforzato: nuovi cardiologi assunti, riapertura della sala h24 e un incremento significativo delle procedure effettuate. In appena tre mesi sarebbero state eseguite circa 90 angioplastiche e 280 coronarografie, numeri che – sostengono le associazioni – consentirebbero di raggiungere e superare gli standard richiesti dal decreto Balduzzi. Ed è proprio qui che il documento affonda il colpo: il Pos, secondo gli estensori, continuerebbe invece a ragionare su dati relativi alla fase in cui il reparto lavorava a capacità ridotta, senza operatività continua e con gravi carenze di personale. Una fotografia considerata ormai “obsoleta e non rappresentativa”, tanto da configurare – secondo le osservazioni – un vero e proprio “difetto di istruttoria”. Ma il fronte aperto non riguarda soltanto i numeri. Una parte molto ampia dell’atto attacca direttamente l’impianto politico ed economico della riorganizzazione sanitaria molisana. Le associazioni richiamano le recenti dichiarazioni del viceministro dell’Economia Claudio Durigon sul disavanzo sanitario regionale e sull’eccessivo peso della sanità privata accreditata nel bilancio molisano. Secondo il documento, il Governo avrebbe indicato chiaramente la necessità di rafforzare la produttività del sistema pubblico e non di depotenziarlo. Da qui nasce una delle accuse più pesanti contenute nelle osservazioni: la chiusura dell’emodinamica di Termoli rischierebbe di favorire indirettamente il privato accreditato e la mobilità passiva verso altre regioni, aggravando ulteriormente i conti della sanità molisana invece di migliorarli. Una scelta definita “illogica” e potenzialmente in contrasto con gli articoli 32 e 97 della Costituzione, cioè con il diritto alla salute e con i principi di buon andamento e ragionevolezza della pubblica amministrazione. Il documento insiste poi su un elemento che nel Basso Molise è diventato ormai centrale in ogni ragionamento sulla sanità d’urgenza: la viabilità. Frane, smottamenti, restringimenti e soprattutto il crollo del ponte sul Trigno vengono indicati come fattori che allungano drasticamente i tempi di percorrenza verso gli altri centri di emodinamica. Secondo i firmatari, costringere un paziente colpito da infarto a raggiungere Campobasso, Foggia, San Severo, Chieti o San Giovanni Rotondo potrebbe compromettere il rispetto della “golden hour”, la finestra temporale decisiva per salvare vite e ridurre i danni permanenti nei casi di infarto miocardico acuto. Ed è qui che il testo assume anche un forte tono umano oltre che giuridico: “Ogni minuto può fare la differenza” non è solo il nome del comitato, ma il principio attorno a cui ruota tutta la contestazione. Ampio spazio viene dedicato anche al precedente contenzioso del 2021, quando l’Asrem dispose l’apertura “a singhiozzo” dell’emodinamica di Termoli. I ricorrenti ricordano come il Tar Molise, nell’ordinanza del 2022, avesse considerato quella scelta giustificabile solo perché temporanea e finalizzata all’assunzione di nuovi medici, non certo come una chiusura definitiva del servizio. Oggi, sostengono le associazioni, il quadro è cambiato radicalmente: i cardiologi sono diventati nove, il servizio è operativo h24 e non esisterebbero più le condizioni che allora avevano portato alla riduzione delle attività. Per questo motivo la soppressione prevista nel Pos viene definita priva di reale giustificazione sanitaria e riconducibile unicamente a logiche di contenimento della spesa. Le richieste finali sono nette. Le associazioni chiedono la sospensione immediata di ogni misura attuativa che comporti la chiusura o il ridimensionamento dell’emodinamica di Termoli, il riesame completo del POS 2026-2028, l’acquisizione dei dati aggiornati sui volumi di attività e una valutazione concreta dei tempi di percorrenza verso gli altri centri cardiologici. Ma soprattutto chiedono che il San Timoteo mantenga e consolidi il proprio ruolo di presidio h24 della rete dell’emergenza cardiologica del Basso Molise. Un passaggio che rappresenta il vero nodo politico e sanitario della vicenda. Nelle ultime righe arriva anche la riserva di ricorso al Tar Molise e di ulteriori azioni civili, contabili e penali nel caso in cui dovessero verificarsi eventi dannosi riconducibili al nuovo assetto organizzativo previsto dal Pos. La sensazione, ormai evidente, è che la partita sull’Emodinamica del San Timoteo sia destinata a trasformarsi in uno dei fronti più delicati dello scontro sulla sanità molisana. Non solo una questione tecnica o ospedaliera, ma un simbolo del rapporto tra diritto alla salute, equilibrio dei conti pubblici e sopravvivenza dei servizi nelle aree periferiche della regione.

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*