«Arriveremo alla verità il più presto possibile». Poche parole, pronunciate senza enfasi ma con estrema fermezza – mentre i cronisti la incalzavano – dalla procuratrice della Repubblica di Larino Elvira Antonelli, che nelle ultime ore si è recata personalmente a Pietracatella per seguire uno degli interrogatori ritenuti più delicati dell’intera inchiesta sul duplice avvelenamento da ricina costato la vita ad Antonella Di Ielsi e alla figlia Sara Di Vita.
Una frase breve, ma che conferma come la Procura continui a stringere il cerchio attorno a una vicenda che, a oltre quattro mesi dalla tragedia, resta ancora senza un responsabile ufficiale ma con un quadro investigativo sempre più concentrato sull’ambito familiare.
L’audizione dell’anziana madre di Gianni Di Vita, ascoltata per circa quattro ore con l’assistenza di una psicologa e alla presenza del capo della Squadra Mobile di Campobasso Marco Graziano, viene considerata dagli investigatori un passaggio cruciale per ricostruire relazioni, dinamiche interne e soprattutto quanto accaduto tra la vigilia e il giorno di Natale nella palazzina di via Risorgimento, oggi ancora sotto sequestro.
La donna, che viveva al primo piano dello stabile dove abitavano anche Antonella, Sara, Gianni e Alice, avrebbe fornito ulteriori elementi sui movimenti dei familiari e sui momenti immediatamente precedenti ai malori che, tra il 27 e il 28 dicembre, portarono le due vittime al decesso all’ospedale Ospedale Cardarelli. Gli investigatori continuano infatti a ritenere centrale la finestra temporale delle festività natalizie e, in particolare, i pranzi consumati tra il 23 e il 24 dicembre.
Proprio attorno a quelle giornate ruotano ancora molte delle verifiche investigative. Tra gli elementi sui quali si starebbe insistendo ci sarebbe anche una torta portata in casa da una zia della famiglia, già finita al centro delle domande rivolte ad alcuni parenti ascoltati nei giorni scorsi.
Nel frattempo, mentre Gianni Di Vita e la figlia Alice hanno lasciato da alcuni giorni Pietracatella per allontanarsi dalla pressione mediatica che da mesi circonda la famiglia, la Procura si prepara a nuovi passaggi investigativi.
Da quanto si apprende, infatti, anche ieri sono state sentite numerose persone in questura a Campobasso mentre nelle prossime ore verrà nuovamente ascoltata Laura Di Vita, cugina di Gianni, la donna che aveva ospitato padre e figlia dopo il sequestro della loro abitazione. Sarebbe la quarta, forse addirittura la quinta audizione per lei, segno evidente di quanto gli investigatori ritengano fondamentali le sue dichiarazioni per ricostruire con precisione rapporti familiari, frequentazioni e movimenti nei giorni precedenti all’avvelenamento.
E questa volta a porre le domande dovrebbe essere personalmente la procuratrice Antonelli, che avrebbe deciso di seguire direttamente anche questo nuovo interrogatorio. Un elemento che conferma ulteriormente la delicatezza della fase investigativa.
Secondo quanto riferito dal quotidiano La Repubblica, Laura Di Vita rientrerebbe nella ristrettissima cerchia delle persone sospettate dagli investigatori. Un quadro sul quale, ufficialmente, continua comunque a prevalere il massimo riserbo.
Parallelamente proseguono anche gli approfondimenti tecnici. Dopo il recente sopralluogo eseguito dalla Scientifica di Napoli e Campobasso nella casa sequestrata e il prelievo di smartphone, tablet, computer e router, gli specialisti dovrebbero tornare nuovamente nell’abitazione di via Risorgimento già all’inizio della prossima settimana.
Questa volta l’obiettivo sarebbe ancora più specifico: cercare eventuali tracce di ricina e qualsiasi altro elemento utile a chiarire modalità e responsabilità del duplice avvelenamento. Un’attività investigativa estremamente delicata che si affiancherà agli esami autoptici e all’analisi forense dei dispositivi elettronici sequestrati, considerati dagli inquirenti snodi centrali dell’inchiesta.
Nel piccolo centro molisano, intanto, resta un clima sospeso tra silenzi, paura e attesa. E mentre le indagini continuano a muoversi sottotraccia, le parole della procuratrice Antonelli sembrano segnare la linea della Procura: andare avanti fino ad arrivare alla verità. ppm

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