Le bordate del capogruppo in Consiglio regionale Andrea Greco sono state quasi tutte dirette ai compagni di viaggio, al Movimento 5 stelle. Nella diretta Fb dopo la mancata partecipazione alla conferenza stampa dei progressisti sul programma operativo, ai pentastellati (e agli alleati dem) ha indirizzato le critiche più feroci.
A queste critiche risponde il coordinatore regionale 5s Antonio Federico. Questa la sua replica. Il Movimento 5 Stelle ha da sempre sostenuto le battaglie a favore della sanità pubblica e contro ogni tipo di predazione del territorio e dei diritti dei cittadini molisani. All’interno delle istituzioni molisane lo stiamo facendo dal 2013, sempre dalla stessa parte, sempre con la stessa convinzione e sempre con la stessa credibilità. Questa battaglia oggi vive un nuovo drammatico capitolo con la chiusura di reparti ed ospedali ed una sostenibilità generale del sistema che non consente alla Regione di uscire da un commissariamento ormai quasi ventennale. Ancora oggi continuiamo a sostenere questa battaglia: in strada insieme a cittadini e comitati e nelle istituzioni insieme ai partiti dell’area progressista.
E qui risiede già una prima contraddizione: che senso ha dire oggi che non si vuole sostenere questa battaglia al fianco del Partito Democratico quando poi insieme allo stesso Partito Democratico nel 2023 ci si è candidati in coalizione alle regionali? Abbiamo condiviso candidature, programmi elettorali, prospettive ed orizzonti politici. Inoltre, con il Partito Democratico e le altre forze dell’area progressista amministriamo da anni i comuni di Campobasso e di Isernia. Possono esserci delle sensibilità differenti ma rincorrere i distinguo serve solo a fare un favore al centrodestra o al massimo ad appagare il proprio ego.
Ovviamente questo non significa svendere le proprie posizioni storiche ma significa fare in modo che le nostre idee ed i nostri valori possano trovare massima realizzazione pratica. È questa stessa consapevolezza che ha portato il Movimento 5 Stelle ad ottenere due presidenti di Regione, Roberto Fico in Campania e Alessandra Todde in Sardegna: abbiamo costruito con fatica all’interno dell’area progressista un’alleanza che superasse le difficoltà e le differenze e che puntasse a completarsi e non a contrapporsi. Questo percorso è sicuramente più difficile e per questo necessita di maggior coraggio. Del resto, è “Cosa deve fare il governo della coalizione progressista nei prossimi cinque anni per migliorare concretamente la vita delle italiane e degli italiani?” la domanda alla quale in queste settimane il presidente Giuseppe Conte ci sta chiedendo di rispondere coinvolgendo i territori, attivisti e stakeholders, attraverso la seconda edizione di NOVA che sta vedendo coinvolto naturalmente anche il Molise.
L’appello che faccio è quindi quello di rinunciare ad un pezzettino di orgoglio e mettersi finalmente a disposizione della comunità del Movimento. Perché il Movimento 5 Stelle è proprio questo, da sempre: una comunità politica che ha fatto del confronto interno un valore fondante. Ma confronto interno significa esattamente questo: interno. Le regole che ci siamo dati insieme – lo Statuto, il codice etico, le strutture organizzative, la linea politica che il presidente Conte costruisce con il contributo di tutti – non sono un ostacolo alla partecipazione, ne sono la condizione.
Quando il dissenso diventa accusa pubblica, con toni che non appartengono alla cultura di un dialogo interno che nel nostro Movimento non è mai mancato, a tutti i livelli e su tutti i temi, non si sta più parlando dentro: si sta parlando fuori. E lo si sta facendo ritenendo che la propria verità personale conti e valga più di quella di una comunità intera. È una pretesa dalla quale questo Movimento, per fortuna democratico e ampio come tutti abbiamo voluto che fosse, è sempre riuscito a restare lontano. E deve continuare a farlo. Il Movimento non ha bisogno di allontanare nessuno: è ciascuno che con le proprie scelte decide dove stare. E quella scelta, alla fine, per ognuno di noi, parla da sola.
Antonio Federico

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