Spettabile redazione,

Mi sono trovata di recente a fare un viaggio in treno con un gruppo di turisti piemontesi.

La soddisfazione che ho provato nel sentirli parlare con entusiasmo della loro esperienza nell’alto Molise e in altri centri della nostra regione è stata tanta. Entusiasmo (e forse stupore) acuito dall’accoglienza ricevuta dal sindaco di Pietracupa. Quando, però, sono passati alla narrazione della loro esperienza in termini di assistenza turistica, info point, viabilità, i toni erano diversi. Anzi, mi sono meravigliata della pacatezza con cui raccontavano le loro disavventure.

C’è qualcuno che si vanta di questa improvvisa esplosione turistica del piccolo Molise. Se fosse onesto, riconoscerebbe che è nato tutto un po’ per caso e che la pandemia ci ha messo del suo, imponendo spostamenti locali ai nostri connazionali.

Ben venga, direte, ma il caso non ha mai prodotto risultati duraturi.

Se si scrive ad un ente, compresa la regione, non si riceve mai risposta. Se si vuole cercare un punto informativo o un volantino distribuito qua e là, ci si deve armare di santa pazienza, spesso rimanendo a bocca asciutta. Se si vuole percorrere una ventina di chilometri nella canonica mezz’ora, si può relegare il tutto ad un mero auspicio, perché le strade mal tenute e le scarse indicazioni trasformano una gita di piacere in un’avventura da boy scout.

Qui non si tratta di fare l’elenco di ciò che non va, si tratta semplicemente di prenderne atto e lavorare seriamente per superare gli ostacoli che ci impediscono di essere una regione conosciuta ed amata.

Ma ci rendiamo conto di quanti posti di lavoro si possono creare in questo modo? Abbiamo contezza della rifioritura che garantiremo alla nostra terra in modo strutturale e non occasionale?

Il contributo è richiesto a tutti e, poiché siamo in pochi, ci potrebbe risultare più facile. Via le faziosità, via la sedentarietà culturale, via i se e i ma.

Spendiamo bene il nostro breve tempo a disposizione, non trincerandoci dietro temi sterili come quelli legati al politically correct di cui il mondo della comunicazione è pieno (non ultimo, un articolo trovato in questa sede sulla presunta inutilità sulle differenze di genere), rimbocchiamoci le maniche e, se c’è bisogno di imparare, umilmente chiediamo aiuto a quelle regioni che si sono lanciate dal trampolino avendo ottime performance. Se lo facciamo da soli, rischiamo non solo di rimediare brutte figure, ma di non trovare l’acqua in cui dobbiamo tuffarci.

Ringraziandola per l’attenzione, cordialmente la saluto

Maria Giovanna Mastrapasqua

 

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