Bye-bye Salvatore Colagiovanni. E bye-bye Francesco Pilone, Stefano Maggiani e Fausto Parente, che per settimane hanno creduto di poter essere i candidati sindaci del centrodestra che vuole tornare a Palazzo San Giorgio. Ma non è nemmeno da escludere che da veri scudieri di partito abbiano prestato il fianco mentre i vertici locali di intesa con quelli nazionali decidevano la carta migliore da calare sul tavolo.
La destra, quella cinica di Giorgia Meloni, ringrazia, saluta e si mostra compatta attorno a uno dei suoi uomini elettoralmente più forti: Quintino Pallante, attuale presidente del Consiglio regionale, che alle elezioni di giugno scorso è risultato secondo solo a Salvatore Micone, anche lui di Fratelli d’Italia.
Venerdì sera a Roma, alla presenza del gotha regionale, il responsabile nazionale dell’organizzazione del partito Giovanni Donzelli ha chiesto a Pallante di scendere in campo per guidare la coalizione di centrodestra alle elezioni comunali di Campobasso in programma l’8 e 9 giugno.
Il presidente di Palazzo D’Aimmo ha chiesto qualche giorno di tempo per decidere. Ma in realtà ha già deciso: non a caso lunedì scorso è stato ricevuto dallo stesso Donzelli a cui ha dato ampia disponibilità a condizione che l’investitura arrivasse dal partito e con le dovute garanzie di sostegno espresse sia dai singoli maggioranti di Fratelli d’Italia sia dal resto della coalizione.
«La candidatura di uno dei nostri uomini migliori – spiegano dai vertici molisani di FdI – è il segno tangibile di quanto il partito sia interessato a radicarsi ulteriormente sul territorio, attraverso il buon governo degli enti locali. Pallante è un amministratore di lungo corso: con il sostegno del centrodestra e cogliendo tutte le opportunità della filiera Comune-Regione-Governo saprà restituire alla città capoluogo la dignità persa negli anni».
Va da sé che se Fratelli d’Italia ha opzionato Campobasso, Forza Italia – come del resto era noto da mesi – avrà la facoltà di indicare il candidato sindaco della città di Termoli. Strada spianata dunque per il presidente Roberti che intende garantire continuità al suo mandato, affidando il Municipio al fedele alleato Nico Balice, attuale assessore della giunta guidata dal reggente Ferrazzano.
Quindi, a meno di ulteriori colpi di scena, in riva all’Adriatico la sfida sarà Balice-Mileti, a Campobasso, Forte-Ruta-Pallante.
A Termoli, nonostante i forti dissidi interni, per ora il centrosinistra è unito. Resta da capire se Costruire Democrazia, che ha chiesto una verifica dopo i capricci di parte del Pd e dei 5 stelle, resterà in squadra o sceglierà di correre in solitaria. A Campobasso manca invece all’appello proprio la formazione di Massimo Romano che, insieme ad altre due civiche, punta tutto su Pino Ruta.
L’investitura di Pallante scompagina i piani del campo largo, che pensava di dover competere con un candidato meno “ingombrante” e che non avrebbe certamente goduto delle garanzie che l’attuale presidente del Consiglio chiederà a tutta la coalizione.
Se Pallante venisse eletto a Palazzo San Giorgio, si libererebbe il vertice dell’Assemblea legislativa. Un posto di notevole prestigio a cui sia gli assessori sia i consiglieri rimasti senza incarichi ambiscono, eccome. Ma si libererebbe anche uno scranno in Consiglio regionale, che spetterebbe al primo dei non eletti di Fratelli d’Italia, Aida Romagnuolo.
Prevedibile che il partito chieda alla Romagnuolo uno sforzo notevole per supportare Pallante, se non addirittura la formazione di una lista civica, che potrebbe essere coordinata dal marito della ex consigliera regionale, Lorenzo Lommano, attivista politico e già fondatore della Lega Sannita.
Vincenzo Niro, Nicola Cavaliere e Roberto Di Baggio, il cui risultato delle urne non è stato “premiato” come loro avrebbero voluto, hanno la possibilità di entrare in giunta se non aspirare al ruolo di vertice dell’Assise.
Insomma, i meccanismi che si mettono in moto – considerando che il centrodestra governa il Paese e la Regione – non sono di poco conto e possono influire molto sull’esito del voto.
È nota inoltre la capacità di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia di fare quadrato quando necessario, a prescindere dai dissidi continui di cui è piena la cronaca nazionale e locale. Da Salvini a Tajani, passando per Lupi, tutti a Campobasso e Termoli per tirare la volata di Pallante e Balice. La stessa Meloni, attesa nelle prossime ore nel capoluogo e ad Agnone per la firma dell’Accordo di sviluppo, tornerà in campagna elettorale per mettere il cappello sulla vittoria.
Il partito della premier ha necessità di affermarsi e le elezioni amministrative sono un test importante sia per allungare sugli avversari sia per gli equilibri interni della coalizione. La partita si gioca ovviamente nei Comuni con oltre 15mila abitanti, nei capoluoghi di provincia (meno di 30 quelli interessati dalla tornata di giugno) e di regione (Bari, Cagliari, Campobasso, Firenze, Perugia e Potenza).
Se da una parte la “soluzione” Pallante viene considerata come una necessità dovuta alla carenza di uomini all’altezza della sfida nella nomenclatura del partito, non va sottovalutato l’intento dello stesso partito di mettere una bandierina su un Comune che “pesa”, fa statistica.
Con buona pace dell’ottimo Colagiovanni che – legittimamente e a buon diritto – aveva addirittura realizzato un sito internet per promuovere la sua candidatura a sindaco di Campobasso.
Salvatore, si sa, è nu buone guaglione, un ragazzo di cuore che la politica la vive per passione. Se è vero come è vero che ha messo in piedi due liste, può portarle in dote all’aspirante sindaco Pallante e ottenere – come è giusto che sia – un ruolo importante nella prossima consiliatura.
Per la fascia tricolore, considerando la cariatidi che i molisani amano eleggere, la strada da percorrere è ancora tanta e tutta in salita.
ppm

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