Ha fatto parecchio scalpore l’intervista di Antonio Di Pietro che, nel giorno in cui il Molise guadagna l’attenzione del New York Times – un’operazione di marketing territoriale inedita per la XX regione – ha rilanciano la riunificazione con l’Abruzzo. E non è stato il solo. Da Agnone l’imprenditore Delli Quadri, oggi a capo di un circolo culturale, è dello stesso parere. L’ultimo a ribadire l’utilità o meglio la necessità di una macroregione è stato Sergio Sammartino, figlio del senatore della Diccì Remo: il Molise non ha motivo di esistere perché incapace di mantenersi da sé, motivo per cui – ragiona il prof di storia e filosofia al Liceo classico di Campobasso che si è sempre professato socialista – la soluzione finale è riaggregarsi con l’Abruzzo o meglio formare le macroregioni.
Per la macroregione si schiera anche Micaela Fanelli, capogruppo del Pd a Palazzo D’Aimmo. Macroregione che però non va confusa con l’autonomia differenziata e con il gettito ‘egoistico’ dei ‘tributi’. Bocciato l’approccio leghista, l’ex sindaca di Riccia mette sul tavolo della discussione la proposta del ministro Boccia «che apre al riequilibrio e alla coesione. Macroregionalismo e prelievo, tuttavia – spiega Fanelli – sono due sistemi che devono dialogare in modo armonioso e rientrare in una riforma istituzionale complessiva dello Stato e delle autonomie territoriali. Le due cose dovrebbero andare di pari passo e su entrambe bisogna ragionarne assieme. Non lo si sta facendo. A volte avanza una discussione, a volte l’altra, a seconda dello scomposto pendolo politico».
Ma il dibattito deve andare oltre la polemica per mettere al centro una strategia. «Lo dico da anni – afferma la consigliera dem – ed è su questo su cui bisogna puntare. Per riaffermare l’uguaglianza dei territori, l’uguaglianza dei diritti dei cittadini. In questo c’è il tema dei servizi (degli ospedali!) e dei costi della politica e delle pubbliche amministrazioni in generale. Finalmente, una nuova consapevolezza verso le aree interne ha fatto entrare il tema nell’agenda politica. Lo tratteremo a breve anche col ministro Provenzano (che sarà il 28 in alto Molise ndr). Ma è una battaglia difficilissima, perché significa affrontare la questione delle diseconomie di scala e la raccolta di consenso nelle aree marginali, dove la politica fa pochi numeri. In qualche modo anche l’elezione in Emilia Romana è collegata a questo e al voto antisistema e favorevole alla Lega delle aree marginali, dove si avverte un senso di abbandono delle comunità. Un’uguaglianza di fatto, che passi per una riorganizzazione complessiva dell’architettura istituzionale, capace di garantire i principi della nostra Costituzione e che sia fondata sulla tutela dell’unità del nostro Paese è quello che serve».
Infine c’è una terza via, su cui qualcuno sta ragionando. Fanelli dice di apprezzarla, perché «fa parte di una ipotesi più realistica che, partendo dall’articolo 116 della Costituzione, lancia la questione della gestione comune di alcune materie fra più regioni». Per esempio fra Marche, Abruzzo e Molise che «sarebbe l’ideale!»
Ma anche ragionare di sviluppo, infrastrutture e trasporto con gli amici abruzzesi sarebbe già un incredibile passo avanti, aggiunge la consigliera dem.
Il tema a livello nazionale è partito, «difficile pensare che qui in Molise il presidente Toma e l’attuale governo regionale sia pronto a ragionare in questa prospettiva e dare battaglia. Ecco perché – ribatte Fanelli – è ancora più importante crederci e rilanciare. Io dico lavoriamo prima a una dimensione di avvicinamento amministrativo – che non richiede modifiche costituzionali – e successivamente a un secondo step, che richiede, invece, modifiche. Prima cosa insomma, lavoriamo per avvicinare prima di tutto l’Abruzzo al Molise. I matrimoni possono aversi con le volontà delle parti e, oggi, non sono sicura che ci sia una volontà di quei territori. Occorre quindi, una colossale opera di crescita culturale per far ragionare tutti in questa prospettiva riformista».

ppm

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