Anche nel 2020 – anno della pandemia che ha limitato gli spostamenti sul territorio italiano nei periodi di lockdown – il Molise ha raggiunto il poco ragguardevole traguardo del tasso di ospedalizzazione fuori regione più alto del Paese. Il dato, contenuto nel Rapporto annuale sull’attività di ricovero ospedaliero (schede di dimissioni ospedaliere del 2020), è pari a 21,8 per mille abitanti. Seguono Basilicata (18,0), Valle d’Aosta (12,6) e Abruzzo (12,5). Molise in testa anche per quanto riguarda le prestazioni per acuti in day hospital fuori regione: 7,8 per mille abitanti. Anche in questo caso al secondo posto la Basilicata (5,5) e poi Abruzzo (5,4) e Umbria (4,5).
In termini assoluti, quelli su cui poi il Ministero che cura il report calcola la mobilità passiva, su 24.807 molisani che hanno usufruito di cure ospedaliere in regime di ricovero, 6.766 hanno oltrepassato i confini della XX Regione. Si tratta di ricoveri per acuti, sono esclusi cioè la riabilitazione e la lungodegenza, oltre a quelli indicati come “nati sani”. I parti hanno una sezione apposita nel dossier, come pure i tumori. Ma andiamo con ordine. Dove sono andati questi 6.766 molisani? Prevalentemente negli ospedali di Abruzzo (2.269), Lazio (1.289), Puglia (854), Campania (626) ed Emilia Romagna (591). Le prestazioni (sempre per le acuzie) in day hospital sono state complessivamente 7.387, 2.230 fuori regione e in gran parte nel Lazio (813) e Abruzzo (649).
I bimbi molisani nati nel 2020 sono stati 1.192. La mobilità passiva è stata del 16,8% (è comunque la più bassa): 200 piccini hanno visto la luce in ospedali extraregionali, la parte del leone la fanno quelli abruzzesi (132) e si sa che in realtà è quasi sempre il San Pio di Vasto, e laziali (100).
Pure nel caso dei tumori i viaggi della speranza hanno preso le direzioni di Abruzzo (331 ricoveri su 2.596 totali e su 1.137 complessivi fuori regione), Lazio (250) e Puglia (211).
Mobilità di confine che si potrebbe regolare, dicono gli esperti del settore. Nei fatti, la spia di una malattia ormai cronicizzata della sanità molisana che da anni vanta il vertice della classifica dei malati in fuga dai propri ospedali. Scorrendo i precedenti rapporti del dicastero della Salute, è stato così per esempio anche nel 2019 e nel 2018. E c’è un grafico che pure caratterizza il Molise da tempo, quasi un brand. Sull’asse delle ascisse è riportato l’indice di fuga, su quello delle ordinate l’attrattività dei singoli sistemi sanitari regionali. A un primo sguardo, il Molise pare non ci sia. Dimenticato dai tecnici della Capitale, d’altro canto non esiste o giù di lì per i burocrati… Poi con la coda dell’occhio si scorge un puntino su in alto, che più in alto non si può. Quasi ‘in fuga’ dallo schema. È il Molise, un unicum: fa registrare il valore massimo di mobilità passiva e pure quello massimo di mobilità attiva, i pazienti che da fuori regione vengono a curarsi in regione. O meglio, lo confermano i numeri ogni anno da tempo a questa parte, per la maggior parte nei due più grandi centri privati convenzionati, Gemelli e Neuromed.
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